MARTEDÌ 05 FEBBRAIO 2019, 00:02, IN TERRIS

Emirati Arabi: il peso delle parole di Papa Francesco

PAOLO FUCILI
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Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti
Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti
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e scie bianche e gialle, come la bandiera vaticana, sparate ieri dai jet emiratini sui cieli di Abu Dhabi, in omaggio a Sua Santità, è probabile siano una “prima volta”, nell’ormai lunga storia dei viaggi papali. “Sarà un viaggio corto, breve”, aveva commentato ieri Francesco, sull’aereo decollato da Roma, coi cronisti al seguito. In realtà c’è una distanza siderale, non tanto geografica ma “di stile”, tra la sobrietà del ricovero per i barboni di Fiumicino, visitato dal Papa prima di imbarcarsi, e l’autocompiaciuto sfarzo dell’accoglienza preparata a Bergoglio negli Emirati Arabi Uniti: vedi la telecamera della diretta tv che ieri mattina cercava dall’alto la Kia del Pontefice, la più modesta vettura di tutto il corteo, scortata da un folto drappello di soldati a cavallo, mentre sullo sfondo - dettaglio evidentemente ben studiato dalla regia - scorreva la skyline cittadina irta di grattacieli. Facile intuire che lui, se mai avesse potuto dir la sua sull’organizzazione, non avrebbe avallato certo la scelta. Ma anche il viaggio negli Emirati - è stato detto più volte - è il primo di un Papa in tutta la penisola arabica, la culla dell’islam planetario. Dunque almeno oggi è la sostanza quel che conta davvero e su cui concentrarci, al di là delle pur discutibili forme.

Basti dire che poco lontano da Abu Dhabi c’è il Paese dove l’islam affonda le sue radici storiche, l’Arabia Saudita, e che negli annuali report della Fondazione pontificia “Aiuto alla chiesa che soffre”, sulla libertà religiosa nel mondo, staziona cronicamente nei bassifondi della classifica. Là, vale a dire, è in atto una vera e propria “persecuzione” delle minoranze religiose, cristiane in specie. Ben diverso, va da sé, è il caso degli Emirati, Paese pur vicino ed affine per molti versi all’Arabia, dove invece un certo grado di libertà è un dato comunque acquisito, per la folta e variegata (stranieri di tante diverse nazionalità) minoranza cristiana. Eppure la libertà religiosa e i diritti di cittadinanza sono ben lungi dagli standard vigenti in una vera democrazia liberale. La “sostanza” sopra citata ovviamente la fanno gesti (significativo l’ingresso nel Founder’s Memorial tenendo la mano del principe ereditario Bin Zayed e del grande imam di Al-Azhar) ed incontri ma non solo, sebbene siano “prime volte” assolute. Ci sono anche le parole, specie quelle del Papa, questa volta concentrate vieppiù: anche due soli discorsi in tre giorni, nelle statistiche dei viaggi papali, sono probabilmente un record. Tanto più pesano, quindi, e vanno lette bene. Specie lì dove Francesco, parlando all’incontro interreligioso che ha fornito l’“occasione” del viaggio stesso, afferma che “fratellanza umana”, il tema dell’incontro, vuol dire “impegno” perché i diritti fondamentali dell’altro “siano affermati sempre, ovunque e da chiunque. Perché senza libertà non si è più figli della famiglia umana, ma schiavi. Tra le libertà vorrei sottolineare quella religiosa. Essa non si limita alla sola libertà di culto, ma vede nell’altro veramente un fratello…”. Di qui l’auspicio, poco oltre, per “tutta l’amata e nevralgica regione mediorientale”, di “opportunità concrete di incontro: società dove persone di diverse religioni abbiano il medesimo diritto di cittadinanza e dove alla sola violenza, in ogni sua forma, sia tolto tale diritto”.

“Sostanza”, infine, saranno anche i fatti che poi accadranno, oppure no, sulla scia dell’evento in questione. E qui alcuni dei solenni propositi del “documento” fiume (ben cinque pagine) firmato infine da Francesco e Al Tayeb, il grande Imam egiziano di Al Ahzar, protagonista anch’egli dell’evento odierno, suonan davvero ambiziosi. Ad esempio, “la libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura"; oppure, più avanti, “Il concetto di cittadinanza si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo è necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza…”. In fondo, se in 55 anni (1964-2019) ben quattro papi finora (Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco), non avevano mai messo piede in quelle terre, pur toccando quasi ogni angolo del globo in ben 163 viaggi, un motivo deve pur esserci stato. C’è anche chi ha avanzato il sospetto che adesso qualcuno voglia maldestremente “usare” l’inconsapevole Francesco negli Emirati per promuovere l’immagine di essi di Paese aperto, tollerante e moderno, per tutto sommato banali fini politici ed economici. Ai posteri l’ardua smentita.

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