Tra il 2000 e il 2023 i ghiacciai di tutto il mondo – escluse le grandi calotte di Antartide e Groenlandia – hanno perso oltre il 5% della loro massa: 273 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno, l’equivalente dell’acqua consumata dall’intera popolazione mondiale in tre decenni. È il dato impressionante diffuso dal GlaMBIE Team e pubblicato su Nature, che conferma la rapidità con cui la crisi climatica accelera la fusione glaciale anche in aree finora considerate stabili. Le montagne europee (Alpi e Pirenei) sono tra i territori più colpiti, con una perdita del 39% della massa dal 2000 mentre segnali preoccupanti arrivano anche dal Caucaso, dall’Asia settentrionale e dalle montagne del Nord America.
In questo quadro si inserisce il VI report della Carovana dei ghiacciai di Legambiente, presentato a Torino alla vigilia della Giornata internazionale della montagna. Il rapporto restituisce l’immagine di un’alta quota sempre più fragile: le prime indicazioni provenienti dai ghiacciai campione delle Alpi italiane suggeriscono un’annata simile alla precedente. Nonostante le abbondanti precipitazioni e una stagione di fusione dei ghiacci relativamente breve, il caldo estivo intenso ha infatti determinato un nuovo bilancio negativo, ma con perdite di spessore e volume meno estreme rispetto al 2022–2023.
Inoltre, nei primi undici mesi del 2025 sono stati documentati 40 eventi franosi in ambiente montano – tra crolli di roccia e colate detritiche – con una forte concentrazione estiva che evidenzia il ruolo delle temperature elevate. Veneto e Valle d’Aosta risultano le regioni più colpite. A questi episodi si aggiungono i 154 eventi meteorologici estremi registrati dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente nelle regioni alpine: allagamenti, esondazioni, danni da vento e frane innescate da precipitazioni intense, in aumento rispetto al 2024.
Alcuni episodi simbolici raccontano più di qualsiasi grafico quanto l’alta quota stia cambiando. La grande valanga di roccia e ghiaccio che ha colpito Blatten, in Svizzera, ne è un esempio, così come le ripetute colate detritiche dell’estate, che hanno interrotto più volte la viabilità dell’Alemagna. Nel frattempo, l’Aletsch – il più grande ghiacciaio delle Alpi – arretra di circa 40 metri all’anno, mentre l’Adamello-Mandrone continua a perdere spessore. Anche i piccoli ghiacciai tedeschi della Zugspitze – visitati dalla Carovana dei ghiacciai 2025 – si avviano ormai verso una scomparsa imminente.
Di fronte a queste evidenze, Legambiente, CIPRA Italia e la Fondazione Glaciologica Italiana chiedono interventi immediati e coordinati: monitoraggi continui dell’alta quota, aggiornamento delle carte di pericolosità geomorfologica, piani di mitigazione e adattamento più efficaci, un catasto nazionale dei ghiacciai e una mappatura sistematica del permafrost. Strumenti fondamentali per comprendere fenomeni rapidi e complessi e per garantire la sicurezza delle comunità alpine.
L’urgenza di strategie di adattamento e prevenzione è stata rilanciata anche dalle sei tappe della Carovana dei ghiacciai 2025, che ha coinvolto Italia, Svizzera e Germania, e dal Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse, promosso da Legambiente insieme a CAI, CIPRA Italia, EUMA e Fondazione Glaciologica Italiana e sottoscritto da oltre 80 organizzazioni, università ed enti di ricerca.
La montagna ci sta parlando con estrema chiarezza. La fusione accelerata dei ghiacciai, l’instabilità dei versanti e l’aumento degli eventi estremi non sono fenomeni isolati, ma segnali coerenti di una trasformazione profonda. Sta a noi ascoltarli: adottando politiche coraggiose, investendo nella ricerca e promuovendo una frequentazione più consapevole dell’alta quota. Ciò che accade oggi sui ghiacciai riguarda il futuro di tutti.
Vanda Bonardo, Responsabile nazionale Alpi Legambiente, Presidente CIPRA Italia

