La fabbrica dei leader è in sciopero

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Sono in molti a riflettere sulla figura del leader. Questo è indicato come il capo o la guida di un partito o di uno schieramento politico o sindacale o di un movimento culturale; ed a motivo della sua posizione occupa una posizione privilegiata.

È indubbio che il leader sia una persona con qualità superiori alle altre. E che la moderna società abbia la necessità di individuare chi ha queste doti per affidargli le sorti delle generazioni future. Tutti conoscono Agostino Gemelli ma è poco nota l’attività che egli svolse nell’ambito della psicologia applicata, nel momento in cui ebbe l’incarico di dirigere, presso il Comando Supremo, il Laboratorio di Psicofisiologia. Nel 1916 partecipò al convegno medico-aeronautico che si svolse a Parigi sui criteri di selezione psicofisica dei piloti militari nell’ambito dell’Intesa. L’anno dopo sarà chiamato a dirigere uno dei due centri militari a cui sono affidate le visite mediche ed attitudinali per i piloti in un momento in cui emergeva il problema della selezione. 

La gente sogna ed aspira a una classe dirigente onesta e competente, finalizzata al cosiddetto bene comune. Al contrario la politica di destra o sinistra (il centro sembra addirittura scomparso) appare incapace di mediare  tra rappresentanti e rappresentati sicché quella che ci appare oggi è una democrazia, sempre meno  rappresentativa ed una l’élite politica e autoreferenziale, diviene il bersaglio della protesta e trascina nella sfiducia popolare altri settori di classe dirigente, determinando l’astensionismo o la protesta grillina e leghista.

Una situazione che è stata ben compresa da Grillo, il quale cosciente delle crisi, delle instabilità politiche e anche forse dei soprusi di pochi potenti economici rispetto ad altri, addirittura arriva a proporre una democrazia partecipata, modello “lotteria”.

Insomma nell'impossibilità di affidarci ad una élite selezionata e matura, Grillo propone una democrazia partecipata “al buio”. Posizione evidentemente provocatoria ma meritevole di una riflessione ben più matura. Perché forse Grillo ha ragione. 

Intanto, in assenza di leader, siamo costretti a tenerci quelli che da decenni imperversano sulla scena politica o addirittura ad auspicare il ritorno di nomi di un passato non proprio esaltante. E allora è quanto mai necessario che i nostri attuali leader abbiano la bontà, la capacità e l’intelligenza di “costruirne” altri, applicando le leggi della psicologia, dell'economia, dell'informatica.

Andrebbero riaperte le scuole di partito e create quelle dei movimenti culturali e politici. Lavorare nelle scuole e nelle università, costruendo leaders che abbiano un notevole bagaglio di informazioni che li renda competitivi. Occorre, infine, lavorare sull’orgoglio nazionale. L’Italia non è seconda a nessuno: è la nazione cui tutte le altre fanno riferimento perché Roma era ed è “caput mundi”. Cerchiamo di non dimenticarlo.

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