Didattica a distanza, maneggiare con cura

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In condizioni normali le tecnologie sono di grande aiuto allo studente, perché lo scopo della scuola è quello di formare lo studente in cittadino. La socializzazione si fa attraverso la relazione in presenza e, nella sua attività formativa, il docente svolge il ruolo di assistente tecnico.

La didattica a distanza con l’uso delle tecnologie non può che essere didattica d’emergenza. Dobbiamo, quindi, distinguere tra tecnologie a supporto di didattica d’aula e tecnologie a distanza. Le prime sono un grande strumento, hanno un grande potenziale, ma non sostituiscono il compito del docente, che attraverso l’educazione fornisce la maturità all’alunno.

Nella scuola primaria e secondaria non è ipotizzabile la didattica distanza, perché le tecnologie informatiche e telematiche hanno una grande efficacia solo come supporto metodologico per il docente e professore. In quanto educatore, il docente è sì istruttore, ma anche educatore dei ragazzi, che attiene agli insegnamenti valoriali. Educazione ed istruzione sono tenute insieme dal docente.

L’educazione è la missione primaria della scuola. Il docente per fare questo ha a disposizione i saperi disciplinari, lo strumento attraverso i quali il docente arriva alla formazione complessiva. In questo senso, il docente è mediatore secondario. Il mediatore primario è la famiglia, che media fra il ragazzo e la realtà vera. La scuola fa una mediazione secondaria, perché media tra il ragazzo e la realtà rappresentata.

Il ragazzo, senza un confronto continuo, anche se apprende tutto, non socializza. Sarà un sapiente che non sarà confrontarsi con gli altri. In sede emergenziale, le tecnologie possono servire a tenere aperto il collegamento del ragazzo con la scuola, fermo restando che in tempi normali le tecnologie possono essere anche uno strumento. Perché la scuola in presenza, molto più della didattica, ha un compito di formazione dell’alunno.

 

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