Giornata mondiale senza tabacco: come contrastare il prosperare del fumo

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Si celebra oggi la Giornata mondiale senza tabacco, istituita nel 1987 dagli stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per attirare l’attenzione sul consumo di  tabacco e sulle malattie spesso mortali che può provocare. Nel 1988 è stata approvata la risoluzione che istituisce la giornata ogni anno il 31 maggio. Il tema di questa edizione è focalizzato sul tabacco come minaccia per il nostro ambiente.

Per la produzione di sigarette, infatti, secondo dati dell’Oms, si abbattono 600 milioni di alberi, si consumano 22 miliardi tonnellate di acqua e si rilasciano nell’aria 84 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Un vero attentato alla salute pubblica e al bene di tutti. Purtroppo non esistono delle regole etiche per le imprese: per il guadagno, si fa quello che si vuole. Ma se produci qualcosa che fa male alla maggioranza delle persone, questo non va bene.

Perché il tabacco uccide oltre 8 milioni di persone ogni anno, sempre secondo l’Oms, senza contare che i malati cronici generati dall’uso del tabacco sono 30 volte tanti.

Malattie, morti premature – in Italia se ne contano 80mila all’anno – accorciamento e peggioramento della qualità della vita: sono gli effetti del fumo. Sono 21 le patologie ragionevolmente imputate al fumo, tra cui i tumori. Gli stessi effetti, anche se minori, per quanto riguarda il fumo passivo, e non ne è indenne chi fa uso di tabacco riscaldato. Inoltre il fumo in gravidanza è assai dannoso: spesso i neonati vengono al mondo prematuri, sottopeso e con disturbi respiratori.

Nel 2020 in Italia i fumatori, tra la popolazione con più di 14 anni, sono poco meno di 10 milioni, secondo l’Istat, il fumo di tabacco è diffuso soprattutto nelle fascia d’età 25-34 anni, e sono in prevalenza uomini. Sono comunque valutazioni a campione, mentre ci sono anche i fumatori under14 e tutti coloro che fumano sigarette elettroniche o il tabacco riscaldato. Secondo una stima prudenziale, i costi sanitari e sociali complessivi del fumo ammontano a circa 15 miliardi. Il problema è che i danni sociali sono dilazionati nel tempo, mentre grazie alle accise sulle sigarette si fa subito “cassa”.

Alcuni risultati dopo la legge del 2003 sul divieto di fumo nei luoghi chiusi sono stati raggiunti. Circa mezzo milione di persone ha cessato di fumare, anche se, poi pian piano, a causa di insufficienti controlli, il numero è risalito – anche se i luoghi di lavoro hanno mantenuto con rigore il divieto di fumare. Inoltre non c’è stato un aumento delle accise per evitare l’acquisto “facile” delle sigarette, così le complicanze legate al fumo sono ritornate.

Per contrastare l’abitudine al fumo, la prima cosa importante è che chi governa abbia intenzione di evitare danni alla salute pubblica, mentre la seconda è trovare il modo per raggiungere queste soluzioni, come in precedenza era stato trovato volendo tutelare la parità dei diritti sia dei fumatori che dei non fumatori. Nella sensibilizzazione e nella prevenzione è importante anche la scuola, il luogo dove si forma il cittadino. Servono insegnanti che fin dalle elementari parlino della salute e del vivere insieme in maniera civile: quando il  bambino è formato così, si porta dietro questi insegnamenti anche da grande. Servono inoltre delle leggi che non facilitino il fumo e un aumento delle accise.

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