Con la risoluzione 42/112 del 7 dicembre 1987, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droghe; ha scelto la data del 26 giugno per commemorare la firma del primo strumento internazionale dedicato al rafforzamento della cooperazione per una società libera dalla droga: la Convenzione per la repressione del traffico illecito degli stupefacenti (Ginevra, 26 giugno 1936). La celebrazione, che si inserisce, tra l’altro, nel quadro dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, (in particolare nell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 3), mira a sensibilizzare l’opinione pubblica verso un fenomeno in costante crescita soprattutto tra i giovani.
Invero, “nel 2025 oltre il 26% degli studenti tra i 15 e i 19 anni riferisce di aver consumato almeno una sostanza psicoattiva illegale nell’ultimo anno, con prevalenze più elevate tra i ragazzi. Crescono i consumi di stimolanti, cocaina, allucinogeni, oppiacei, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e ketamina, mentre risultano in lieve calo quelli legati alla cannabis. Aumentano inoltre i consumi frequenti per alcune sostanze e resta rilevante il fenomeno del poliutilizzo, associato più spesso a comportamenti a rischio, consumo eccessivo di alcol e uso di psicofarmaci senza prescrizione medica” (Cfr. Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia del 2026). La Relazione, oltre a fornire un quadro approfondito e aggiornato del fenomeno delle dipendenze in Italia, offre una base conoscitiva indispensabile per costruire risposte integrate sul piano educativo, sanitario, sociale, preventivo e di recupero.
Ineludibile sono le connessioni tra le diverse forme di dipendenza. “Tra i giovani le dipendenze da sostanze stupefacenti sono di frequente affiancate da quelle comportamentali: dall’uso problematico delle tecnologie digitali al gioco d’azzardo, dall’isolamento sociale al disagio relazionale, fino al cyberbullismo”, (Cfr. Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia del 2026, Prefazione a cura del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano).
I dati rinvenibili nella Relazione mettono in luce l’importanza dei fattori protettivi familiari e relazionali: alle relazioni improntate a dialogo, fiducia e supporto, insieme a una presenza educativa attenta dei genitori, risultano associati minori livelli di consumo, principalmente rispetto ai comportamenti di poliutilizzo.
Del resto, “la droga è il surrogato di un bisogno di relazione”, come soleva ricordare don Oreste Benzi, il fondatore della Comunità Giovanni XXIII, il quale chiariva, altresì, che “la droga spesso è un sintomo di un disagio interiore, dell’incapacità di creare legami forti e di dare risposte alle domande fondamentali della vita”.
Da qui, la necessità imprescindibile di un approccio partecipato, caratterizzato dal confronto strutturato e costante tra istituzioni, comunità scientifica, operatori socio-sanitari, enti del Terzo settore e reti territoriali impegnate quotidianamente nella prevenzione, nella cura, nel recupero e nel reinserimento sociale delle persone che soffrono di dipendenze patologiche.
Uno straordinario confronto strategico e operativo tra i principali attori del sistema italiano delle dipendenze, già avviato con la VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze tenutasi a Roma nel novembre 2025, in occasione della quale Papa Leone XIV, nel suo videomessaggio, aveva affermato: “gli adolescenti e i giovani hanno bisogno di formare la coscienza, di sviluppare la vita interiore e di instaurare con i coetanei rapporti positivi e con gli adulti un dialogo costruttivo, per diventare gli artefici liberi e responsabili della propria esistenza”.
Per la “tragedia della dipendenza” occorre una strategia sia di contrasto sia di recupero di chi ne cade vittima. In tale ottica, si inserisce il disegno di legge (DDL 1635) che amplia la platea di soggetti, condannati ad una pena detentiva e con condizione accertata di tossicodipendenza o alcoldipendenza, che possono accedere a programmi di trattamento, disintossicazione e recupero al di fuori delle strutture penitenziarie.
Il 26 giugno si celebrano anche le comunità terapeutiche che si impegnano nell’azione di contrasto alle dipendenze e nell’opera, così preziosa, di accoglienza e recupero delle vittime; per l’occasione, vengono ricevute al Quirinale dal Presidente della Repubblica. Del resto, proprio don Benzi, fu uno dei primi in Italia a portare la speranza che dal buio di una dipendenza è possibile riemergere ed a individuare nelle comunità terapeutiche una risposta al dramma di tanti giovani tossicodipendenti, affinché nessuno venga lasciato solo.
Il 5 ottobre 1980 venne aperta la prima Comunità Terapeutica e iniziò il cammino difficile e affascinante di riportare alla vita coloro che dalla vita erano fuggiti attraverso il tunnel della droga.

