MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE 2015, 000:02, IN TERRIS

La grande invasione

AUTORE OSPITE
La grande invasione
La grande invasione
Da qualche anno il nostro Paese sta sopportando una gigantesca invasione di immigrati. Intere cittadine sono state occupate dai profughi; un complesso destinato all'accoglienza si è trasformato in un villaggio che viene indicato come Alcatraz e che forse è attesa di essere chiuso o quantomeno destinato ad altra "ricollocazione " anche a causa delle sfavorevoli sentenze emesse dalla Corte Europea che ha bollato il nostro Paese come "inospitale", condannandoci a pagare congrui risarcimenti ai richiedenti asilo. Oltre al danno la beffa.

Su come arginare questo esodo epocale abbiamo praticamente sentito di tutto: le navi della Marina che avrebbero dovuto arpionare i barconi dei disperati e riportarli al largo come chiatte di morituri, senza neanche preoccuparsi della sensibilità e rispetto della vita che è nella natura dei nostri militari o di qualsiasi pescatore o navigante da diporto (perché chiunque va per mare sa che è impossibile per un comandante di un’imbarcazione non preoccuparsi di un uomo o animale in difficoltà tra le acque).

Poi ci sono state le proposte di bombardare i barconi con i migranti dentro e, resisi conto di averla " sparata " troppo grossa e troppo idiota, sono passati ai droni e alla distruzione degli scafi vuoti sulle spiagge, prima dell'arrivo dei disperati. L’idea successiva è stata quella degli incursori sulle coste libiche (atto di guerra) e altre amenità simili. Oggi infine si parla solamente di sparare agli scafisti. Impossibile riassumere tutte le fantasiose soluzioni...

Intanto si continuano ad applicare le procedure di accoglienza, ormai standardizzate e modulate secondo leggi e convenzioni desuete. Il problema si aggrava ogni giorno, vuoi per il numero smisurato dei disperati in fuga, vuoi per l'incapacità della politica di dare risposte concrete e valide.

Molti partiti hanno cavalcato "l’onda dei profughi“, raccogliendo consensi inimmaginabili da elettori spaventati e confusi. Del resto quella italiana è sempre stata definita come "politica dell'emergenza". E lo dimostrano i tanti Governi che si sono succeduti con una cadenza quasi biennale.

Anche l'America ha avvertito l'Europa: “ne avrete per 20 anni”. Ma questa affermazione nasconde la preoccupazione degli States per il rischio che l’esodo si sposti dall'altra parte dell’Oceano.
I Paesi dell'Europa che fino a ieri ci dicevano “fatti vostri”, oggi cercano di diffondere immagini che li rappresenta come buoni samaritani.

Commovente la foto della Merkel che accarezza il bambino siriano; ma bimbi erano pure i piccoli, tantissimi, per i quali sulle nostre coste sono stati approntati i soccorsi e, purtroppo, anche i funerali.
Abbiamo registrato il sorriso, le porte "aperte", ma solo per alcuni giorni. Poi Berlino ha sospeso Schengen. E le frontiere stanno per chiudersi anche in Olanda e in Francia.

Il nostro Paese, momentaneamente distratto dai successi delle nostre due brave tenniste, è ritornato a proporre le quote e la ripartizione. Ma la direttiva Schengen è sempre più a rischio. L'Europa nicchia e aspetta da noi strategie che vengono rimandate di mese in mese; anche stavolta, forse senza merito, ci assegnano la parte di attori non protagonisti.

Sarà bene che i nostri Governanti si mettano a svolgere il compito per il quale sono stati chiamati a rappresentarci e la smettano di pubblicizzare - forse per esorcizzarlo - un problema ormai ben conosciuto da tutti, andando a fare proclami sulle nostre piazze, aggiungendo paura a confusione, e diffondendo un senso di insicurezza partecipata, ormai generalizzata in tutte le Regioni.

I nostri Europarlamentari, peraltro ben pagati dai cittadini, descrivano finalmente alla comunità internazionale la nostra incapacità ad accogliere l'enorme massa di immigrati e non si illudano, né ancor più grave illudano i cittadini italiani, con lo scaricabarile televisivo che il problema si sta affrontando con fermezza e concretezza, mentre l'avanzata immigratoria sarà solo rallentata dal generale inverno.
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