MERCOLEDÌ 15 APRILE 2015, 000:01, IN TERRIS

La partita di Berlusconi

MACARIO TINTI
La partita di Berlusconi
La partita di Berlusconi
A voler usare una metafora sportiva potremmo dire che Silvio Berlusconi, dopo la dichiarazione di estinzione della pena accessoria di interdizione ai pubblici uffici pronunciata dal tribunale di Milano, ha preso una base ma non ha messo a segno un fuori campo. Come nel baseball per vincere la partita prima deve conquistare tutte le posizioni. E qui siamo sono al primo turno di battuta. Tecnicamente l’ex cavaliere, come prescrive la legge Severino resta incandidabile fino al novembre 2019. In ambienti giudiziari però, fanno notare che può sempre giocare la carta della “riabilitazione”, prevista dalla stessa norma che, se concessa, potrà consentirgli di anticipare di circa un anno il rientro in politica. Rimane poi da definire il ricorso alla Corte di Giustizia europea per l’annullamento della sentenza Mediaset. Certo, si tratta di una variabile indipendente, ma le sorprese capitano spesso.

Tracciato il perimetro entro la quale si può muovere resta da capire quale sarà la vera strategia del leader di Forza Italia. Ritorno in campo dopo le regionali oppure altra panchina in attesa di tempi migliori? Stando ai segnali di queste ore, volendo fare come i navigatori di un tempo che seguivano le stelle per tracciare la rotta, la sensazione è che Berlusconi stia scalpitando per riprendere in mano le redini del partito. Il primo dato è il “lancio” sul mercato politico della giovane Silvia Sardone, messa lì da sire di Arcore per far saltare i nervi a tutti. Promozione riuscita e risultato ampiamente ottenuto. Del resto Berlusconi ha sempre usato questa tattica accendendo e spegnendo, a seconda delle necessità, le varie voci presenti nel coro azzurro. Daniela Santanchè quando c’è da colpire, Carfagna se c’è da blandire e l’irruento Renato Brunetta se c’è da assaltare. Tutto il resto della truppa pronto nelle retrovie, a seconda delle esigenze. Ma dopo la pronuncia del tribunale di Milano c’è un altro elemento che riporta all’antico per consegnarci il nuovo Berlusconi. Come ai vecchi tempi, compito che veniva assolto con solerzia da Paolo Bonaiuti, l’ex cav ha smentito (senza smentire davvero in realtà) un gustoso retroscena del quotidiano La Stampa che racconta di cosa penserebbe davvero l’ex presidente del Consiglio della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, della quale non solo non si fida ma non gli è mai piaciuta.

Al di là dei particolari, che sono davvero quisquilie e pinzillacchere per dirla con Totò, ciò che conta è il ritorno all’antico. Segno che qualcosa è cambiato. Ed è cambiata anche la musica suonata dai soliti trombettisti azzurri. “Anche oggi #Berlusconi a Cesano Boscone esempio di serietà. Dopo estinzione pena, ora correggere legge Severino”, scrive su Twitter il senatore Maurizio Gasparri. E non è un caso. Un ritocchino alla suddetta legge non interessa solo a Berlusconi, ma solletica anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che potrebbe risolvere i problemi connessi alle regionali. Insomma, attorno alla Severino, Renzi e Berlusconi potrebbero ballare un altro valzer del Nazareno. In scala ridotta e di portata limitata, ma dal grande effetto. Non a caso Berlusconi è finalmente rientrato nella Capitale per fare il punto con i suoi fedelissimi e in agenda c’è il vertice con i coordinatori di Forza Italia per sciogliere il nodo delle alleanze e completare il puzzle delle liste elettorali.

Dunque Berlusconi di nuovo leader? Stando ai dettagli che compongono il puzzle sin qui messo insieme sembrerebbe di sì. Ma c’è anche chi sostiene che sia solo scena. Perché dietro le quinte c’è ancora Denis Verdini, con il quale Silvio dovrà comunque trovare un punto di mediazione. E l’ex plenipotenziario azzurro, che in terra toscana ha il suo feudo elettorale, non è uno che molla facilmente. Nella regione di Renzi il centrodestra è ancora senza candidato per le Regionali. E l’ex regista azzurro del patto del Nazareno non vuole perdere il controllo sul partito e sulla scelte politiche. Di certo, un’altra rottura sarebbe nefasta per il Cav. Anche perché Verdini può sempre contare su una fronda di 17 deputati pro-Nazareno. Pronta a disobbedire al Cav e alla sua linea d’opposizione alle Riforme, al momento del passaggio a Montecitorio dell’Italicum. Tradotto, per l’ex premier sarà essenziale evitare altri attriti, in un partito che non controlla più. Insomma, non basta una base per vincere una partita occorre l’intera casa.
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