VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2015, 000:02, IN TERRIS

Il futuro rubato

AUTORE OSPITE
Il futuro rubato
Il futuro rubato
In questa vicenda epocale dei migranti assistiamo a un equivoco di fondo. Si confonde l’accoglienza con la soluzione del problema, l’asilo con la risposta alla domanda che viene dai Paesi poveri o in guerra. Una cosa è la carità, che prevede di aprire le porte a chi ha bisogno, altro è favorire le condizioni affinché quel “bisogno” sia soddisfatto nel luogo di nascita. E non si tratta di bombardare, ma al contrario di restituire quanto nei secoli l’Occidente ha rubato a quei popoli, non soltanto in termini di risorse (petrolio, diamanti, gas, ecc.) quanto in termini culturali.

L'accoglienza va gestita in maniera intelligente. Primario è il soccorso di uomini, donne, bambini in pericolo di vita. In questa fase l'aiuto va dato a tutti e bene ha fatto l'Italia a sostituirsi all'incapacità dell'Europa nel dare una risposta urgente. Questa fase la chiamerei dell'emergenza.

Poi però ci deve essere l'identificazione ed un primo screening dei profughi: da un parte quelli che scappano da Paesi in guerra (a cui applicare le procedure della Convenzione di Ginevra e successive), dall’altra invece i poveri; per quest’ultimi non può che esserci il respingimento - se possibile - ai Paesi di origine. I profughi che arrivano dal Senegal ad esempio da quale guerra fuggono?! Certo, essi scappano dalla fame, ma è combattendo quella che si risolve il problema, non sovraffollando una parte del mondo.

In sostanza, bisogna evitare le false illusioni a coloro che hanno il miraggio di una vita dorata, perché la loro fuga sarà segnata da sevizie, maltrattamenti e addirittura la morte. Alcuni di questi migranti in patria erano operai e agricoltori, vivevano del proprio lavoro. Qualcuno ha affamato la famiglia per partire, altri hanno venduto quel lenzuolo di terra che coltivavano per pagare i trafficanti di esseri umani. In questi viaggi, che a volte durano anni, subiscono angherie inenarrabili e tante donne vengono stuprate.

Far credere loro tramite messaggi televisivi che siamo disposti – e soprattutto pronti - a riceverli tutti significa ingannarli, coscienti che finiranno nelle mani di associazioni criminali e nel migliore dei casi per 2/3 euro al giorno andranno a raccogliere pomodori.

Infine non dimentichiamo che oggi chi richiede lo status di rifugiato viene comunque ammesso alla procedura che prevede lunghi tempi di valutazione: in caso di diniego il richiedente asilo può fare opposizione e chiedere che il Giudice si esprima. Altre lungaggini, e lo Stato Italiano paga l'assistenza legale oltre al soggiorno. Ce lo possiamo permettere?

Credo che le Nazioni ricche e potenti debbano farsi un esame di coscienza ed aiutare i Paesi poveri a crescere essi stessi nel Paese dove sono nati. La vera assistenza è questa. E per farlo non basta bombardare l’Isis, ma restituire a quei popoli la dignità che nei secoli gli abbiamo tolto. Non c’è alternativa: o saremo capaci di questo, oppure tutto imploderà. Al di là del buon cuore.
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