Don Oreste Benzi: una vita al fianco degli ultimi

Foto Riccardo Ghinelli

Un infaticabile apostolo della carità a favore degli ultimi e degli indifesi, che si è fatto carico di tanti gravi problemi sociali che affliggono il mondo contemporaneo”, così affermava Papa Benedetto XVI nello scritto inviato per il funerale di Don Oreste Benzi il 5 novembre 2007. Era l’uomo “amante della povertà” dandone testimonianza personale con la tonaca lisa che indossava sempre anche negli incontri con le Autorità; voleva con questo stare dalla parte gli ultimi, quegli ultimi che incontrava per strada: barboni, diseredati, alcolisti, prostitute, tossicodipendenti.

In questi giorni, si celebra il centenario della sua nascita avvenuta il 7 settembre 1925 in un paesino nella provincia di Forlì a 20 km da Rimini, sesto di nove figli. All’età di 12 anni entra in seminario a Urbino e viene ordinato sacerdote il 29 giugno del 1949, il 5 luglio dello stesso anno viene nominato cappellano della parrocchia di San Nicolò al Porto a Rimini. Nel 1953 diventa direttore spirituale nel seminario di Rimini realizzando un approccio coi giovani tale da favorire un “incontro simpatico con Cristo”. Rimanendo nel mondo giovanile, che tanto significò nella sua vita e pur rimanendo padre spirituale in seminario, continuò la sua opera di frequentazione del mondo studentesco nei Licei Ginnasio e Scientifico.

Nel 1968 organizza il primo soggiorno estivo per ragazzi disabili, e da quella esperienza nasce l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che da oltre 50 anni è presente in più di 40 Paesi del mondo e assiste giornalmente oltre 4000 persone in 500 realtà di condivisione tra case famiglia, mense per i poveri, centri di accoglienza, comunità terapeutiche, Capanne di Betlemme per i senza tetto, famiglie aperte e case di preghiera. Ciò, a conferma del suo pensiero “La nostra vocazione consiste allora nel lasciarci conformare a Cristo povero, a Cristo servo, a Cristo che espia il peccato del mondo, a Cristo, l’Uomo Dio incarnato che vive in mezzo a noi in una forma di condivisione diretta a partire dagli ultimi”.

“E’ dal cuore che può iniziare il bene” amava ripetere e queste parole nel corso della sua vita terrena, le ha sempre tradotte in opere concrete, distinguendosi per l’attenzione prestata ai più emarginati, a quelli che chiamava “gli ultimi” definendoli “coloro ai quali nessuno pensa, e se ci pensa, pensa male”.

Nel 1990 inizia ad affrontare il mondo della prostituzione andando per le strade ad incontrare le schiave del sesso, per lo più africane, cercando di liberarle dagli sfruttatori attraverso un percorso di inserimento nella Società e adoperandosi, attraverso un dibattito politico, affinché nel nostro Paese fosse riconosciuto il reato di riduzione in schiavitù. Oltre all’affiancamento di madri in difficoltà, nel 1999 si fece promotore, della preghiera davanti agli ospedali nel giorno delle interruzioni di gravidanza con grandi proteste e contestazioni da parte di organizzazioni favorevoli all’aborto.

Aveva una grande disponibilità ad ascoltare e farsi carico dei bisogni delle persone. Il suo modo di agire era diretto e immediato, con azioni anche contro corrente che a volte gli valsero delle critiche, come scendere in piazza con i senza tetto, incontrare i giovani in discoteca in un chiasso infernale o andare a cercare le prostitute sulla strada. Prese parte al dibattito politico anche nella lotta alle dipendenze proponendo la comunità terapeutica come alternativa alla detenzione, ma nel contempo contrario all’uso del metadone, alla modica quantità ad uso personale e alla depenalizzazione delle così dette droghe leggere.

La causa di beatificazione iniziata nel 2014 è tuttora in corso attraverso la raccolta di testimonianze, scritti e documenti che saranno esaminati dal Dicastero per le Cause dei Santi per dimostrare le sue virtù e la fama di santità.

Significative le parole che scrisse in occasione del commento ad una lettura “Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all’infinito di Dio”.

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