Per quanto tempo il cancro è stato considerato l’innominabile? “Il brutto male”…Per quanto tempo non è stato possibile, nell’immaginario comune, pronunciare un nome che evocava solo dolore, sofferenza e morte? Per tutto il tempo che è stato necessario affinché il cancro venisse trasformato in una malattia non solo curabile ma anche guaribile.
Nel mondo, gli ultimi dati sono nel 2022, sono circa 20 milioni i nuovi casi di cancro diagnosticati ogni anno, e certo non è questa la buona notizia. La novità che ci conforta è che il 50 % di queste persone guarisce, il doppio rispetto agli anni 70. Guariscono l’87% dei carcinomi mammari, il 99% dei tumori della tiroide e del testicolo, il 90% dei tumori del colon diagnosticati in stadi precoci, l’85% dei tumori della prostata.
Inoltre, sono diversi milioni, circa il 70%, le persone che “sopravvivono” a 5 anni, termine profondamente infelice, presente nelle pubblicazioni scientifiche, che mi piace trasformare in “che sono vive a 5 anni, che si godono i loro affetti a 5 anni, che si divertono a 5 anni, che assaporano ancora il bello della vita a 5 anni”! Come siamo arrivarti a questi risultati sorprendenti?
Sun Tzu, generale e filosofo cinese del VI secolo a. C., diceva: “Conosci il tuo nemico e conosci te stesso, cento battaglie combatterai e da cento battaglie uscirai vittorioso…”. I ricercatori hanno testardamente studiato la cellula tumorale e hanno ormai compreso la maggior parte delle caratteristiche della cellula fuorilegge che dà origine al cancro. Essa nasce dalla trasformazione di una cellula normale del nostro organismo, per mutazioni del suo DNA, “la stanza dei bottoni”, ad opera di agenti chiamati cancerogeni. Diventa, così, un piccolo laboratorio criminale capace di autoprodursi tutte le molecole che servono a replicarsi incessantemente, auto alimentarsi e a infrangere tutte le regole che caratterizzano la cellula sana e che tutelano l’armonia del nostro organismo.
La conoscenza di queste molecole ha consentito di creare in laboratorio terapie mirate contro di esse, lucide ed intelligenti contro il bersaglio. Superamento epocale della chemioterapia che aggredisce tutto, cellule malate ma anche cellule sane, con effetti collaterali che l’hanno resa per anni più temibile del cancro stesso. Un altro traguardo terapeutico miliare è l’immunoterapia, che potenzia e guida il nostro sistema immunitario affinché riconosca e distrugga le cellule tumorali.
Inoltre, la terapia del cancro non è più unica e solitaria, ma è diventata un percorso articolato pensato ed elaborato nell’ambito di team multidisciplinare. In essi, i singoli specialisti, oncologo, chirurgo, radioterapista, internista, diventano una squadra di professionisti che non collabora semplicemente ma coopera, con reciprocità ed integrazione, diventando “ogni competenza una parte della speranza del paziente”, per dirla con Veronesi.
Eppure, nonostante tutti questi scenari terapeutici innovativi e vantaggiosi, ritengo che la più grande rivoluzione dell’oncologia del terzo millennio sia la consapevolezza che la prevenzione sia lo strumento sanitario più potente contro il cancro.
Il 30% dei tumori potrebbe essere evitato con la prevenzione primaria, ovvero, seguendo stili di vita corretti, caratterizzati dall’astensione dal tabagismo e dall’alcol, da una alimentazione che rispecchi la dieta mediterranea e dall’attività fisica. La prevenzione secondaria, grazie agli screening oncologici, consente diagnosi precoci che assicurano la guarigione a tumori della mammella, del colon retto e della cervice uterina, perché i tumori che hanno prognosi migliore sono quelli che vengono diagnosticati in fase precoce.
Il 4 febbraio 2000, giornata che è diventata il “cancer day”, la Giornata Mondiale contro il cancro, è stata firmata la Carta di Parigi, in occasione del World Summit Against Cancer for the New Millennium, dichiarazione di intenti e di impegno globale contro il cancro, che prevedeva: promuovere la ricerca scientifica, migliorare l’accesso alle cure e ai servizi per i pazienti, potenziare politiche di screening e di prevenzione.
Siamo ormai in pieno terzo millennio e gran parte del lavoro auspicato dalla Carta di Parigi è stato portato avanti. Aggiungerei, negli obiettivi da perseguire, la consapevolezza che il cancro non sia solo un evento biologico, organico, ma, più di ogni altra malattia, sia un evento emozionale, familiare, spirituale, sociale.
Noi oncologi non dovremmo mai dimenticare che non siamo chiamati a curare il cancro ma persone affette da cancro. Non dobbiamo preoccuparci solo di salvare vite ma dobbiamo salvaguardare la qualità di ogni vita salvata: la vera cura è la migliore delle terapie target ma anche ascolto e attenzione per l’uomo malato. Solo così di cancro si vive.

