DOMENICA 07 AGOSTO 2016, 000:02, IN TERRIS

La Gmg anche per gli adulti

AUTORE OSPITE
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La Gmg anche per gli adulti
La Gmg anche per gli adulti
Con l’entusiasmo vissuto durante le Giornate Mondiali della Gioventù a Cracovia, migliaia di giovani sono tornati a casa con il bagaglio dell’anima ricco di immagini dai mille colori, insegnamenti e proposte per la loro vita che ricorderanno per sempre. Per i giovani è stato tracciato un percorso di crescita spirituale che, se introiettato, come certamente sarà accaduto avendo il Papa toccato argomenti importanti, darà i suoi frutti, non solo per il loro avvenire, ma per quello di tutti gli uomini di buona volontà.

Un nuovo seme è stato piantato nel Campus Misericordiae a Cracovia, perché la GMG questa volta, a mio parere, non ha coinvolto solo i ragazzi. Vissuta durante un tempo così complesso e difficile, è stata l’occasione, vera, per scuotere la coscienza di tanti giovani da una innaturale paralisi dai risvolti inquietanti. Afferma il Papa: “Nella vita c’è un’altra paralisi ancora più pericolosa e spesso difficile da identificare, e che ci costa molto riconoscere. Mi piace chiamarla la paralisi che nasce quando si confonde la felicità con un divano/kanapa! Sì, credere che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano. Un divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri. Un divano, come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillità per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer. Un divano contro ogni tipo di dolore e timore. Un divano che ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci. La ‘divano-felicità’ / ‘kanapa-szczęście’ è probabilmente la paralisi silenziosa che ci può rovinare di più, che può rovinare di più la gioventù”.

Siamo certi che questa tentazione di comodità riguardi solo i giovani? Un sonno generalizzato, lo riscontriamo anche nel mondo adulto. Ancora il Papa: “Voi, vi domando, domando a voi: volete essere giovani addormentati, imbambolati, intontiti? Volete che altri decidano il futuro per voi? Volete essere liberi? Volete essere svegli? Volete lottare per il vostro futuro? Non siete troppo convinti… Volete lottare per il vostro futuro? “.

Sull’impegno per il futuro, il Santo Padre ha dovuto ripetere una seconda volta l’interrogativo, e questo è il segno della sfiducia dei giovani. È colpa loro? Certamente no. Gli adulti hanno fatto di tutto per negare loro un futuro. Pensiamo al mondo della scuola, che dovrebbe essere generativa di futuro, ma quale può esservi se all’istruzione non corrisponde poi una possibilità lavorativa adeguata? I ventenni, i trentenni e perfino i quarantenni, non pensano all’Italia come un Paese dove poter vivere, o meglio, dove mettere radici. Senza lavoro, come si può pensare di formare una famiglia? Abbiamo concorso tutti, con le nostre paralisi valoriali, alla formazione di un mondo in cui il progetto di vita è bloccato sull’immediato e il relativo. Credo che, in questo momento storico, sono soprattutto gli adulti, i governanti, gli uomini al “potere”, che dovrebbero ricostruire, insieme ai giovani, un senso di futuro per il mondo.

Ancora il Papa: “Cari giovani, non siamo venuti al mondo per "vegetare", per passarcela comodamente, per fare della vita un divano dove ci si addormenti. Al contrario, siamo venuti per lasciare un’impronta. È molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo l felicità con il consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto, ma molto caro: perdiamo la libertà. Non siamo liberi di lasciare un’impronta. Perdiamo la libertà. Questo è il prezzo. E c’è tanta gente che vuole che i giovani non siano liberi. C’è tanta gente che non vi vuole bene, che vi vuole intontiti, imbambolati, addormentati, ma mai liberi. No, questo no! Dobbiamo difendere la nostra libertà!”.

Queste parole così esortanti e pedagogicamente costruttive di bene, non possono essere lasciate solo ai giovani della GMG, dovremmo farle nostre, perché anche noi adulti abbiamo perso il significato di lasciare la nostra “impronta” , di vera libertà, per una identità come radice e memoria, a cui il mondo giovanile può e dovrebbe attingere per fortificarsi su basi di appartenenza.
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