MARTEDÌ 10 SETTEMBRE 2019, 00:02, IN TERRIS

Il delicato equilibrio del Conte II

MARCO FRITTELLA
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Giuseppe Conte
Giuseppe Conte
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essuno si nasconde la difficoltà di una coabitazione tra Pd e M5s che nei prossimi mesi sarà messa alla prova su molteplici tavoli – dalle concessioni autostradali ai tempi e alle condizioni del taglio dei parlamentari, dai decreti sicurezza alle grandi opere pubbliche, senza naturalmente sottovalutare la battaglia di sottogoverno – e che soprattutto dovrà provare in tutti i modi ad affrontare bene la congiuntura economica, dando una spinta allo sviluppo per mettere al riparo l’Italia dal passo all’indietro e la maggioranza da proteste e accuse. Se per esempio si decidesse di rivedere “quota 100” tanto cara alla Lega per drenare risorse utili per evitare l’aumento automatico dell’Iva, democratici e grillini dovrebbero aspettarsi un ribollire delle piazze convocate da Salvini e Meloni. Che appunto ieri hanno voluto anticipare quale sarà la loro condotta nei prossimi mesi: faranno un’opposizione non solo nelle aule parlamentari (tra l’altro con i presidenti di commissione leghisti inchiodati al loro posto e in grado di creare non pochi problemi ad una maggioranza così eterogenea) ma soprattutto col megafono in piazza. La polemica cavalca già ora l’accusa di “trasformismo” rivolta a due arcinemici che si alleano per impedire al terzo incomodo di vincere le elezioni con più del trenta per cento dei voti. Per rispondere a questa accusa, molto utile sotto il profilo della raccolta del consenso, il governo dovrà produrre fatti concreti, miglioramenti visibili, risultati tangibili per la pubblica opinione: il rischio di ricadere nella paralisi che ha caratterizzato gli ultimi sei-otto mesi del governo Conte-uno è presente a tutti.

Per il momento, il presidente del Consiglio nel suo lungo discorso programmatico ha fatto del suo meglio per trovare, almeno lessicalmente, dei punti di incontro, dei compromessi possibili, sia pure finendo talvolta per cadere nel generico. Molto della coabitazione demo-grillina sarà appesa nei prossimi mesi all’abilità dell’avvocato pugliese che, per essere un novizio del governo, ha saputo dimostrare non solo di essere duttile e scaltro ma anche capace di assumere un ruolo di prima fila. Sarà un’impressione ma ripetere più volte “i miei ministri” – come lui ha fatto ieri e come nessun suo predecessore della prima e seconda Repubblica si sarebbe sognato di dire - tradisce una volontà di crescente protagonismo: Conte farà del suo ufficio di palazzo Chigi la vera stanza di compensazione senza intermediari titolati (senza vice, insomma) degli interessi dei due partiti. Se Pd e M5s negassero a Conte questo margine di manovra metterebbero a rischio essi stessi e anzitempo la sopravvivenza del governo. Più che un torto a Conte, farebbero un piacere a Salvini.

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