Italia, la cosa pubblica che ha poco di ecologico

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In un Paese normale, nonostante tutto e tutti insistiamo nel credere nell’eventualità, la scuola come istituzione e il ritorno in classe degli studenti, dopo mesi di approssimativa didattica a distanza, dovrebbe essere la priorità. Soprattutto ora, con il piano vaccinale partito, anche se non con quella rapidità sperata. Invece siamo già a discutere di come fare per non riaprire le scuole. Il nodo del trasporto pubblico e sicurezza non è stato sciolto del tutto. Solo alcune regioni sono pronte, mentre il governo annaspa, tenta, naviga a vista. Come troppo spesso ha fatto in questi. Dunque la scuola è un tema fra i tanti, non la priorità delle priorità. Assurdo. Anzi, surreale. Prediamo l’Europa.

Nel vecchio continente sarà l’anno della Brexit per davvero, del Recovery Fund, della Conferenza sul futuro dell’integrazione, delle elezioni in Germania e dell’inizio di un “dopo Merkel” che non ha ancora contorni precisi, mentre Portogallo e Slovenia si alterneranno alla presidenza del Consiglio dell’Ue. Ecco, mentre il mondo attorno si muove noi, inteso come Italia, siamo ancora avviluppati come l’edera attorno a questioni basiche, per le quali non sappiamo trovare le risposte. Nel mondo, poi, sarà – incrociando le dita, ché fino al 6 restano incognite – l’anno dell’uscita di scena, o almeno dalla Casa Bianca, di Donald Trump e dell’insediamento di Joe Biden alla presidenza Usa; del G7 sotto presidenza britannica e del G20 sotto presidenza italiana. Fronte clima, l’atteso ritorno degli Stati Uniti negli Accordi di Parigi potrebbe ridare slancio agli impegni collettivi per rallentare il riscaldamento globale. Ecco, l’ambiente, le politiche green.

Potrà sembrare strano, ma mentre tutti parlano di vaccini e virus, piani pandemici e immunità di gregge, i governi europei e non, si stanno concentrando sulle politiche ambientali, come se la svolta ecologica potesse rappresentare una sorta di nuovo Rinascimento. La scienza, scrive Nature, propone tre missioni su Marte, fra cui la prima cinese, a caccia di tracce di vita passata e/o presente sul Pianeta Rosso; il lancio del telescopio spaziale Webb, il successore di Hubble; e ancora progressi nei vaccini, nuove linee guida per la ricerca sulle cellule staminali. Forse la corsa al consumo del suolo e il turbo capitalismo hanno davvero esaurito la loro spinta. Non a caso gli ambientalisti vedono in alcuni fraseggi climatici la rivincita del pianeta. Forse è solo un eccesso d’interpretazione. Alla svolta verde preferiamo un sano ritorno all’umanesimo, l’uomo che torna a dominare l’economia e non viceversa. Ma di tutto questo non ci sono tracce. E quindi si fa strada un dubbio sulle politiche verdi: mica saranno il nuovo elemento di distorsione della realtà?

La nuova arma per distrarre le masse con presunti mezzi ecologici e città a misura di cittadino, dove tutto si riduce, persino i margini di manovra. Al Verde sì, ma fermi sulla mattonella. Basta vedere quel che accade in varie città italiane, ormai in preda alla svolta ambientalista. Comunque sia, fra gli anniversari del 2021, peschiamo quello più significativo. Il 200esimo della morte di Napoleone. Il 5 maggio, occasione imperdibile per fare la conta delle versioni della morte dell’Imperatore (e per scoprirne di nuove), ma anche per attualizzare la storia del grande imperatore, il primo a prevedere la Rinascita del Dragone Cinese. “Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà”, la celebre profezia, pronunciata da Napoleone nel 1816 e poi ripresa da Lenin poco prima di morire, sembra essersi avverata. Insomma, il 2021 si propone come un anno ricco, dove la svolta è possibile, anche se facciamo fatica a vedere la curva della storia da affrontare. Mancano le indicazioni giuste. In Italia non ci sono proprio.

La Vecchia politica, quella unta e bisunta, ha ripreso la scena e questo non è un bel segnale. Perché di ecologico nelle dinamiche dell’attuale cosa pubblica del nostro Paese non c’è molto. Se non gli annunci e i proclami. Occorre “accelerare” la cosiddetta verifica di maggioranza, così da affrontare “nei primi giorni di gennaio” il Recovery Plan, da consegnare poi alle “forze sociali e al Parlamento” per definirlo in via definitiva “a febbraio”, ha spiegato il premier, Giuseppe Conte, alla conferenza stampa di fine anno. “Dobbiamo avere una prospettiva di legislatura nel quadro dell’occasione storica dei 209 miliardi del Recovery plan. Ma non possiamo permetterci di galleggiare”, ha detto. E poi ha aggiunto: “Senza la coesione delle forze di maggioranza si può vivacchiare”. Ecco, mentre il mondo corre e riscopre l’ambiente, noi siamo lì, appesi ai giochi di potere di un pezzo della maggioranza.

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