La quadra da trovare al Consiglio Ue per il sostegno finanziario a Kiev

Foto © Alexandros Michailidis (Imagoeconomica)

Fra gli osservatori c’è chi lo considera un vertice decisivo. Possibile, anche se non del tutto probabile. Di sicuro c’è che gli occhi del mondo sono tutti puntati sul Consiglio europeo che si aprirà giovedì 18 dicembre e quasi sicuramente durerà anche tutto venerdì 19 (sarebbe la prima volta di un summit di due giorni sotto la presidenza di António Costa).

A infiammare le discussioni tra i 27 capi di Stato e di governo sarà un tema tanto spinoso quanto decisivo per il futuro di breve/medio termine: dare il via libera all’uso degli asset russi congelati per un prestito all’Ucraina che copra almeno la parte più sostanziosa del buco di bilancio da 135 miliardi di euro previsto per il biennio 2027-2028.

Che l’appuntamento sia di peso lo testimonia il fatto che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale, nel corso della tradizionale colazione di lavoro, il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, il vice presidente del Consiglio dei ministri – Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e i sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano.

Un vertice teso ad allineare le posizioni del nostro Paese sui temi caldi. Il presidente del Consiglio ha fatto sapere di aver dato il suo via libera, in questo caso specifico, “perché non vi siano dubbi sul proprio sostegno all’Ucraina”. Ma ha precisato comunque che l’approvazione non vuol dire “pregiudicare in alcun caso la decisione sull’eventuale utilizzo dei beni immobilizzati russi”, che dovrà essere discussa ed eventualmente adottata successivamente. Oggi, alle ore 11,30, nell’Aula di Montecitorio, si svolgono le comunicazioni della Meloni, in vista del Consiglio europeo.

Dal vertice di fine ottobre in avanti si è fatta sempre più strada la soluzione di un prestito alimentato dai saldi di liquidità generati dagli asset russi congelati nei Paesi membri Ue. Si tratta in totale di circa 210 miliardi di euro, 185 dei quali trattenuti da Euroclear (società belga di servizi finanziari), oltre a circa 25 miliardi immobilizzati presso banche commerciali in Francia (18 miliardi) e Belgio (7 miliardi), 200 milioni in Germania, meno di 100 milioni a Cipro e 10 mila euro in Svezia e Lussemburgo. Secondo l’idea di Bruxelles, l’Ucraina dovrà rimborsare la somma solo quando la Russia avrà pagato le riparazioni di guerra a cui Kiev avrebbe diritto.

Lo scorso 3 dicembre la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto di misure per garantire a Kiev 90 miliardi di euro nel biennio 2026-2027, pari a due terzi delle sue esigenze finanziarie. La prima soluzione è quella del prestito che utilizzi gli asset russi congelati attraverso un nuovo strumento europeo e con tutta una serie di garanzie, che richiederebbe l’approvazione della maggioranza qualificata. La seconda soluzione sarebbe invece un prestito all’Ucraina con la garanzia del bilancio dell’Ue, che deve però essere decisa all’unanimità dai 27 membri.

Ad opporsi è soprattutto il primo ministro del Belgio, Bart De Wever, che sta frenando – se non proprio bloccando – questo processo, essendo contrario all’ipotesi di usare gli asset russi congelati nell’istituto Euroclear a causa dei rischi legali e finanziari che potrebbe andare incontro il Paese nel caso la Russia vincesse un ricorso internazionale. Per il premier belga la mossa potrebbe anche compromettere un eventuale accordo di pace per porre fine al conflitto in Ucraina. Dietro il paravento belga si nasconde però anche la Francia, sempre più sotto pressione per i 18 miliardi conservati nelle sue banche commerciali, e altri membri Ue che condividono i timori di Bruxelles (intesa come capitale del Belgio) sui negoziati di pace.

Al Consiglio europeo si dovrà trovare una quadra per una soluzione quantomeno di compromesso, altrimenti bisognerà dichiarare il fallimento a finanziare l’Ucraina da aprile 2026. Ecco perché il presidente Costa prevede già un vertice di due giorni. Va però ricordato che lo scorso 12 dicembre il Consiglio ha dato il via libera a maggioranza qualificata al congelamento a tempo indeterminato degli asset russi – senza dover più rinnovare le sanzioni ogni sei mesi all’unanimità – con l’ok anche del Belgio. Questa mossa non è direttamente connessa al prestito all’Ucraina, va ricordato, ma ha comunque spianato la strada da eventuali ostacoli di veti ungheresi, se arriverà il semaforo verde dai 27 leader all’uso degli asset russi.

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