Sfoglia l’album dei ricordi, Sergio Mattarella, perché è tempo di bilanci ed il presente non entusiasma. Ottant’anni ha, questa vecchia Repubblica che nacque con un no alla monarchia ed un sì alla piena integrazione della donna nella politica democratica. Otto decenni non son pochi, qualche ruga si vede. Ma sotto le rughe il volto è ancora bello e sorridente. Non ce ne dimentichiamo ragazzi, sembra dire nel suo messaggio, perché di strada da fare ne resta molta. Soprattutto perché, a ben guardare, l’Italia repubblicana è una storia di successo, ben più dei regimi liberali morti un secolo fa e per non parlare di cosa venne poi.
Quello di Mattarella è un discorso sul metodo: il metodo democratico. La pace, che tutti giustamente invocano e che qualcuno in modo ripugnante ora nega perché si sente forte, nasce dal basso e dalla rinuncia alla violenza verbale. Alla Costituente, “di mattina i costituenti discutevano – e si contrapponevano – sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni”. La dialettica c’era, ma c’era la volontà di uscire insieme dai problemi.
In controluce si potrebbe leggere un messaggio alle forze politiche attuali, in una stagione che si va aprendo tra referendum e riforme elettorali o costituzionali. La tentazione di procedere a colpi di maggioranza è forte, annullando le prerogative del parlamento come appena successo con la finanziaria e come succede con la decretazione d’urgenza. Altrettanto forte è la tendenza a demonizzare l’avversario, o almeno a dileggiarlo. Non è così che si costruì nel passato, non è così che si può pensare di costruire il futuro.
Due osservazioni saltano all’occhio, in questo discorso. La prima: per ogni successo passato elencato, Mattarella ha voluto ricordare la problematica presente. Lo ha fatto, per dirne una, rievocando il piano casa di fanfaniana memoria al quale ha accostato la necessità strettamente attuale di aiutare i giovani a trovare una casa per costruirsi il futuro. E, a proposito di giovani e futuro (questa è la seconda osservazione), Mattarella è stato chiarissimo. “Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”, ha detto loro il Presidente.
A guardar bene, è un inno ad abbrancare il proprio destino, strappandolo dalle mani di chi finora non ha voluto costruirlo.

