SABATO 29 GIUGNO 2019, 00:02, IN TERRIS

Fine vita: alleanza di governo a rischio?

MARCO FRITTELLA
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Fine vita
Fine vita
I

 temi eticamente sensibili hanno sempre provocato scontri molto duri tra le forze politiche: sin dagli albori della Repubblica gli schieramenti si sono sempre contrapposti con cristiani di centro e centrodestra da una parte; laici, socialisti e comunisti dall’altra. Successe clamorosamente negli anni ’70 sul divorzio prima e sull’aborto poi, leggi sottoposte a referendum che furono i primi segnali della progressiva secolarizzazione della società italiana. Simile è dunque la polemica intorno alla fine della vita con quel complesso di disposizioni che ruotano intorno alla legge sul testamento biologico approvata nel 2017 durante il governo Renzi; e ora ai vari progetti di legge che riguardano direttamente il diritto all’eutanasia, la cosiddetta “dolce morte”. L’attenzione della pubblica opinione si é riaccesa di recente per causa di quella confusa notizia che riguardava la morte di una minorenne olandese, cittadina di un paese in cui è consentita – tra le tante altre cose -  l’eutanasia anche per i ragazzini.

Gli schieramenti politici che si formano sui temi etici in questa cosiddetta “Terza repubblica”, a ben guardare non sono poi così diversi da quelli degli anni ’70 e ’80. Da una parte c’è il Movimento Cinque Stelle con i laici delle varie forze politiche; dall’altra c’è la Lega con partiti di centro e centrodestra che hanno nel proprio DNA una ispirazione cristiana, anche se non provengono dalla storia più propria del movimento cattolico in Italia. Quanto al PD, la sua collocazione non è chiarissima: la legge sul fine vita e il bio-testamento fu approvato con i voti del M5S (il primo firmatario era il deputato Matteo Mantero), del PD e di Liberi e Uguali e Renzi lo rivendicò come un risultato positivo del suo partito. Quello fu un voto trasversale che inglobava un partito di governo e due partiti di opposizione: la stessa cosa potrebbe verificarsi ora che alla Camera (comitato ristretto delle Commissione Giustizia e Affari Sociali) si sta discutendo appunto delle proposte sull’eutanasia e del suicidio assistito. La maggioranza di governo non cammina sulla stessa direttrice perché da una parte i grillini spingono per il diritto alla “dolce morte” di maggiorenni malati terminali in ospedali pubblici, mentre la Lega è contraria alla libertà assoluta di scelta del malato, nega il diritto a rifiutare nutrizione e idratazione, è disponibile ad una certa attenuazione del reato dei conviventi ma comunque fa prevalere le ragioni della vita e si oppone ad una deriva, come si dice, eutanasica. Quanto al PD non si è ancora espresso, e dunque non si è ancora formata una maggioranza simile a quella del 2017. Ancora non c’è un testo base e l’obiettivo è di arrivare in aula entro la metà di luglio, ma non è detto che ci riescano. L’associazione Luca Coscioni, l’organismo radicale che con Marco Cappato si batte per una larghissima libertà di scelta, protesta e spinge per il proprio progetto di iniziativa parlamentare firmato da 130mila persone.

Aldilà dell’arzigogolo parlamentare, come si vede la dinamica politica sui temi eticamente sensibili non cambia: si ripresenta un confronto mai esaurito tra le forze laiche o laiciste, radicali e di sinistra, qualunque forma partitica assumano, e quelle più legate alla tradizione cristiana e alla sua difesa della vita, anche in questo caso a prescindere dalla loro “forma partito”. E’ una divaricazione che attiene alle radici profonde del popolo italiano. Sta di fatto che all’interno della maggioranza di governo il M5S e la Lega rappresentano i due schieramenti contrapposti, e questo aggiunge un altro elemento di precarietà alla discussione sulla tenuta del “Contratto” di governo siglato solo un anno fa.

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