LUNEDÌ 02 SETTEMBRE 2019, 00:02, IN TERRIS

Etica e politica: c'è ancora spazio?

EDOARDO BARBAROSSA
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I

l dibattito politico degli ultimi anni e, in particolare, dell’ultimo anno ha visto un progressivo distacco dai temi etici ed una progressiva marginalizzazione del cattolicesimo in politica. La politica fatta di slogan, annunci, piazze e social ha perduto irrimediabilmente ogni contatto con il mondo reale, assumendo le scelte senza una preventiva verifica dei bisogni del Paese. Si potrebbe obiettare che il Governo a guida Pd è stato attento ai diritti civili o che quello “giallo-verde” ha promosso il Reddito di Cittadinanza, ma su quale sentire popolare si sono basate queste scelte e, soprattutto, sono state scelte lungimiranti o mirate solo alla conquista di facile e immediato consenso?

A guardare bene la disaffezione – soprattutto delle giovani generazioni – per la politica e per il voto e la variabilità del consenso, si comprende facilmente come lo stesso sia orientato dalla “pancia”, piuttosto che dal “cuore” o dal “cervello”. In questo quadro generale, i temi etici sono stati quelli più penalizzati, ovvero strumentalmente utilizzati per nascondere un profondo vuoto di valori e di capacità. La realtà è che i pilastri fondanti la società per tanti secoli, si sono sgretolati ed hanno portato con se gli ideali politici che li sorreggevano.

Non c’è più un partito “etico”, perché non c’è più nessuno che si ispiri ai principi che hanno costruito la nostra Democrazia, le battaglie sociali per conquistarla sono diventate meramente celebrative e non più capaci di alimentare il pensiero etico dei nostri governanti. Finché quei germi positivi sono rimasti vivi nel Parlamento o nel Governo, la coscienza critica si è alimentata. Ormai, purtroppo, non è più così. Il pensiero tramandato da uomini come Sturzo e De Gasperi, non ha più alcun significato per le attuali generazioni politiche. Cosa può dire oggi l’idea di cattolicesimo liberale, la sintesi perfetta fra pensiero cristiano e principi liberali di libertà civili e sociali. A coloro che vivono la politica in maniera “consumistica”, nulla. Ma quella luce che si accese grazie alle conquiste post belliche, potrebbe riaccendersi presto.

Una politica che coinvolge i cittadini intorno alle loro esigenze reali e quotidiane, che li rispetta nel momento in cui deve ascoltarne lamenti e proposte, che rappresenta concretamente le loro esigenze portandole a sistema, che alimenta l’economia secondo criteri di giustizia e di equità sociale, torna ad essere un interlocutore credibile ed eticamente orientato. La parola “base”, che oggi viene evocata per fare la claque nelle piazze o per premere un bottone on line, significa “fondamenta” e senza fondamenta nessuna costruzione può durare nel tempo. L’uomo politico diventa espressione dei cittadini se progetta e costruisce insieme la casa comune, se costruisce una città degli uomini “a misura d’uomo”, se non gestisce deleghe in bianco.

Servono nuovamente luoghi veri, fisici e non virtuali, di formazione e di dibattito, scuole che implementino la capacità critica delle persone, che facciano tornare il desiderio alla partecipazione alla vita pubblica. Serve tornare ad una politica che abbia una fede, non per forza intesa in senso ecclesiale, bensì coacervo di valori forti e identitari. Partecipazione popolare significa, dunque, che il “partito” diventa contenitore di valori espressi dai cittadini, deve essere diretto e guidato da dirigenti voluti dai cittadini, deve realizzare una democrazia sostanziale che vede lo Stato al servizio dell’uomo e non viceversa, deve essere credibile.

Se l’uomo è al centro della costruzione di un progetto politico, se ogni uomo ha le stesse possibilità di vivere dignitosamente, se la società che si costruisce è equa e solidale, se c’è rispetto per ogni uomo anche se fragile, allora potrà dirsi nuovamente che la politica ha un’etica e che i temi etici diventano nuovamente centrali nell’agenda politica, perché sono necessari alla costruzione sociale. Se uscissero dai loro recinti e pregiudizi, gli uomini politici di oggi capirebbero che il flusso di cittadini che sta operando silenziosamente per il bene comune, per la società giusta, per l’economia equa, è molto ampio e sempre più esigente.

Anche la Chiesa se ne è resa conto ed un Papa attento come Francesco ha subito pensato ad un percorso di incontro con i giovani per costruire un nuovo modello economico. Si sta riaccendendo quella luce che i nostri padri costituenti videro, sconfiggendo il clima di odio e di sopraffazione ed offrendo a tutti noi una prospettiva democratica. L’etica sarà sempre più centrale per la nuova prospettiva democratica, che di nuovo punti sull’uomo e sulle capacità generative che sono innate e immortali.

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