Ecco quanti sono i decreti che aspettano la conversione in legge

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Dopo annunci e ritardi è stato pubblicato il DL Rilancio (Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34) che dovrebbe rappresentare il punto di svolta per superare la crisi generata dall’epidemia di Covid 19. Vale la pena parlarne? La risposta, in realtà, è no… questo non perché non contenga anche dei punti molto interessanti e decisamente importanti per poter superare la fase recessiva innescata dall’epidemia in corso ma perché si sta parlando di una norma transitoria che entro due mesi dovrà essere convertita in legge dal Parlamento per non decadere.

Gli effetti reali, quindi, li si vedranno solo e soltanto dopo che i due rami del Parlamento lo abbiano avallato e reso definitivo, altrimenti chi si arrischierebbe a utilizzare i bonus, le detrazioni o le facilitazioni previste con il rischio che queste evaporino dopo pochi mesi con la conseguenza che si possa creare un ulteriore ed eventuale buco di bilancio che aggraverebbe le perdite già subite con il lockdown? La risposta, ovviamente, sarebbe nessuno dotato di raziocinio e così sarà, almeno nella maggioranza dei casi.

Camera e Senato, quindi, si trovano, oggi, a dover calendarizzare nei prossimi due mesi la discussione e l’approvazione, di diversi Decreti Legge di cui alcuni non hanno ancora iniziato nemmeno l’iter di esame nel primo ramo del Parlamento. Solo il 21 maggio, ad esempio, è stato convertito con voto di fiducia al Senato il DL 19 del 25 marzo (a soli quattro giorni dalla scadenza) che forniva la base giuridica su cui si sono basati tutti i DPCM che hanno regolato il periodo di chiusura e che, in caso di mancata approvazione per tempo, sarebbero risultati nulli, con tutte le conseguenze del caso.

La sospensione dei lavori parlamentari dovuti all’emergenza sanitaria ha fatto accavallare le scadenze e contratto i tempi e la gestione “presidenziale” ha prodotto atti che, senza l’avallo del Parlamento e la creazione di una base legale a cui appoggiarsi, potrebbero diventare nulli a breve, con la scadenza dei decreti legge che ne sanciscono la legittimità. Da qui discende una nuova criticità nella gestione della crisi Covid 19 che riguarda la tenuta dell’impianto normativo e delle previsioni di rilancio del sistema Italia, una volta terminato lo stato d’emergenza.

Come anticipato poco fa, ad oggi, sono otto i Decreti che ancora sono in esame dei rami del Parlamento e aspettano la conversione in Legge, pena la decadenza trascorsi i 60 giorni previsti dalla pubblicazione, e che, come ha fatto notare il Sole 24 Ore qualche giorno fa, sono ancora quasi tutti fermi alla fase di esame del primo ramo delle Camere. I decreti in questione sono:

  • DL 22/20 – Svolgimento anno scolastico, 4 gg alla scadenza e già approvato al Senato;
  • DL 23/29 – Decreto Liquidità, 6 gg alla scadenza ma già approvato dalla Camera dei Deputati;
  • DL 26/20 – Elezioni 2020, 17 gg alla scadenza;
  • DL 28/20 – intercettazioni, 26 gg alla scadenza;
  • DL 29/20 – Scarcerazioni, 34 gg alla scadenza;
  • DL 30/20 – Studi epidemiologici e statistiche, 37 gg alla scadenza;
  • DL 33/20 – Riapertura, 42 gg alla scadenza;
  • DL 34/20 – Decreto Rilancio, 45 gg alla scadenza.

I primi due che, come si nota, sono prossimi alla scadenza sono cruciali, tra l’altro, poiché il primo prevede le norme relative al termine dell’anno scolastico in essere (e sospeso per la questione sanitaria, salvo la possibilità di lezioni online) e sull’organizzazione e svolgimento degli esami di stato, e il secondo, il c.d. Decreto Liquidità, che va in scadenza come il primo il 7 giugno prossimo, se non convertito, farebbe venir meno tutte le misure di agevolazione al credito concesse in questi mesi.

Se andassero a scadenza, i giorni utili per la discussione e la votazione sono pochissimi infatti, si creerebbe un grave vuoto normativo, da una parte per permettere il regolare termine delle scuole e dall’altro perché verrebbe meno il quadro giuridico sotto cui si sono mosse le banche in queste settimane per erogare credito al sistema, tra l’altro, mettendo sotto pressione la rete territoriale e le strutture di analisi, istruttoria e deliberazione delle linee di credito, creando una nuova criticità legata alla natura dei prestiti già erogati e alla loro copertura nonché bloccando di fatto l’iter delle pratiche ancora in essere.

È credibile, quindi, che questi arrivino “blindati” in aula per la votazione definitiva e legati a un voto di fiducia al Governo per evitare di perdere tempo prezioso con la discussione e il gioco degli emendamenti.

Al di là dei proclami, delle decisioni governative, dell’ingaggio degli enti locali e delle forze dell’ordine per gestire il periodo di lockdown, quindi, si è arrivati a un punto assai difficoltoso che discende da una sottovalutazione dell’azione legislativa del Parlamento quasi come se si fosse confuso l’assetto istituzionale, di stampo parlamentare, italiano con quello americano, di stampo presidenziale.

In pratica è venuta meno la centralità del Parlamento nell’azione decisionale per una concentrazione a livello governativo di tutta la gestione dell’emergenza, dimenticando che i decreti ministeriali (sì anche i DPCM) hanno una natura meramente regolamentare e se prevedessero una parte normativa questa deve (l’indicativo è d’obbligo direi) essere coperta da specifica riserva di legge che con la decadenza dei Decreti Legge relativi verrebbe meno.

Ora le due Camere saranno chiamate a un vero e proprio tour de force per evitare lo stallo legislativo e portare a conversione tutti i decreti, ben sapendo che i tempi così ristretti e il peso dei provvedimenti presi all’interno di quegli atti non permetteranno grandi spazi di manovra per poterli modificare o migliorare.

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