GIOVEDÌ 23 GIUGNO 2016, 000:01, IN TERRIS

La bellezza ci salverà

AUTORE OSPITE
La bellezza ci salverà
La bellezza ci salverà
La bellezza salverà il mondo, diceva Dostoevskij, offrendoci così il meglio del suo pensiero. Ma, cos’è la bellezza? La vera bellezza? E perché è così importante, soprattutto oggi? La città di Verona ospita addirittura un Festival della Bellezza, invitando l'élite culturale a parlarne.

Cos’è, dunque, la bellezza? Un corpo, uno sguardo, un sorriso? Una chiesa, una piazza, un palazzo? Una costa di mare, un profilo di montagne, una fuga di campi o vigneti? Una musica, una poesia, una scultura, un affresco? Dunque, la bellezza è qualcosa di materiale e concreto? O tutte queste cose, indubbiamente belle, ci appaiono tali perché – come le madri – portano in grembo la bellezza, e ciò che vediamo non è che il riflesso di qualcosa che, in realtà, è in profondità e in altezza, oltre la materia?

Il rapporto tra l’apparenza e l’essenza, tra la forma e la sostanza, tra l’estetica e l’etica, tra il buono e il bello: sono questione nate con lo stesso genere umano e con l’uomo moriranno. Senza una risposta definitiva in questa dimensione terrena, forse. Ma non sarebbe, questa, una sconfitta. Tutte le grandi domande dell’umanità – sull’esistenza di Dio, sull’Aldilà, l’amore, il senso della vita – rimangono senza risposta. Non smettiamo di interrogarci sulle cose davvero importanti. Se potessimo avere risposte certe a quelle domande, la nostra vita non avrebbe più significato.

La vita, dall'origine dell’Universo alla sua fine, se ci sarà una fine – per il filosofo cristiano Emanuele Severino, è impossibile essere stati nulla e tornare ad esserlo – è in sé un mistero. Il fascino del mistero, la sua bellezza, è proprio nel suo rimanere tale. Se lo potessimo risolvere, avrebbe il tempo e il valore contati, finirebbe nel cestino della carta straccia della storia umana, inutile come un cruciverba completato. Non ho certo io una risposta, dunque, al grande mistero della vita, la bellezza. Ma ho una proposta, di considerare bellezza in sé la vita stessa. Non questa o quella esistenza, che può essere più o meno bella, più o meno brutta, ma proprio la vita in sé, è bellezza. Ciò che rende vivi i vivi.

Quando, dentro di noi, sentiamo che la nostra vita, così com’è, non ci piace, questo avviene perché, intimamente, sappiamo che è diversa da come invece dovrebbe essere, che ci siamo allontanati dal nostro progetto esistenziale. Dio ha scritto nel nostro “Dna” cos’è la bellezza. Nel profondo di noi stessi, lo sappiamo, anche se non siamo capaci di darne una definizione. Proprio come sappiamo – senza bisogno che qualcuno ce lo spieghi – cosa sono il bene e il male. Così distinguiamo il bello e il brutto, che, come scriveva il filosofo Kant, non si riducono a ciò che piace e ciò che non piace.

Identifichiamo da sempre il bello con il bene (kalòs kai agathòs, dicevano i greci) e il brutto con il male. È il bene, dunque, la vera bellezza. L’impegno dell’essere umano – difficile, ma ineludibile – è di liberare la vita da ogni bruttezza, per renderla finalmente bella, cioè, così come dovrebbe essere.

Quest’impegno alla bellezza ci riguarda tutti, in ogni momento e in ogni ambito dell’esistenza. Anche e soprattutto in politica. Immaginiamo un quadro, sporco di polvere, rovinato dai segni del tempo e dalle manipolazioni degli uomini, che lo hanno trasformato, rendendolo quasi indecifrabile. L’immagine si intuisce appena, in filigrana, deturpata dalle tante brutture. Non si vede perfettamente, ma si intuisce che è bella. Ebbene, la nostra vita è come quell’immagine. La nostra missione di esseri umani è di liberare la bellezza da ciò che la deturpa e la soffoca, per riportarla al suo splendore originale, regalando a noi stessi e a tutti la bellezza che le è propria per “natura”. Questa è la bellezza che ci salverà.
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