Il diabete rappresenta una delle principali sfide sanitarie in Italia, con una prevalenza in costante aumento negli ultimi decenni. Attualmente, oltre il 5% della popolazione italiana convive con una diagnosi di diabete, pari a circa 3,5-3,7 milioni di persone, con una crescita significativa soprattutto tra gli anziani e nelle regioni meridionali. L’incremento della prevalenza è attribuibile principalmente all’invecchiamento della popolazione, ma anche a fattori di rischio modificabili come obesità, sedentarietà e abitudini alimentari scorrette. L’incidenza annuale di nuovi casi si attesta intorno a 5,8 per 1000 persone-anno, con una maggiore frequenza negli uomini sopra i 50 anni e nelle donne in età adolescenziale e giovane adulta.
Il diabete di tipo 2 (tipico dell’età adulta/avanzata) costituisce la forma più diffusa, rappresentando circa il 90% dei casi, mentre il diabete di tipo 1 è più raro e tipico dell’età pediatrica e giovanile.
La malattia diabetica coinvolge tutto l’organismo: le complicanze più frequenti includono neuropatia (disturbi della sensibilità, della motilità, intestinali), malattia renale, retinopatia e malattie cardiovascolari, con un impatto significativo sulla qualità di vita e sulla produttività lavorativa.
La malattia renale diabetica è una delle complicanze più temute: circa il 23% dei pazienti con diabete di tipo 1 presenta segni di malattia renale, come aumento della creatinina nel sangue e riduzione del filtrato glomerulare (eGFR) e albumina nelle urine, condizioni strettamente associate a un aumentato rischio cardiovascolare e mortalità. Nei pazienti con diabete di tipo 2, il peggioramento della funzione renale è influenzato da fattori come iperglicemia, ipertensione, dislipidemia, obesità e fumo. L’albuminuria e la riduzione dell’eGFR sono indicatori chiave per la diagnosi precoce e il monitoraggio della nefropatia diabetica.
La Malattia Renale Cronica correlata al diabete è associata a un aumento della mortalità, soprattutto negli anziani, e spesso coesiste con altre comorbidità come obesità, anemia e patologie cardiovascolari; se non adeguatamente trattata porta alla insufficienza renale terminale con necessità di ricorrere ad un trapianto di rene o al trattamento dialitico. Tra i 50.000 pazienti che si trovano a dover essere sottoposti a dialisi in Italia, il 12,5% lo sono a causa del diabete.
La gestione della nefropatia diabetica in Italia presenta criticità: il monitoraggio di parametri come la glicemia e la emoglobina glicosilata, microalbuminuria e creatinina è ancora insufficiente, soprattutto nei pazienti che non frequentano i centri diabetologici o nefrologici. La terapia si basa sul controllo glicemico, della pressione arteriosa e della proteinuria, con l’uso di farmaci come ACE-inibitori e ARB, secondo le raccomandazioni delle società scientifiche. Più recentemente sono disponibili farmaci (Glifozine, antialdosteronici non steroidei, agonisti recettoriali del GLP-1) che mostrano ottimi risultati nella cura della malattia, ma solo se utilizzati precocemente. i
Il carico assistenziale ed economico è rilevante: la spesa sanitaria diretta supera i 9-10 miliardi di euro l’anno, dovuta principalmente a ricoveri ospedalieri, farmaci e complicanze croniche.
In sintesi, il diabete in Italia è una patologia ad alto impatto sociale ed economico, con la malattia renale che rappresenta una delle complicanze più gravi e frequenti, richiedendo strategie di prevenzione, diagnosi precoce e gestione multidisciplinare per ridurre la morbilità e la mortalità correlate.
Prof. Massimo Morosetti, Direttore dell’unità di Nefrologia e Dialisi presso l’ospedale Grassi di Ostia

