Elezioni Mid-Term Usa: i fattori che indicano un esito non troppo scontato

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Il giorno del giudizio sta per arrivare, ma non è detto che sia così terribile. Regola non scritta ma bronzea della politica americana: chi vince la Casa Bianca perde due anni dopo il Congresso alle elezioni di metà mandato. Per intenderci, capitò persino a quell’amatissimo Nonno della Patria che fu Ronald Reagan, nel 1982. Fu la fine della Rivoluzione Conservatrice tutta curve di Laffer e tagli alle tasse per il grande business, ma anche l’inizio della stagione del consenso. Quindi nessun dorma sulle facili certezze di stagioni politiche destinate a morire prematuramente, o riconquiste inarrestabili della Presidenza da parte di Donald Trump: il futuro è imperscrutabile, la politica altrettanto. Non facciamoci illusioni, né in un verso né nell’altro.

Le Mid-term Elections sono previste per l’8 novembre. Sembrava, un anno fa, che per i democratici le chance di sopravvivenza fossero pressoché nulle, ne sarebbe rimasto solo un numero adatto – vecchia frase della politica d’Oltreoceano – a garantire la sopravvivenza della specie. Sarà davvero così? Il fatto è che Donald Trump ha i suoi guai (e non piccoli: nascondeva a casa le carte secretate della Presidenza, chissà a quale uso, e poi l’inchiesta sull’assedio a Capitol Hill non è ancora conclusa), ma non si tratta solo di questo. Il Partito Repubblicano a trazione trumpiana conquista i media, tiranneggia i sondaggi, ma le ultime elezioni locali mica sono andate molto bene.

Si comincia allora da qui per elencare una serie di fattori che – al momento, al momento – possono essere indicativi di un esito non troppo scontato. Nel distretto dell’Hudson Valley, per intenderci, le cose sono andate al rovescio: doveva vincere le elezioni per la Camera dei Rappresentanti dello Stato di New York il trumpianissimo Marc Molinaro, invece l’ha spuntata Pat Ryan a cavallo di un Asino. Dice: è un distretto su centinaia e migliaia, che vuol dire? Giusto, ma quel distretto è considerato indicativo delle tendenze nazionali, ci vinse Obama nel 2012 e poi Trump nel 2016 e poi ancora Biden nel 2020. Attenzione ai segnali. Secondo: i Democratici stanno guadagnando terreno nell’elettorato degli indecisi, che non sono pochi e di solito, andando a votare prendendo una decisione all’ultimo momento, decidono l’esito della partita. Tra di loro (bianchi e maschi, classe medio-alta extraurbana) il vantaggio dei Repubblicani era di sei punti, ora di tre.

Più interessanti i sondaggi sull’identificazione dell’elettorato già schierato: i Repubblicani erano in testa di 17 punti, ora di due. E se bisogna dare attenzione ai particolari, l’idea che il Grand Old Party stia tagliando i finanziamenti in stati chiave e contendibili come l’Arizona, per concentrarli su scacchieri più sicuri come l’Ohio lascia intendere una mancanza di sicurezza sugli esiti finali. Da ultimo, il tema più importante: il gradimento del Presidente. Certo, le Mid-term Elections non saranno un trionfo per Biden, che vedrà – su questo concordano in molti – perdere con il suo Partito Democratico almeno una Camera. Ma la risalita nei sondaggi (non stratosferica, però in linea con tutti i suoi predecessori in questa fase del mandato) e una serie di mosse di questi ultimi mesi stanno a dimostrare una sua indubbia capacità a mettersi in linea con le corde dell’elettorato. Elenchiamo: l’eliminazione dei vertici di Al Qaeda; la sua posizione sull’aborto (la sentenza della Corte Suprema non è liberticida e si limita a demandare agli Stati la decisione in materia, ma il messaggio martellante sui media è un altro e lui lo sta cinicamente cavalcando, aiutato anche dall’atteggiamento scomposto degli estremisti dell’altra parte politica); il miglioramento dell’economia a cominciare dalla frenata dell’inflazione e dalla moderata ripresa dei consumi.

Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante: Biden sta iniziando a cogliere i frutti delle sue misure, ben poco comprese finora da media e osservatori, in favore del ceto medio. Una politica fiscale oggettivamente più equa aiuta la domanda interna, l’eliminazione di parte dei debiti contratti per studiare all’università non è solo un segnale alla sinistra del partito che votava Bernie Sanders ma a tutto il ceto medio che sente aria di rimessa in moto dell’ascensore sociale. Infine, torniamo all’inizio: Reagan, si diceva, perse le Mid-term del 1982 e si spostò, moderatamente, sul centro moderato. In fondo è quello che Biden, senza farsene accorgere, ha fatto fin dal 2020. Se alla fine, l’8 novembre, dovesse uscire dalle urne senza troppe ossa rotte sappiamo perché: si è già portato avanti col lavoro.

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