La più importante lezione che ci ha lasciato la recente pandemia Covid-19, è forse rappresentata dalla necessità di prepararci perché la prossima emergenza epidemico/pandemica non ci trovi impreparati. Il mantra è racchiuso nella parola inglese “preparedness” che tradotto in termini semplici significa: allestire tutte le misure perché ci sia un’adeguata preparazione per fronteggiare l’imprevisto rappresentato da una nuova epidemia. La giornata internazionale di preparazione alle epidemie è qui appunto per ricordarci l’importanza di questo approccio in termini sia di salute pubblica che più in generale per i singoli individui.
Infatti, la preparazione alle epidemie si deve declinare sia a livello di singoli individui che a livello nazionale ed internazionale. Certamente a questi ultimi soggetti spetta il compito gravoso di preparare i piani di contrasto alle epidemie, allestire reti di collaborazione tra i diversi stati, fornire gli strumenti scientifici di contrasto, stoccare i materiali che possono rivelarsi utili per il contenimento delle epidemie (quali per esempio, vaccini, mascherine, farmaci ecc.). Non meno importante però è il ruolo di prevenzione che possono svolgere i singoli individui nel loro agire quotidiano. Di questo ne abbiamo avuto ampia e documentata prova nel corso della pandemia Covid-19. Se infatti manca la stretta adesione alle misure di prevenzione correttamente emanate a livello centrale, queste ultime, ancorché sulla carta efficaci, si possono rivelare nella pratica quotidiana poco utili.
Il concetto di “preparedness” non può prescindere da quello di “readiness”. A voler semplificare si potrebbe dire che il primo appartiene alla sfera culturale, mentre il secondo alla sfera pratica. In altri termini “preparedness” implica le modalità generali scientifiche di approccio alla prevenzione della epidemia ed il secondo delinea il perimetro e gli ambiti dell’intervento e stabilisce le procedure con cui questo deve avvenire.
È bene riconoscere che le epidemie/pandemie fanno parte della storia dell’umanità e sono sempre avvenute nel corso dei secoli, anche se non di tutte si ha documentazione e testimonianza. Del resto, le epidemie hanno profondamente influenzato la storia dell’umanità, così come dimostrano le epidemie di peste che si sono succedute nel corso dei secoli, di cui quella del 1348, l’atra mors, è stata forse quella più devastante, dal momento che ha causato nella sola Europa milioni di morti, riducendo drasticamente il numero di abitanti del continente. Oltre a queste, possiamo anche ricordare, come altrettanto gravi in termini di contagio e mortalità le epidemie di colera, tifo, vaiolo fino alla devastante pandemia di influenza spagnola del 1918-19 che ha causato tra i 20 e 100 milioni di morti a livello mondiale, soprattutto tra i giovani.
Se guardiamo retrospettivamente a quanto avvenuto in passato, per quanto attiene il numero di infetti e di morti causati dalle epidemie/pandemie, bisogna senz’altro riconoscere che attualmente la situazione è molto migliorata. Dobbiamo questo miglioramento alla scienza che con i suoi progressi ha consentito il raggiungimento di traguardi che hanno permesso di stemperare e prevenire gli effetti più devastanti delle epidemie. È proprio sulla scienza che bisogna fare un’attenta riflessione il cui spunto ci viene fornito dalla pandemia Covid-19. Già pochi giorni dopo la definizione di questa “nuova” malattia è stato possibile disporre di un adeguato test diagnostico atto a identificare i casi di infezione. Nove mesi dopo che si erano manifestati i primi casi, era disponibile un efficace vaccino che, ad onta di chi lo riteneva frutto dell’improvvisazione e della necessità del momento, in realtà veniva da lontano, perché sfruttava una tecnologia dei primi anni ’90. Il che dimostra che la scienza è un investimento i cui benefici non sono a volte percepibili nell’immediato.
Strettamente connesso con la promozione della scienza è la necessità di diffondere saperi che si fondano sul determinismo, cioè sul riconoscimento del legame tra causa ed effetto, e non sul probabilismo, dove non esistono certezze, ma solo verosimiglianze. In questo modo, in corso di epidemie il ruolo della scienza sarà rafforzato nell’indicare quei comportamenti virtuosi atti al superamento della stessa, senza che siano ogni volta soggetti a critiche, spesso immotivate, perché prive di alcuna evidenza scientifica. La recente pandemia ci ha anche insegnato che, oltre agli aspetti squisitamente scientifici e medici, ve ne sono altri che rivestono un ruolo altrettanto importante. Tra questi vorrei ricordare quelli etici, la cui definizione e promozione nella prevenzione delle epidemie deve rivestire un ruolo di assoluto rilievo.
La preparazione nei confronti di una epidemia non ha confini geografici e quindi non può essere limitata ad una sola nazione. I germi non fanno distinzione tra una nazione e l’altra e per questo la risposta non può che essere globale, attraverso la creazione di reti di comunicazione, scambi rapidi d’informazioni, approcci e metodologie comuni e condivise. Non bisogna dare all’epidemia il vantaggio di trovare i singoli stati tra loro divisi, senza avere una cabina di regia unica a carattere sovranazionale. In questo andrà ripensato e rafforzato il ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, alla luce anche dell’esperienza (e delle criticità) della pandemia Covid-19. La preparazione alle epidemie, come oggi dovrebbe essere attuata, non può prescindere dall’apporto dell’intelligenza artificiale che fornisce supporto decisionale e che può, insieme alla modellistica matematica grandemente collaborare all’allestimento di efficaci misure di prevenzione.
Da ultimo bisogna ricordare che il nemico più grande della prevenzione alle epidemie è rappresentato dall’indifferenza e dalla negazione dell’esistenza di questo rischio. Purtroppo, oggi si avvertono a livello globale nell’opinione pubblica segni di indifferenza verso l’argomento epidemia, forse motivata dalla recente passata sofferta esperienza di Covid-19. Questo atteggiamento può rappresentare un terribile vulnus se influenzasse i decisori politici e sanitari nel trascurare le strategie di prevenzione e potrebbe tradursi in una impreparazione, foriera di gravi conseguenze in caso di epidemie. Giornate come questa dedicata alla preparazione nei confronti delle epidemie servono a ricordare a tutti noi che nei confronti di queste bisogna essere preparati, senza abbassare la guardia, pena pagare prezzi altissimi.

