Diabete: una delle principali sfide sanitarie in Italia

Foto di Tumisu da Pixabay

Il diabete rappresenta una delle principali sfide sanitarie in Italia, con una prevalenza in costante aumento negli ultimi decenni. Attualmente, oltre il 5% della popolazione italiana convive con una diagnosi di diabete, pari a circa 3,5-3,7 milioni di persone, con una crescita significativa soprattutto tra gli anziani e nelle regioni meridionali. L’incremento della prevalenza è attribuibile principalmente all’invecchiamento della popolazione, ma anche a fattori di rischio modificabili come obesità, sedentarietà e abitudini alimentari scorrette. L’incidenza annuale di nuovi casi si attesta intorno a 5,8 per 1000 persone-anno, con una maggiore frequenza negli uomini sopra i 50 anni e nelle donne in età adolescenziale e giovane adulta.

Il diabete di tipo 2 (tipico dell’età adulta/avanzata) costituisce la forma più diffusa, rappresentando circa il 90% dei casi, mentre il diabete di tipo 1 è più raro e tipico dell’età pediatrica e giovanile.

La malattia diabetica coinvolge tutto l’organismo: le complicanze più frequenti includono neuropatia (disturbi della sensibilità, della motilità, intestinali), malattia renale, retinopatia e malattie cardiovascolari, con un impatto significativo sulla qualità di vita e sulla produttività lavorativa.

La malattia renale diabetica è una delle complicanze più temute: circa il 23% dei pazienti con diabete di tipo 1 presenta segni di malattia renale, come aumento della creatinina nel sangue e riduzione del filtrato glomerulare (eGFR) e albumina nelle urine, condizioni strettamente associate a un aumentato rischio cardiovascolare e mortalità. Nei pazienti con diabete di tipo 2, il peggioramento della funzione renale è influenzato da fattori come iperglicemia, ipertensione, dislipidemia, obesità e fumo. L’albuminuria e la riduzione dell’eGFR sono indicatori chiave per la diagnosi precoce e il monitoraggio della nefropatia diabetica.

La Malattia Renale Cronica correlata al diabete è associata a un aumento della mortalità, soprattutto negli anziani, e spesso coesiste con altre comorbidità come obesità, anemia e patologie cardiovascolari; se non adeguatamente trattata porta alla insufficienza renale terminale con necessità di ricorrere ad un trapianto di rene o al trattamento dialitico. Tra i 50.000 pazienti che si trovano a dover essere sottoposti a dialisi in Italia, il 12,5% lo sono a causa del diabete.

La gestione della nefropatia diabetica in Italia presenta criticità: il monitoraggio di parametri come la glicemia e la emoglobina glicosilata, microalbuminuria e creatinina è ancora insufficiente, soprattutto nei pazienti che non frequentano i centri diabetologici o nefrologici. La terapia si basa sul controllo glicemico, della pressione arteriosa e della proteinuria, con l’uso di farmaci come ACE-inibitori e ARB, secondo le raccomandazioni delle società scientifiche. Più recentemente sono disponibili farmaci (Glifozine, antialdosteronici non steroidei, agonisti recettoriali del GLP-1) che mostrano ottimi risultati nella cura della malattia, ma solo se utilizzati precocemente. i

Il carico assistenziale ed economico è rilevante: la spesa sanitaria diretta supera i 9-10 miliardi di euro l’anno, dovuta principalmente a ricoveri ospedalieri, farmaci e complicanze croniche.

In sintesi, il diabete in Italia è una patologia ad alto impatto sociale ed economico, con la malattia renale che rappresenta una delle complicanze più gravi e frequenti, richiedendo strategie di prevenzione, diagnosi precoce e gestione multidisciplinare per ridurre la morbilità e la mortalità correlate.

Prof. Massimo Morosetti, Direttore dell’unità di Nefrologia e Dialisi presso l’ospedale Grassi di Ostia

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