Francesco di Sales (1567-1622) è una delle figure più importanti della spiritualità cattolica vissuta tra il Cinquecento e il Seicento. Nacque nel Ducato di Savoia, nel castello di Sales, da una famiglia di origini nobili, quando la stessa Savoia era un territorio di confine tra mondo cattolico e riformato, e Francesco di Sales crebbe in un’Europa ancora scossa dalla Riforma protestante avviata da Martin Lutero nel 1517. Dopo gli studi a Parigi e Padova, dove si laureò in Diritto civile ed ecclesiastico, divenne sacerdote nel 1593, nonostante il padre aveva pensato di avviarlo ad una brillante carriera giuridica.
C’è da ricordare che nel XVI secolo, vaste regioni della Svizzera e della Francia erano passate al calvinismo, tra cui Ginevra, che un tempo era stata sede vescovile cattolica e che divenne invece il cuore della riforma calvinista. Nel 1594 Francesco di Sales fu inviato in missione nello Chablais, regione alpina storica e geografica divisa tra l’Alta Savoia e la Svizzera, e soprattutto regione fortemente calvinista, rifiutò l’uso della coercizione o dello scontro diretto, scegliendo invece la via della pazienza, del dialogo e della persuasione. Divenne celebre il suo motto implicito: “Nulla per forza, tutto per amore”, che ben riassume in maniera semplice, ma profonda il suo approccio pastorale.
Questo scenario segnò profondamente la missione di Francesco, nominato vescovo di Ginevra nel 1602, pur essendo costretto a risiedere ad Annecy, una piccola città alpina della Francia, poiché la città era ormai inaccessibile ai cattolici. Morì il 28 dicembre del 1622 a Lione, fu canonizzato nel 1665 da papa Alessandro VII (1655-1667) e proclamato da Pio IX (1846-1878) Dottore della Chiesa nel 1877.
Nel 1923 sarà dichiarato patrono dei giornalisti e degli scrittori cattolici, riconoscendo il valore del suo linguaggio chiaro, rispettoso e profondamente umano, da parte di Pio XI (1922-1939). Infatti, Francesco di Sales, fu il primo ad introdurre l’uso dei fogli stampati da distribuire nelle case o da affiggere all’ingresso delle chiese per le comunicazioni religiose e di catechesi.
Possiamo affermare che il cuore e il centro della spiritualità di Francesco di Sales è l’amore di Dio, vissuto nella quotidianità. Egli insegnava che la santità, era per tutti, non era riservata o accessibile a pochi eletti, e questo lo raccontava nella sua opera “Introduzione alla vita devota”, scritta nel 1608. Un altro testo importante fu “Il Trattato dell’amore di Dio”, scritto tra il 1608 e il 1616, rappresenta una delle opere più alte della spiritualità cristiana moderna. Non si tratta di un manuale di teologia astratta, ma di un testo profondamente esistenziale, nel quale l’autore accompagna il lettore in un itinerario interiore che ha come centro l’amore: l’amore di Dio per l’uomo e la risposta libera e affettiva dell’uomo a Dio. San Francesco di Sales in questo libro, ci presenta e distingue allo stesso tempo, le diverse forme dell’amore umano e spirituale, mostrando come esse possano essere purificate e dirigersi e orientarsi verso Dio.
Così l’amore di Dio può coinvolgere tutta la persona: il suo intelletto, la volontà, i sentimenti. La spiritualità salesiana è dunque profondamente realistica, attenta alla fragilità umana e fiduciosa nella grazia. Dio, secondo Francesco di Sales, non forza mai l’uomo: il suo è un amore rispettoso, paziente, capace di attendere. In definitiva tutto questo, rende il “Trattato dell’amore di Dio”, un’opera moderna ed attuale, capace di dialogare con la realtà contemporanea che può talvolta vedere in tutto questo, quasi un’imposizione religiosa.
Nel 1594 Francesco di Sales fu inviato in missione nello Chablais, regione alpina storica e geografica divisa tra l’Alta Savoia e la Svizzera, e soprattutto regione fortemente calvinista, rifiutò l’uso della coercizione o dello scontro diretto, scegliendo invece la via della pazienza, del dialogo e della persuasione. Celebre è il suo motto implicito: “Nulla per forza, tutto per amore”, che ben riassume in maniera semplice, ma profonda il suo approccio pastorale.
La festa di questo Santo si celebra il 24 gennaio, e non il giorno della sua morte il 28 dicembre, perché quest’ultima data cade nel tempo liturgico del Natale già ricco di celebrazione liturgiche.

