Giornata dell’Energia Pulita: perché la transizione energetica è ancora in ritardo

Immagine creata con Canva

Il 26 gennaio si celebra la Giornata Internazionale dell’Energia Pulita (risoluzione A/77/327). Una ricorrenza pensata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare e mobilitare iniziative per una “transizione giusta e inclusiva verso fonti di energia pulita a beneficio delle persone e del pianeta”. https://www.undocs.org/A/RES/77/327

Oggi, purtroppo, tra interessi economici, guerre e brama di predominio, di energia pulita si parla poco. E si fa ancora meno. Non di rado, anche le iniziative promosse dalle Nazioni Unite appaiono contraddittorie. La scelta del 26 gennaio non è casuale: è il giorno in cui, nel 2009, nacque l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), il cui obiettivo è supportare i paesi nella loro transizione energetica. https://www.irena.org/ Ma come per le COP (le Conferenze delle Parti per ridurre le emissioni di CO2 legate ai combustibili fossili), non sempre certe scelte sono condivisibili: nel 2026, i lavori della XVI Assemblea dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili si sono svolti ad Abu Dhabi, in uno dei paesi maggiori produttori di petrolio. “È tempo di accendere una spinta globale e una visione positiva per la transizione energetica”, ha dichiarato Francesco La Camera, Direttore Generale di IRENA. “Il mondo sta cambiando rapidamente. I cambiamenti geopolitici e l’intensificarsi degli impatti climatici stanno mettendo a rischio la resilienza energetica dei paesi. Sebbene le rinnovabili battano record anno dopo anno, i progressi geografici restano disomogenei, lasciando molti paesi esclusi dai benefici che le rinnovabili portano”.

Il punto è proprio questo: di energie rinnovabili si parla da molti decenni (non è un caso se a questo tema è stato dedicato l’Obiettivo 7 dei SDGs), eppure i risultati sono deludenti. Il mondo vive in una sorta di dicotomia. In alcuni paesi, il passaggio alle fonti energetiche alternative è aumentato considerevolmente, ma si continuano a consumare quantità enormi di combustibili fossili; in altri permane una situazione di sottosviluppo che rende impossibile l’adozione di politiche “verdi”.

Nell’ultimo periodo, la maggiore quantità di energia prodotta con fonti energetiche sostenibili è servita non a compensare la domanda di combustibili fossili ma a soddisfare la sempre maggiore domanda di energia (basti pensare al consumo sempre maggiore per il funzionamento dei centri per l’intelligenza artificiale). Oggi, per soddisfare la domanda di energia, nella maggior parte dei paesi sviluppati si utilizza una quantità di combustibili fossili maggiore di quanto si pensi. I dati dell’ultima edizione del Global Energy Review 2025 pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) non lasciano dubbi: la domanda energetica mondiale (guidata principalmente dal settore elettrico) è cresciuta. Nel 2024, l’aumento più rilevante ha riguardato prima di tutto il gas fossile (la domanda è cresciuta del 2,7% pari a 115 miliardi di metri cubi, bcm). Tra i principali “responsabili” la Cina (con un aumento della domanda superiore al 7%), gli Stati Uniti d’America (+2%) e l’Unione Europea, dove è stato registrato un incremento della domanda più modesto, ma pur sempre un aumento (e non una riduzione, come sarebbe stato auspicabile dopo il New Green Deal). Anche i consumi di carbone – tra i maggiori responsabili delle emissioni di CO2 – sono aumentati (dell’1%). “L’uso dell’elettricità sta crescendo rapidamente, trascinando con sé la domanda energetica complessiva a tal punto che è sufficiente a invertire anni di calo del consumo energetico nelle economie avanzate”, ha dichiarato il direttore dell’IEA, Fatih Birol. https://www.iea.org/news/growth-in-global-energy-demand-surged-in-2024-to-almost-twice-its-recent-average

L’altra faccia della medaglia è costituita dai paesi meno sviluppati del pianeta. Molte regioni in via di sviluppo dipendono completamente da combustibili fossili altamente inquinanti. Si stima che, ancora oggi, 1,5 miliardi di persone nelle aree rurali utilizzino sistemi di cottura insicuri, malsani e inefficienti (come la combustione di legna o di sterco secco). E ben 666 milioni di persone vivrebbero al buio (per la stragrande maggioranza in paesi dell’Africa subsahariana). Una situazione non sembra migliorare. Anzi. A causa della crescita demografica, ogni anno sono 14 milioni in più le persone senza cucina “pulita”, nell’Africa subsahariana. Questo ha conseguenze facilmente immaginabili per l’istruzione, la sanità e per lo sviluppo sociale ed economico di questi paesi.

L’energia è al centro di una doppia sfida: da un lato, non lasciare nessuno indietro, dall’altro proteggere il pianeta. Promuovere lo sviluppo accettando i danni che i sempre maggiori consumi di energia causano sull’ambiente o mantenere la condizione di sottosviluppo che colpisce miliardi di persone. La soluzione c’è ed è nota da decenni: abbandonare i combustibili fossili ed accelerare la conversione verso le fonti energetiche rinnovabili, verso l’energia pulita, la sola in grado di permettere contemporaneamente sviluppo socio-economico e sostenibilità ambientale. Ma fino ad ora, gli sforzi in questa direzione non sono bastati.

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