Famiglie dimenticate dal governo, le scuse di Conte non bastano

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Meglio tardi che mai! Dopo oltre due mesi di buio fitto in cui sono state relegate le famiglie, e dopo un insistente pressing quotidiano esercitato dal Family Day con altre associazioni pro-family, il Presidente Conte ed il suo governo si sono accorti di un passo falso sociale e politico che già di per sé sarebbe inescusabile: abbiamo dimenticato le famiglie italiane. Nel suo discorso del 26 marzo, il Premier aveva promesso all’intero Paese: “Non lasceremo indietro nessuno. Aiuteremo tutti”. E, cammin facendo, è successo che ad essere lasciate indietro erano solo dodici milioni e mezzo di famiglie, con almeno due figli! Non proprio bruscolini, quindi, che è davvero difficile dimenticare e cercare di nascondere sotto il tappeto.

Così giunge il “mea culpa” e la richiesta di ammenda da parte del governo per bocca del suo Presidente. Vorrei sottolineare che non è stato un gesto di benevolenza istituzionale, ma un atto doveroso, giunto molto in ritardo, di riconoscimento dell’enorme bene sociale svolto dalle famiglie italiane durante oltre due mesi di lockdown. Senza il grande senso di responsabilità esercitato dai nuclei famigliari – genitori, figli, nonni – il Paese sarebbe naufragato nel caos sociale ed esistenziale più completo. La resilienza familiare ha tappato buchi e coperto falle, in un lavoro di welfare davvero encomiabile. Genitori senza lavoro, negozi a serrande abbassate, scuole chiuse, servizi alla persona vacanti, centri diurni per disabili annullati, baby sitter e badanti in congedo illimitato, accudimento degli anziani inesistente, centri ricreativi, parchi giochi, mense, perfino chiese per un conforto spirituale silenzioso … tutto chiuso. Anche l’assistenza sanitaria, vacillante, con i medici di base, impegnati nella battaglia contagio, irraggiungibili. Pronti Soccorso inavvicinabili.

E’ così che l’ingegno e la virtù genitoriale, la bellezza della famiglia, ha tirato fuori il meglio di sé: i genitori si sono reinventati e riciclati in tutti i ruoli necessari e mancanti: insegnanti, caregiver per anziani, infermieri, magari anche dottori, cuochi, barbieri, sarti, idraulici, showmen, cantanti, ballerini, musicisti … e chi più ne ha, più ne metta. Così si è salvata l’Italia, il suo tessuto sociale, il suo sistema educativo-scolastico, il suo welfare state. Quando, all’inizio della “Fase 2”, abbiamo preso atto che la stessa parola “famiglia” non era stata neppure pronunciata, un misto di amarezza e di rabbia ha invaso il cuore degli italiani. Avevamo approntato una serie di richieste economiche e normative a vantaggio delle famiglie, in particolare numerose (sarà bene ricordare che dopo COVID il 17% delle famiglie con più di quattro figli è alla soglia di povertà) e con bimbi disabili, e tutto era stato negato.

Si era trovato un fondo per i monopattini, ma non per garantire il congedo parentale allargato e retribuito almeno all’80%! Lo stesso decreto “Rilancio”, nel testo base, era stato scritto in chiave individualista, monoparentale; la prospettiva famigliare era inesistente. Ci siamo, dunque, assunti il compito di dare voce a chi non aveva voce, di tirare fuori dal buio istituzionale e politico quella grande massa di italiani che rientrano nella virtuosa categoria dei “genitori, figli, nonni”. Con la collaborazione di non pochi parlamentari abbiamo alzato la voce e, finalmente, le orecchie del governo hanno riacquistato l’udito in chiave famigliare. Forse, ci si sta rendendo conto che il “bene” del Paese non passa solo attraverso il bene delle imprese, ma ha la sua chiave di volta nel “bene delle famiglie”, vero asse portante della nazione.

La dichiarazione di ieri in Parlamento è certamente di peso, ha grande valore formale e costituisce motivo di soddisfazione per il “mondo delle famiglie”, ma non basta. Alle parole – che per belle che siano non sollevano dalla povertà le nostre famiglie – devono seguire misure economiche e sociali tarate sul fattore famigliare, perché i figli sono una ricchezza anche per lo Stato, e producono PIL più dei monopattini. E anche più di insensate politiche pro-aborto in casa “fai da te”, come vorrebbe la Regione Toscana. Per questo, mentre registriamo questo passo in avanti – peraltro assolutamente doveroso – da parte del governo, restiamo vigilanti: ci auguriamo che non sia così, ma se dovesse essere l’ennesimo spot elettoralistico, nella speranza di spegnere malumori evidenti che possono rendere “caldo” il prossimo autunno, dando qualche zuccherino imbonitore, attenzione, perché non c’è nulla di peggio che tirare per il naso chi soffrendo, spera di essere ascoltato ed aiutato. Ognuno si assuma le sue responsabilità.

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