Digiunare fa bene: ecco perché

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La Chiesa Cattolica prescrive durante la Quaresima il digiuno, come esercizio della volontà che può essere praticato secondo modalità differenti. In tutte le grandi religioni il digiuno e la preghiera sono un binomio importante per il fedele che attraverso di essi attua una purificazione fisica, mentale e spirituale. Il digiuno non è una pratica che appartiene solo alle grandi religioni, ma la storia ci racconta che era diffusa anche tra le antiche culture come quella egizia, greca e indiana e rappresentava un vero e proprio esercizio ascetico per scendere in uno stato contemplativo profondo.

In tempi liturgici forti come la Quaresima, il controllo volontario dell’alimentazione prepara dunque, lo spirito. L’astensione dalle carni nei giorni del mercoledì delle ceneri, nel triduo pasquale, in particolare modo il Venerdì Santo, e tutti i venerdì dell’anno, trova la sua origine nel Sinodo di Laodicea o Concilio provinciale di Laodicea che indicò la “xerofagia” cioè mangiare solo cibi secchi (senza grassi quindi anche senza olio) per quaranta giorni in Quaresima e successivamente nel Concilio Trullano del 692 che aggiunse altre indicazioni dietetiche, più strette, annoverando tra le prescrizioni alimentari anche l’esclusione dei derivati animali come uova o latticini.

Tutt’oggi le diverse Chiese cristiane praticano astinenza alimentari diverse: dalla carne al digiuno come in quella cattolica, dalla carne e a tutti i suoi derivati nella chiesa ortodossa. Insomma, le grandi religioni e le culture del passato suggerivano un’alimentazione controllata in alcuni periodi dell’anno, quest’azione teneva lontano dal corpo grassi e calorie per cui se Climaco scriveva che “Il digiuno blocca il profluvio delle chiacchiere, allevia l’inquietudine, favorisce l’ubbidienza, rende gradevole il riposo, sana i corpi, placa gli animi”, oggi si potrebbe dire in effetti che la digestione di cibi secchi e introdotti in piccole quantità non affatica il corpo; il consumo di acqua, sempre consentito e aumentato con il digiuno, corrisponde alle reali necessità del corpo; l’allontanamento della carne dalla dieta suggerisce effetti benefici e supporta i principi etici di sostenibilità ambientale e rispetto per tutti i viventi che sostengono i vegetariani (che mangiano vegetali, prodotti derivati dagli animali come latticini, miele e uova) e i vegani (che si nutrono solo prodotti di origine vegetale).

È bene ricordare, come ormai noto dai risultati delle ricerche scientifiche, che verdura e frutta sono poverissimi di grassi e ricchi di fibre. Le fibre aumentano nell’intestino la velocità del transito del cibo ingerito, riducendo il tempo di contatto tra la parete intestinale e le numerose sostanze cancerogene e tossiche che con la dieta quotidiana vengono introdotte. Se la dieta è troppo ricca di grassi saturi (di origine animale) questi si depositano nell’organismo sotto forma di tessuto adiposo di riserva, in esso si possono collocare molte sostanze cancerogene e non solo, in particolare il grasso addominale in eccesso, causa un aumento dei normali livelli di ormoni e fattori di crescita promuovendo lo sviluppo di cellule tumorali e genera inoltre un costante stato di infiammazione nell’organismo che cronicizzandosi, può causare dei danni al Dna e promuovere il cancro. Ecco perché esiste una correlazione tra diete ricche di grassi saturi e alcuni tumori. La frutta e verdura, invece, contengono vitamine, sali minerali e molecole antiossidanti, che combattono l’azione delle sostanze cancerogene.

Il nostro corpo è stato progettato per mangiare in maniera non regolare. Un tempo l’assunzione di cibo non era programmata come oggi e potevano passare anche più giorni prima di tornare a nutrirsi di nuovo. Ancora oggi abbiamo degli organi – il fegato per esempio – capaci di conservare energia per poi renderla disponibile quando serve. Nel fegato si accumulano riserve di zucchero sotto forma di glicogeno che, dopo 10-12 ore di digiuno tendono a esaurirsi. Questo richiama acidi grassi dal tessuto adiposo, il fegato li trasforma in chetoni che tornano nel sangue e raggiungono muscoli e cervello per essere fonte di energia. Ecco che le riserve di grasso, consentono di avere energia disponibile anche senza mangiare per un periodo prolungato.

La scienza ci dice che l’assenza di cibo riduce le infiammazioni, protegge le cellule dai danni ossidativi e favorisce l’eliminazione di cellule danneggiate, migliora inoltre la risposta immunitaria. L’astensione dal cibo rallenta la crescita dei tumori, infatti una dieta a strettissimo contenuto calorico, ben bilanciata, è consigliata ai pazienti che sono in trattamento chemioterapico (le cui cellule tumorali non riescono ad alimentarsi con i chetoni prodotti durante il digiuno). 

Il metabolismo migliora, il cervello è maggiormente operativo. Digiunare ha effetti positivi sull’organismo, ma un digiuno prolungato e praticato senza il controllo di un nutrizionista può danneggiare i muscoli e arrecare danno agli organi. Il digiuno è severamente sconsigliato ai bambini ed agli anziani, nei soggetti che hanno patologie metaboliche croniche come il diabete tenuto conto delle speciali esigenze alimentari considerati i fabbisogni nutrizionali, l’attività fisica svolta e le terapie farmacologiche in corso.Quando si pratica il digiuno non vanno mai esclusi i liquidi. Il digiuno, inoltre, non va preceduto e seguito da pasti abbondanti e carichi di grassi, altrimenti si amplifica lo sforzo d’organo e non si ottengono i benefici ad esso collegati.

Esistono numerose diete che contemplano fasi di digiuno, una delle più famose è la cosiddetta dieta mima-digiuno, elaborata da alcuni scienziati italo-americani. Questa dieta praticata per pochi giorni al mese è efficace quanto una dieta composta con solo pane e acqua. Dunque, il digiuno (limitando il numero di pasti o consumando solo prodotti vegetali e acqua) prescritto per la Quaresima oltre ad essere un esercizio della volontà utile a fortificare lo spirito, può essere praticato nei giorni prescritti, per disintossicare il corpo, compatibilmente con lo stato di salute (fisiologico o patologico) della persona.

A cura della dottoressa Giuseppina Orefice, biologa nutrizionista

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