Essere luce e sale nel mondo: testimoni di speranza

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Allora la tua luce sorgerà come l’aurora“, ascoltiamo oggi nel brano del profeta Isaia. L’uomo ha bisogno di verità, di qualcuno che gli dia Speranza, che gli apra le porte del Cielo: questa è la missione dei cristiani. Non di annunciare una perfezione moralistica che non esiste, ma di essere “sale”, di essere una “Luce” che risplende nel buio delle opere malvage a cui assistiamo ogni giorno: falsità, prepotenze, cattiverie, maldicenza, invidia, violenza, guerre.

Di fronte alle tenebre in cui è immerso il mondo, in risposta di chi vorrebbe farci credere che tutto è corrotto, chi ha con sé lo Spirito di Cristo fa presente una realtà diversa, perché ha conosciuto il Suo Amore, è stato guarito nel profondo dalle radici del male: per questo mostra che è possibile vivere felici senza calpestare gli altri, che si può amare l’altro quando non è come vorremmo, si può accettare di essere trattati ingiustamente, di essere messi da parte sul lavoro senza vendicarsi o sparlare, senza giudicare o chiedere giustizia.

Tanti intorno a noi stanno aspettando di ricevere questa Speranza, di incontrare qualcuno che la testimoni: un collega, un amico, uno sposo e una sposa che sia capace di non giudicare, perché ha conosciuto nella Sua debolezza la Misericordia di Dio, che chieda perdono quando sbaglia, sempre disposto anche lui a perdonare l’altro. Qualcuno in fondo che porti in sé l’Amore e la tenerezza di Cristo Gesù.

Questo è il sale di cui ci parlano i Padri nel commento alle Beatitudini, come Giovanni Crisostomo: “Voi non dovete temere – sembra dire – di essere calunniati; dovete piuttosto temere di apparire adulatori, perché allora diverreste un sale insipido, a null’altro buono che ad essere buttato via, perché sia calpestato dagli uomini. Ma, se voi conservate tutta la vostra sapidità di fronte alla corruzione, e se allora la gente dirà male di voi, rallegratevi perché questo è l’effetto che fa il sale, che morde e punge le piaghe” (Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, 15,6).

Portare con noi questa luce, dona il senso della vita, la bellezza del vero amore; proprio come il sale che dà sapore agli alimenti. Siamo tenuti a vigilare nell’umiltà, perché questa è un’opera di Cristo, non siamo migliori di nessuno, chiamati a “salare” coloro che non lo conoscono, che lo rifiutano, per mostrare che nella nostra povertà risplende l’amore del Padre.

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