Gianky App 2.0: l’intelligenza artificiale al servizio dell’inclusione finanziaria

Foto di Swello su Unsplash

E’ stata presentata a Gozzano (NO) la nuova versione della Gianky App, la prima applicazione al mondo dedicata all’educazione finanziaria per persone con disabilità. Il rilascio rappresenta un salto qualitativo importante: grazie all’integrazione di tecnologie basate su intelligenza artificiale, l’app è ora capace di adattarsi alle esigenze specifiche di ogni utente, incluse le persone nello spettro autistico.

Ideata nel 2014 dalla pedagogista Elisa Travaglini, la Gianky App nasce per aiutare persone con disabilità a sviluppare autonomia e consapevolezza nella gestione del denaro. Attraverso esercizi interattivi, simulazioni quotidiane e un’interfaccia semplificata, l’app insegna il valore dei soldi, le regole del risparmio e le dinamiche di acquisto in contesti reali. La nuova versione, sviluppata in collaborazione con educatori, psicologi e famiglie, integra ora moduli adattivi alimentati da algoritmi di apprendimento automatico.

Questa innovazione consente all’app di riconoscere i bisogni e i tempi di apprendimento dell’utente, offrendo contenuti personalizzati, feedback progressivi e supporti visivi calibrati. In particolare, sono state aggiunte funzionalità utili per utenti con disturbi del neurosviluppo, come la possibilità di utilizzare simboli visivi alternativi, input vocali e percorsi educativi flessibili.

La Gianky App è promossa dall’impresa sociale Talentix, fondata dalla stessa Travaglini, e sarà disponibile a partire dalla primavera-estate 2026 su dispositivi iOS e Android, in versione multilingue. Oltre alla diffusione in Italia (con progetti pilota in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), sono previste collaborazioni internazionali con scuole e associazioni in Croazia, Spagna e Slovenia.

L’ambizione è chiara: rendere l’educazione finanziaria accessibile a tutti, trasformando uno strumento didattico in un alleato per l’inclusione. In un contesto in cui l’autonomia economica è spesso negata alle persone con disabilità, offrire strumenti concreti di apprendimento significa agire sulle radici dell’esclusione.

L’iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di come l’intelligenza artificiale possa essere messa al servizio di bisogni reali, con un approccio etico e partecipativo. Non si tratta solo di rendere più accessibile una app, ma di costruire un ambiente digitale che rispetti i tempi, le abilità e le aspirazioni di ciascuno. E dimostrare che innovazione e fragilità possono coesistere, se a guidare il cambiamento è la volontà di includere.

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