MARTEDÌ 12 MARZO 2019, 00:02, IN TERRIS

Ecco chi sta vincendo la sfida Tav

ENRICO PAOLI
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unque la Torino-Lione “si deve fare”, perché “deve prevalere l’interesse nazionale”. A dirlo, ribadendo quel che già si sapeva, è il leader degli industriali, Vincenzo Boccia. Ma il fatto, pur se non nuovo, è strategico. Confindustria tiene saldamente ferma la linea del sì alla Tav, incalzando ancora il governo. Il quale continua a tergiversare, a cavillare, a prendere tempo, nella speranza di bruciare il tempo che lo separa dalle amministrative. Il nodo, o il problema se preferite, non è affatto la Tav ma il bilanciamento dei pesi e contrappesi all’interno della maggioranza che sostiene l’esecutivo Conte. Come una talpa, la macchina che scava le gallerie, il Movimento 5 Stelle sta provando a togliere terreno sotto ai piedi della Lega, la quale ha negli imprenditori e nel Nord-Est il suo serbatoio di voti. In pratica lo scontro sull’opera più contestata della storia (ma necessaria per restare agganciati al carro europeo della mobilità di merci e persone) è solo e soltanto un  gioco di quinta. I due soci litigano ufficialmente sulla Tav ma, sullo sfondo, il tema sono i risultati delle prossime europee. Dopo il voto continentale i lavori ripartiranno regolarmente e  lo scontro sulla Tav passerà alla storia come un’altra linea Maginot.

Però il peso degli industriali non potrà non essere considerato. Boccia, parlando da Torino, con gli industriali piemontesi che lanciano una crociata contro le fake news scendendo sul terreno di scontro dei social con il primo di una serie di brevi video, mette da parte l’aplomb istituzionale per parlar chiaro: “All'Italia la Tav costa 20 miliardi? Palle!". E lo fa ancora da via dell’Astronomia con gli economisti del Centro Studi Confindustria che bocciano l’analisi costi-benefici come unica base di decisione: “Appare limitativa", ci sono “impatti che non coglie". E’ un giudizio che per gli industriali non considera sostenibilità ambientale, competitività territoriale, effetti di agglomerazione sulle economie locali, non mette sulla bilancia i “costi di reputazione, danni d'immagine e di credibilità dell’intero sistema Paese", né “potenziali danni derivanti da costi diretti” come “risarcimenti e perdita occupazionale”. Non a caso il leader degli industriali, Vincenzo Boccia, ricorda ancora una volta che secondo uno studio della Bocconi i cantieri per la Torino Lione garantirebbero 50 mila posti di lavoro. Dato che sfugge all'analisi costi benefici ma che oggi, con l’emergenza crescita e lavoro, è tra “i grandi fini che il Governo dovrebbe avere", avverte ancora  Boccia.

“L’auspicio, oggi, è che prevalga ancora il buon senso”, dice ancora il presidente di Confindustria che ribatte all’accenno a “pressioni opache di gruppi di potere o comitati di affari” fatto dal premier Giuseppe Conte. Per Boccia “se ci sono comitati d'affari e pressioni sarebbe bene andare alla Procura della Repubblica e fare nomi e cognomi. Questa generalizzazione non ci porta da nessuna parte. Non significa che non ci può essere qualcuno truffaldino, che se lo mettiamo in galera facciamo una cosa buona così evitiamo anche la concorrenza sleale ma fare queste questioni per confondere le priorità dell'opera è un altro discorso". Anche Boccia avverte che "quando cambia un governo non si possono cambiare le regole del gioco”. Una puntualizzazione, quest’ultima da prendere in grande considerazione. Perché se Di Maio e Salvini insistono nel dire che sulla Tav non ci sono né vincitori né vinti è probabile che abbiano ragione, sino alle europee. Però hanno permesso a Confindustria di mettere la freccia ed entrare in corsia di sorpasso, riprendendo un ruolo che avevano perso. Forse, al momento, stanno vincendo loro…

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