Con la Risoluzione 55/76, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 4 dicembre 2000, è stata istituita la giornata mondiale del rifugiato, che ricorre il 20 giugno di ogni anno. L’Italia, con la legge n.722 del 1951, ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951, adottata all’indomani della seconda guerra mondiale per proteggere le persone costrette a fuggire.
La definizione di rifugiato prende le mosse dalla Convenzione di Ginevra (Cfr. art. 1, lettera A, paragrafo 2) e dal protocollo relativo allo statuto dei rifugiati, sottoscritto a New York il 31.1.1967 (reso esecutivo in Italia con la legge n. 95 del 1970) e viene letteralmente ripresa dal legislatore comunitario con la Direttiva 2004/83/CE (art. 2, comma 1, lett. c) e dal legislatore italiano con il d.lgs. 251/2007 (art. 2, comma 1, lett. e). La protezione internazionale dei rifugiati costituisce il nucleo principale del mandato dell’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati.
Nel nostro Paese cittadini, organizzazioni della società civile e istituzioni religiose si prodigano per assistere i rifugiati, anche promuovendo i corridoi umanitari, significativo esempio in materia di accoglienza a livello europeo.
La celebrazione annuale mira a intensificare gli sforzi per prevenire e risolvere i conflitti e contribuire alla pace e alla sicurezza dei rifugiati che, come si legge nell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, sono uno dei “banchi di prova decisivi” della giustizia sociale. La Giornata è un’occasione importante per riflettere sulle sfide affrontate da tutti coloro che sono costretti a fuggire da guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani o disastri naturali.
Secondo il Global Trends Report 2025 dell’UNHCR 117,8 milioni di persone – una su 70 in tutto il mondo – sono state costrette a fuggire da conflitti, violenze e persecuzioni; tra queste i bambini rappresentano ben il 38%. Purtroppo, lo scenario evidenza come la dignità e i diritti dei più piccoli siano seriamente minacciati, soprattutto in questa fase di indebolimento e lacerazione delle relazioni fra gli Stati.
“I rifugiati non sono solo persone da salvare, vite da proteggere, ma sono persone in cui investire, da valorizzare e con cui collaborare in modo da creare le condizioni per contribuire a ricostruire le loro vite”, come ci ricorda, Rehema Amisi, studentessa presso l’Università di Cagliari con il progetto UNICORE (University Corridors For Refugees, ossia Corridoi universitari per studenti rifugiati) e attivista nel campo dell’istruzione.
I rifugiati sono persone alle quali dare un’opportunità; per un giovane non c’è opportunità più significativa dell’istruzione, perché, come afferma Rehema, “l’istruzione è uno dei pochi strumenti che possono ancora cambiare una vita. È il ponte tra dipendenza e autonomia. È il ponte tra sopravvivenza e vivere pienamente. È il ponte tra essere considerati un peso ed essere riconosciuti come una risorsa”.
La celebrazione di questa giornata internazionale consente di portare all’attenzione i valori della solidarietà, del rispetto, dell’inclusione e della convivenza attenta alla dignità di ogni persona, per rammentare che la tutela della persona, in ogni sua condizione, è principio fondativo della Repubblica italiana, cuore dell’ordinamento europeo e pilastro del diritto internazionale.
In tale ottica, si ascrive il programma Welcome. Working for Refugee Integration, promosso da UNHCR Italia per favorire l’integrazione delle persone rifugiate nel mercato del lavoro italiano, che quest’anno è giunto alla sua VIII edizione. Dal 2017 sono stati attivati 69.000 percorsi di inclusione lavorativa che hanno visto il coinvolgimento di oltre 1.300 aziende.
Un progetto che mette in luce “l talento, le competenze e la determinazione dei rifugiati, ma anche la lungimiranza delle aziende”, come ha affermato Anna Leer Jorgensen, il Rappresentante ad interim dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede, Malta e San Marino, in occasione dell’evento tenutosi il 18 giugno u.s. a Roma, presso l’università Luiss Guido Carli che ha riunito istituzioni, rappresentanti della Chiesa cattolica, della società civile, degli attori locali, degli artisti e del settore privato.
Un’iniziativa che ha contribuito a trasformare l’inclusione lavorativa da principio dichiarato a pratica concreta, strutturata e sempre più diffusa, a testimonianza che l’inclusione non è solo solidarietà, ma responsabilità collettiva e che “nessuno è al sicuro finché i più vulnerabili tra noi non sono protetti” come si legge nella campagna globale 2026 “Until Everyone Is Safe”.

