GIOVEDÌ 08 AGOSTO 2019, 00:02, IN TERRIS

La libertà di educare non è acquistabile

SUOR ANNA MONIA ALFIERI
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Aula scolastica
Aula scolastica
I

l primo Agosto 2019 il Senato ha approvato definitivamente il provvedimento che reintroduce l'insegnamento dell'educazione civica dopo il voto all'unanimità della Camera (DDL. S 1264). La nuova legge, composta di 12 articoli dopo il testo unificato uscito dalla commissione cultura della Camera, prevede che nel primo e nel secondo ciclo di istruzione sia istituito l'insegnamento trasversale dell'educazione civica e che iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile siano avviate dalla scuola dell'infanzia. Certamente si risponde ad una esigenza sentita largamente nella società civile che ritiene utile la reintroduzione dell’educazione civica nel curricolo obbligatorio delle discipline. E’ evidente che, nel contempo, si conferma un cambiamento radicale nella scuola italiana: quello di un’attenzione sempre più marcata agli aspetti educativi e comportamentali dei ragazzi. Ora, se i cambiamenti culturali e civili suggeriscono alla scuola di porre l’accento sull’educazione degli allievi, impongono nel contempo la necessità di rafforzare l’alleanza tra istituzione scolastica e famiglia. Non è infatti ipotizzabile che possa avere successo “l’educazione civica” senza o contro l’apporto sempre indispensabile delle famiglie. Non si può non guardare con favore alla conquista di civiltà della legge che ha avuto la capacità di esplicitare che le tematiche educative trattate nella scuola pubblica statale e paritaria siano sempre rispettose delle scelte educative e culturali dei genitori, a cui spetta il primato in ambito educativo, come sancito dalla nostra Costituzione e dalle più importanti carte internazionali (art. 14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea).

Difatti l’articolo 7 stabilisce che la scuola rafforzi la collaborazione con le famiglie al fine di valorizzare l’insegnamento trasversale dell’educazione civica e di sensibilizzare gli studenti alla cittadinanza responsabile. Si legge testualmente un testo molto esplicito su tale aspetto: Art. 7. (Scuola e famiglia) 1. Al fine di valorizzare l'insegnamento trasversale dell'educazione civica e di sensibilizzare gli studenti alla cittadinanza responsabile, la scuola rafforza la collaborazione con le famiglie, anche integrando il Patto educativo di corresponsabilità di cui all'articolo 5-bis del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, estendendolo alla scuola primaria. Gli articoli da 412 a 414 del regolamento di cui al regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297, sono abrogati.

Il provvedimento è in linea con le ultime dichiarazioni del MIUR sempre al capitolo coinvolgimento dei genitori che ha ribadito l’obbligo per le scuole di promuovere “i necessari rapporti con tutti i portatori di interesse, prendendo in considerazione i pareri formulati dagli organismi dei genitori e che tutte le attività didattiche inserite nel PTOF devono essere portate tempestivamente a conoscenza delle famiglie, o degli studenti se maggiorenni al fin di dare il proprio consenso informato” (nota MIUR n.19354 del 20/11/ 2018). Occorre proseguire su questa linea al fine di rendere efficaci i percorsi educativi e promuovere una corretta corresponsabilità tra scuola e famiglia; in particolare, data la complessità dei contenuti collegabili a tale genere di educazione, il  possibile carattere di sensibilità delle tematiche coinvolte e di obbligatorietà che si propone per l’educazione civica, è assolutamente necessario prevedere il coinvolgimento dei genitori. Da anni si mette in evidenza che ai sensi dell’art. 30 della cost.  “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”. Un diritto-dovere da garantire perché non si ripresentino i terribili fatti di cronaca recente, che hanno stravolto e manipolato il comma 2 del medesimo art. 30: ”Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.” Sono emersi troppi anni di vessazioni a genitori in disagio economico, privati della libertà di scegliere come e dove educare i figli, che sono stati loro addirittura sottratti. Alcuni giorni fa, in diretta tv al primo canale della Rai, una mamma vittima del tragico orrore di Bibbiano ha dichiarato che, avendo i mezzi culturali e economici per combattere l’ingiustizia, ha potuto riavere la figlia indebitamente sottrattale. E’ l’eterno dramma che deve scuotere la coscienza civile, e a maggior ragione se si riflette di educazione civica: il ricco può, il povero subisce. E’ l’evidenza che, da un principio fondante che riguarda l’umano, ne scaturiscono le logiche conseguenze che da esso traggono forza. E’ altamente auspicabile che l’introduzione dell’educazione civica, applicata al vivere civile, nel suo complesso di diritti e doveri, sia una garanzia della responsabilità educativa dei genitori, “favorendo il coinvolgimento delle famiglie ‘in merito a finalità, contenuti e attività, anche attraverso gli organismi di partecipazione e le  associazioni di genitori’, affinché i messaggi trasmessi ai giovani studenti abbiano continuità e omogeneità tra scuola e ambito familiare”.

Il passaggio successivo ora è dare alle famiglie lo strumento di scegliere dove educare i propri figli, nell’alveo della buona scuola pubblica, paritaria e statale: occorre un consequenziale e imprescindibile gesto di coraggio perché percorrano l’ultimo “miglio d’oro”. Se i genitori fossero pienamente consapevoli che, essendo liberi, hanno la responsabilità educativa, svilupperebbero una coscienza critica talmente affinata da capire che la libertà di educare non è “acquistabile” a nessun prezzo e quindi per il suo esercizio deve essere garantita la libertà economica. Per questo è necessario riconoscere una dote a ciascuno studente, pari ad un costo standard di sostenibilità, ossia all’ammontare minimo di risorse da riconoscere ad ogni scuola pubblica – statale e paritaria - sulla base di parametri certi. Chi si sente legittimato ad insabbiare il problema, altro non fa che discriminare. E se chi discrimina è lo Stato, è proprio finita. Il popolo direbbe: alla faccia dell’Educazione Civica.

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