Don Mario Picchi e il CEIS: una rivoluzione educativa contro le dipendenze

Don Mario Picchi - dal sito del Dipartimento antidroga del Governo

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Italia affrontò una fase di ricostruzione non solo materiale ma anche morale e sociale. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il cosiddetto “miracolo economico” portò sviluppo industriale e benessere, ma anche nuove disuguaglianze, migrazioni interne e una progressiva crisi dei modelli educativi tradizionali.

Negli anni Sessanta e Settanta, l’esplosione dei movimenti studenteschi, il clima di contestazione e l’emergere di nuove forme di disagio giovanile resero evidenti problemi fino ad allora poco riconosciuti: dipendenze, marginalità, rottura dei legami familiari, perdita di punti di riferimento. È in questo scenario che maturò l’impegno di Don Mario Picchi (1930-2010).

Egli fu ordinato sacerdote nel 1957 a Tortona, e dieci anni dopo, raggiunge Roma con l’incarico di cappellano del lavoro presso la Pontificia Opera di Assistenza, istituita da Pio XII (1939-1958) nel 1953 e attiva fino al 1970. E’ stato il fondatore del Centro italiano di solidarietà, meglio conosciuto come “CEIS”, si era così ispirato anche alle esperienze delle comunità terapeutiche nate negli Stati Uniti. Il CEIS nacque come risposta diretta all’emergenza delle dipendenze, in particolare quella da droghe, che stava colpendo molti giovani italiani.

La sua visione era profondamente innovativa per l’epoca: non si limitava all’assistenza o alla repressione dei comportamenti devianti, ma puntava sulla persona, sulla relazione e sulla possibilità di cambiamento attraverso l’educazione e la responsabilità. Sarà la svolta di tutta la sua vita al servizio degli altri soprattutto dei giovani, che vede fragili e indifesi e per loro inventerà il “Progetto Uomo”. Come base di questo “Progetto “c’è la piena fiducia nelle persone, in quanto tali, e non importa la provenienza e la formazione culturale, politica e sociale: la persona è al centro ed è vista come unica protagonista della propria esistenza.

Era un periodo particolare per l’Italia, in quanto non disponeva neppure di una legge adeguata, per risolvere la crescente diffusione dell’eroina e di altre sostanze stupefacenti, considerato che fino al 1975 le uniche destinazioni per un tossicodipendente erano il carcere o il manicomio.

Il Ceis si costituì come libera associazione nel 1971, e con l’aiuto di Paolo VI (1963-1978) che donò a Don Mario, un appartamento in un palazzo della Santa Sede in Piazza Benedetto Cairoli, nei pressi di Campo de’ Fiori, che divenne la prima sede storica e il centro di accoglienza del CEIS. E nacque così l’assistenza verso i giovani, e don Mario e i suoi collaboratori volontari, studenti, insegnanti, professionisti, religiosi e religiose, si dedicarono al recupero delle persone.

Il “Progetto Uomo” poneva il problema sull’importanza della persona, ancor prima che sulle droghe. Era infatti, la persona che doveva riscoprire i valori della vita, di ritrovare la voglia di vivere, di un cammino interiore, insieme ad operatori preparati, per abbandonare definitivamente la dipendenza dalla droga è un coinvolgimento attivo della persona nel proprio percorso di recupero. Gli stessi operatori per portare avanti il progetto, proposto da don Mario, seguivano delle linee guida che avevano come principio quello dell’accogliere, accompagnare la persona, a risolvere i propri problemi, mettendosi al suo fianco, senza mai sostituirsi ad essa.

Il CEIS non fu solo una struttura di accoglienza, ma un vero e proprio laboratorio educativo. Nel tempo sviluppò programmi per: la prevenzione del disagio giovanile; per il recupero dalle dipendenze; per il sostegno alle famiglie e la formazione di educatori e operatori sociali.

A Roma nel 1978 si svolse il III Congresso delle Comunità Terapeutiche, e a don Mario fu affidata tutta l’organizzazione, fu l’occasione per scoprire anche nel nostro Paese, l’importanza delle comunità terapeutiche, e un anno dopo egli aprì alla periferia di Roma, il primo centro terapeutico del Ceis.

Nel novembre del 1979 Giovanni Paolo II (1978-2005), prese a cuore l’iniziativa e donò al sacerdote una villa ai Castelli Romani, nacque così la Comunità Terapeutica di “San Carlo” dove si realizzò un laboratorio educativo-terapeutico che seguiva le strategie messe in atto dal Ceis, che nei suoi oltre trent’anni di vita ha aiutato oltre tremila persone. Le associazioni che avevano adottato il modello del “Progetto Uomo” si riunirono nella Federazione delle Comunità Terapeutiche che don Mario presiedette fino al 1994.

Il sacerdote sosteneva che il disagio non fosse solo individuale, ma il risultato di una società incapace di offrire senso, relazioni autentiche e opportunità. Per questo il CEIS si inserì nel dibattito culturale e politico dell’epoca, dialogando con istituzioni, scuole e associazioni.

Nell’agosto del 1979: Giovanni Paolo II (1978-2005) compì la sua prima visita (a sorpresa) alla comunità del CeIS presso la struttura di S. Andrea, arrivando a piedi dalla residenza di Castel Gandolfo. Fu proprio in quel periodo che donò a don Mario la villa che sarebbe diventata la comunità terapeutica “San Carlo”. Papa Giovanni Paolo II celebrò la Santa Messa presso il CEIS il 21 giugno 1986 e in quell’occasione, il Pontefice inaugurò ufficialmente la nuova sede romana del Centro in via Attilio Ambrosini. La visita fu un evento di grande rilievo per la comunità, poiché sancì il profondo legame tra Karol Wojtyła e l’opera di don Mario Picchi, che il Papa sostenne attivamente fin dall’inizio del suo pontificato.

Don Mario Picchi, morirà a Roma il 29 maggio del 2010, e nel 2016 Papa Francesco (2013-2025) per rendere omaggio alla sua opera visitò la sede del Ceis, mentre il 5 marzo 2019 l’allora cardinale vicario di Roma Angelo de Donatis introdusse la causa di beatificazione e canonizzazione di questo semplice, ma straordinario sacerdote, che per primo non solo nella città di Roma, si prese cura degli emarginati e di quanti erano caduti sotto le varie dipendenza soprattutto quelle delle droghe.

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