2020, l’anno record dei giornalisti incarcerati

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Le feste di Natale sono ormai prossime e ci stiamo per lasciare alle spalle un anno “da dimenticare”, con la speranza che il 2021 sia decisamente migliore. Sebbene questo 2020 verrà ricordato per la pandemia da coronavirus, ma ci sono anche altre notizie su cui accendere il faro dell’informazione: è stato un anno record per i giornalisti incarcerati in tutto il mondo. Secondo il rapporto stilato ogni 12 mesi dal Committee to Protect Journalists (Cpj), al primo dicembre, sono stati 274 i giornalisti finiti in prigione a causa del loro lavoro. Da questa cifra sono esclusi quelli arrestati e rilasciati.

La Cina è la peggiore della classifica con 47 giornalisti in carcere, seguita dalla Turchia con 37, Egitto con 27, Arabia Saudita con 24 e Iran con 15. Qui il 12 dicembre scorso è stato giustiziato Ruhollah Zam dopo aver affrontato 17 capi di imputazione tra cui spionaggio e diffusione di notizie false all’estero.

Al di là dei numeri, emerge comunque un quadro preoccupante. Anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è detto sgomento per i risultati del rapporto e ha fatto un nuovo appello ai governi per rilasciare i giornalisti detenuti. “Nella nostra vita quotidiana – ha detto Guterres – i giornalisti e gli operatori dei media sono fondamentali nell’aiutarci a prendere decisioni informate. Mentre il mondo combatte la pandemia di Covid-19 quelle decisioni sono ancora più cruciali e possono fare la differenza tra la vita e la morte”.

Essere informati è un diritto e un dovere al tempo stesso, serve ad essere cittadini consapevoli e a preservare la democrazia. Raccontare fatti, riuscire a portare all’attenzione dell’opinione pubblica notizie, anche le più scomode, significa contribuire alla libertà di tutti. 

Quest’anno il Parlamento europeo ha conferito il Premio per la libertà di pensiero all’opposizione democratica bielorussa che da mesi protesta pacificamente contro la rielezione del presidente Lukashenko proprio per dare un segno di quanto sia importante tutelare e garantire sempre la libertà di espressione. Ci sono persone che rischiano la vita per la libertà degli altri: “Continueremo a combattere, a protestare pacificamente, a scendere in piazza” lo ha detto Leuchanka, arrestata e condannata a 15 giorni di carcere per aver partecipato alle proteste, insieme ad altre 30mila persone.

Dai giornalisti in carcere alle persone che trovano il coraggio di scendere in piazza e protestare, dalla Bielorussia a Black Lives Matter non bisogna mai dimenticare chi rischia in prima persona per i diritti di tutti.

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