Giornata del Servizio Civile: un laboratorio quotidiano di pace

Il 15 dicembre si celebra la Giornata Nazionale del Servizio Civile, una data tutt’altro che casuale: proprio il 15 dicembre 1972 venne promulgata in Italia la prima legge sull’obiezione di coscienza, che introdusse il servizio civile sostitutivo, alternativo a quello militare. È un riferimento storico fondamentale, perché segna l’avvio di un percorso lungo più di 50, nel corso del quale poi ci sono state ulteriori evoluzioni, come il passaggio dall’obbligatorietà alla scelta volontaria e aperta anche alle donne, grazie alla legge 64 del 2001.

La giornata odierna riconosce il ruolo dei giovani e degli enti impegnati nei progetti di servizio civile, valorizzandone l’impegno nella difesa civile non armata e nonviolenta della patria, in coerenza con gli articoli 11 e 52 della Costituzione. Non è un caso che molti eventi promossi dagli enti sui territori mettano al centro il tema della pace: il servizio civile contribuisce infatti alla costruzione di una pace intesa non come semplice assenza di guerra, ma come promozione di diritti, inclusione, tutela dell’ambiente e valorizzazione della cultura.

Da qui nasce anche la riflessione su come un volontario possa contribuire concretamente alla pace, anche rispetto a conflitti lontani. Il servizio civile è prima di tutto un’esperienza formativa che introduce i giovani ai temi della nonviolenza, dell’obiezione alle varie forme di violenza e della trasformazione nonviolenta dei conflitti. Attraverso il loro impegno quotidiano nei progetti, i volontari imparano a farsi carico dei bisogni delle comunità, sviluppano responsabilità civica e diventano generatori di cambiamento. Questo agire sul piano relazionale e sociale previene i conflitti o ne favorisce una trasformazione nonviolenta.

L’esperienza del servizio civile permette inoltre di maturare uno sguardo globale, cogliendo le connessioni tra ciò che accade nel mondo e le nostre scelte quotidiane. Ancora più evidente è il contributo dei volontari impegnati all’estero, che operano in contesti segnati da conflitti o da violenze culturali e strutturali, svolgendo attività di mediazione, educazione, protezione e sostegno alle comunità locali. Progetti di servizio civile all’estero come i Caschi Bianchi o la sperimentazione dei Corpi Civili di Pace dimostrano come i civili possano essere protagonisti di processi di pace attraverso azioni di accompagnamento, tutela dei diritti umani e condivisione con le popolazioni locali.

Un ulteriore interrogativo riguarda il ruolo delle tecnologie e dei social media nella costruzione della pace. Da un lato questi spazi digitali possono amplificare linguaggi violenti, disinformazione e polarizzazione; dall’altro, se usati responsabilmente, diventano strumenti potenti per raccontare la realtà dal basso, dare voce a comunità lontane e sensibilizzare le persone. I volontari all’estero, attraverso articoli e testimonianze, contribuiscono a questo tipo di comunicazione nonviolenta, capace di offrire nuovi punti di vista e di coinvolgere le comunità d’origine.

In conclusione, il servizio civile può essere considerato a tutti gli effetti uno strumento concreto di costruzione della pace. Lo è quando sostiene l’inclusione delle persone con disabilità, quando accompagna chi vive in grave marginalità, quando favorisce la coesione sociale, quando contrasta le forme invisibili di violenza che attraversano la società. Lo è anche perché trasforma lo sguardo dei giovani, rendendoli cittadini più consapevoli e sensibili alle ingiustizie. In questo senso il servizio civile rappresenta un vero antidoto alla violenza e un laboratorio quotidiano di pace.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: