Il mistero e la devozione di San Giuseppe nella tradizione cristiana

Foto © Vatican News

San Giuseppe è una delle figure più importanti e allo stesso tempo più silenziose della tradizione cristiana. Nei Vangeli non pronuncia neppure una parola, ma il suo ruolo è fondamentale: è lo sposo di Maria di Nazareth e il padre putativo di Gesù Cristo. Nel “Protovangelo di Giacomo”, certamente anteriore alla metà del II secolo, Giuseppe è un anziano falegname, vedovo e con figli. Leggiamo nel testo che un giorno, i banditori percorsero tutta la Giudea annunciando che il sommo sacerdote avrebbe concesso a un vedovo una fanciulla di dodici anni, Maria, che era stata allevata nel tempio.

Così aveva rivelato un angelo al sommo sacerdote spiegando che il Signore avrebbe indicato il prescelto con un segno miracoloso sul bastone che ogni vedovo doveva portare con sé. Anche Giuseppe, gettata l’ascia, si recò al tempio dove il sommo sacerdote prese tutti i bastoni portandoli all’interno del santuario dove si trattenne a pregare.

Uscendo, li restituì ai vedovi; mentre consegnava l’ultimo a Giuseppe, una colomba uscì da quel legno volando sul capo del falegname che dapprima si schermiva dicendo: “Ho già figli e sono vecchio mentre ella è una fanciulla!”. Poi fu costretto a cedere all’ammonizione del sacerdote che gli rammentava la volontà di Dio.

Il “Protovangelo di Giacomo” è stato scritto in lingua greca tra il 140 e il 170 d.C., riprendendo i racconti dell’infanzia di Gesù, già contenuti nei Vangeli di Matteo, che definirà Giuseppe: “Uomo giusto”, e di Luca. Si tratta del più antico testo cristiano che sostiene la verginità di Maria, non solo prima, ma durante e dopo la nascita di Gesù. Questa leggenda ha influito sulla prima iconografia dove Giuseppe appare vecchio e umile, con la lunga barba canuta: modello che si ritrova nel corso dei secoli in molte Natività.

Con la fine del medioevo e il rinascimento i pittori cominciarono a raffigurarlo di mezz’età, come nella “Adorazione dei Magi” di Jacopo Bellini (1396-1470) custodita al Louvre, o addirittura giovane come nella “Presentazione al tempio” di Luca Giordano (1634-1705) nella chiesa di Santa Maria della Salute a Venezia.

La più antica immagine di S. Giuseppe sarebbe quella incisa sulla pietra sepolcrale di una certa Severa, conservata nel museo romano del Laterano e che può forse risalire al II secolo, egli è raffigurato nel gruppo del presepe, mentre si appoggia al suo bastone e distende la mano verso il Bambino Gesù, in atteggiamento di difesa.

Le figure che invece appartengono al IV secolo le troviamo nelle sculture dei sarcofagi nelle catacombe e nelle antiche basiliche e principalmente in due scene: in quella della nascita di Gesù, alla quale San Giuseppe assiste come un devoto spettatore, col suo bastone ricurvo in mano, e in quella dell’adorazione dei Magi. In quest’ultima, egli sta al fianco della Vergine o dietro al suo trono; oltre al bastone, che vuole indicare il viaggio da lui intrapreso da Nazareth a Betlemme, indossa di solito la tunica corta, cosa che lo fa riconoscere come artigiano.

Nel grande mosaico della basilica romana di S. Maria Maggiore, che risale alla prima metà del V secolo, opera di Giacomo Turriti, Giuseppe appare in una scena nuova: all’arrivo della Sacra Famiglia in Egitto, dove si vedono gli abitanti del paese che si fanno incontro agli eccezionali Viaggiatori.

Perlomeno al IV secolo, risale la diffusione proprio in quel periodo della “Storia apocrifa di Giuseppe il falegname”, l’opera è anonima e non si conosce l’autore, tradizionalmente il testo è addirittura attribuito a Gesù, come se fosse Gesù stesso a raccontare ai discepoli la vita e la morte di San Giuseppe. La maggior parte degli studiosi pensa che sia stato composto tra il V e il VI d.C., probabilmente in ambito cristiano egiziano, scritto in copto.

In sintesi il testo racconta soprattutto la vita di Giuseppe prima di sposare Maria, il fatto che fosse vedovo e con figli da un primo matrimonio, la vecchiaia e la morte di Giuseppe e la presenza di Gesù e Maria accanto a lui al momento della morte. Inoltre ci sono tante leggende popolari legate a S. Giuseppe come quella che per sottolineare la grande potenza di intercessione di questo Santo si raccontava che: “Un devoto, già gran ladro, morendo va a bussare alla porta del Paradiso ma, viene cacciato da S. Pietro per i terribili peccati commessi in vita, nonostante ciò, è tuttavia difeso dal padre putativo di Gesù. Nella contesa tra la forza della giustizia e quella della devozione interviene Dio, che in un primo momento decide in favore della tesi di S. Pietro. Ma San Giuseppe protesta minacciando di abbandonare il Paradiso e di condurre con sé la sposa, poiché la moglie deve seguire sempre il marito, con tutta la dote di lei, gli angeli e gli altri santi. Il Signore è così costretto a cedere e, per la devozione al santo patriarca, l’anima di un ladro è salvata dalle pene eterne…”.

Il popolare Santo ha ispirato varie pie pratiche, fra cui i “Sette dolori e allegrezze di san Giuseppe” che istituì un cappuccino italiano, Giovanni di Fano, (1469-1539) sostenendo che fosse stato lo stesso santo a fondarlo: narrava che il padre di Gesù, dopo aver salvato due monaci naufraghi sulle coste della Fiandra, nella parte settentrionale del Belgio, li avrebbe invitati a recitare ogni giorno sette “Pater e Ave” in memoria dei suoi dolori e delle sue allegrezze.

L’Italia conserva alcune reliquie di San Giuseppe, a Perugia nel Duomo, dedicato a S. Lorenzo, si trova l’anello nuziale proveniente da Chiusi dov’era stato portato da Gerusalemme nell’XI secolo; nella chiesa dei Camaldolesi, Santa Maria degli Angeli a Firenze, c’è un bastone, sempre di san Giuseppe, arrivato forse da Costantinopoli al tempo del concilio di Firenze, svoltosi tra 1439 e il 1445. Parti di bastone sarebbero in Santa Cecilia e Sant’Anastasia al Palatino a Roma, a San Giuseppe del Mercato e San Domenico a Bologna. A Roma si conserverebbero anche frammenti della tomba in Santa Maria del Portico e Santa Maria in Campitelli. San Giuseppe non cercò mai il potere, o la gloria, ma si mise al servizio di Dio e della sua famiglia e obbedì a Dio, custodì con umiltà e semplicità la vergine Maria e il Bambino Gesù.

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