Frane e clima estremo, il territorio marchigiano chiede cura

Il territorio marchigiano è tra i più fragili d’Italia dal punto di vista geomorfologico. I dati riportati nel nuovo Rapporto Ispra 2025 e i rilevamenti svolti nel tempo dai geologi Unicam, delineano un quadro chiaro: la regione presenta 42.522 frane, con una densità pari a 442 fenomeni ogni 100 km², più del doppio della media nazionale. La superficie complessivamente interessata da movimenti gravitativi raggiunge i 1.882 km², pari al 19,4% del territorio regionale di cui  Il 7,8% di area a pericolosità P3 e P4, il 17,3% di aree a pericolosità da frana tra P1e P4, con l’87% delle frane classificate come attive.

Il quadro si complica ulteriormente se si osservano le tipologie di instabilità: i colamenti lenti rappresentano il 39% dei fenomeni, seguiti dai scorrimenti rotazionali/traslativi (21%) e dalle frane complesse (13%). Una distribuzione che riflette la natura geologica del territorio, caratterizzato da litologie deboli e fortemente erodibili.

A questa vulnerabilità strutturale si sommano gli effetti dei cambiamenti climatici. Le registrazioni meteoclimatiche di lungo e breve periodo e le successive analisi evidenziano come le Marche siano colpite da lunghi periodi siccitosi e da eventi meteorici particolarmente intensi e concentrati, alternati a fasi di piogge persistenti che saturano il suolo. Le precipitazioni del periodo 2024-25 mostrano scarti significativi rispetto alla media climatica 1991–2023, con picchi improvvisi che aumentano la probabilità di innesco delle frane. L’analisi storica (1953–2020) conferma una forte correlazione tra piogge intense e attivazioni franose, soprattutto nei mesi autunnali.

Gli eventi recenti – da Pescara del Tronto (2017) al Fosso Tenetra di Cantiano (2022), da Moscano di Fabriano (2021) fino a Fiuminata (2023), dimostrano come il dissesto idrogeologico sia un fenomeno diffuso e in continua evoluzione. In molti casi, la pericolosità è aggravata da condizioni sismiche: il territorio marchigiano è infatti interessato da una lunga storia di terremoti significativi, e la combinazione tra instabilità dei versanti e scuotimento sismico rappresenta un rischio aggiuntivo.

E’ stato più volte ribadito, ed è necessario affermarlo con chiarezza che “Ogni evento naturale diventa emergenza se non viene fatta prevenzione». La prevenzione passa attraverso un dettagliato rilevamento geomorfologico, come quello realizzato con la Carta Geologica (CARG), e un monitoraggio periodico capace di cogliere l’evoluzione morfodinamica dei versanti. Solo una conoscenza aggiornata del territorio, integrata con strumenti di pianificazione e gestione del rischio, può ridurre l’esposizione di popolazione, infrastrutture e beni culturali: oggi circa 28.359 abitanti vivono in aree a pericolosità elevata o molto elevata.

Il dissesto idrogeologico nelle Marche non è dunque un fenomeno episodico, ma una condizione strutturale che richiede continuità di interventi, risorse e competenze. La sfida è trasformare l’emergenza in prevenzione e la prevenzione in cultura del territorio.

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