Dazi, gli obiettivi della missione della Meloni negli Usa

Giorgia Meloni
Foto: Palazzo Chigi

Portare a casa un risultato utile sui dazi è cosa buona e giusta tanto per Roma come per Bruxelles, quindi difendendo l’interesse nazionale all’interno della cornice europea. La cornice entro la quale è destinata a muoversi la missione americana della premier, Giorgia Meloni, sembra essere sostanzialmente questa, nella consapevolezza dei tanti paletti fissati ai bordi del percorso dai partner europei, ma anche dagli alleati della maggioranza che sostengono il suo governo. Perché se l’obiettivo prioritario della Meloni resta quello di un allentamento delle tensioni legate ai dazi statunitensi sulle merci europee, ponendosi come ponte tra Washington e Bruxelles, la linea di dialogo con Bruxelles deve restare necessariamente sempre aperta.

Del resto, il presidente del Consiglio ha sempre sostenuto di voler fare gli interessi del Paese, ma anche da ponte tra Washington e Bruxelles per puntare su un’area di libero scambio transatlantica. Non a caso la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e la premier hanno avuto una conversazione telefonica, in vista della visita a Washington della premier. La Commissione aveva già detto qualche giorno fa che la presidente era stata “in contatto” con la premier italiana e che si sarebbero nuovamente sentite in vista del viaggio in America. In pratica, le due leader si sono coordinate, in modo da parlare una sola lingua. Del resto che la Meloni sia sotto pressione per questo viaggio è un dato di fatto, dovendo anche proteggere l’economia italiana trainata dalle esportazioni, che l’anno scorso ha registrato un surplus commerciale di 40 miliardi di euro (45,4 miliardi di dollari) con gli Stati Uniti, deve anche essere vista come una difesa degli interessi dell’intero blocco dell’Ue a 27 nazioni.

Foto Presidenza del Consiglio dei ministri

La missione più attesa è anche quella più insidiosa, com’è facile intuire. Perché sono tutt’altro che distensivi i segnali inviati da Washington verso l’Europa a ridosso della visita della premier. La stessa Meloni non nasconde le difficoltà del faccia a faccia con Trump, il presidente suo “amico” che ora deve convincere a dialogare con l’Ue per rinunciare alle barriere commerciali e valutare un accordo di libero mercato transatlantico, dopo due settimane di tensioni e mercati azionari in agitazione. “Abbiamo a cuore i produttori e che la nostra priorità è sempre stata quella di facilitare il loro accesso ai mercati, promuovere la qualità italiana e ridurre le barriere che ostacolano la nostra capacità di crescere”, ha spiegato la Meloni in un videomessaggio all’Assemblea Generale del Consorzio per la Tutela del Grana Padano, “continueremo in questa direzione, anche e soprattutto in questa fase tanto complessa quanto in rapida evoluzione, nella quale è necessario ragionare con lucidità, lavorare con concretezza, lavorare con pragmatismo”.

La premier – che ieri l’altro ha avuto un vertice di governo a palazzo Chigi – ha preparato l’incontro nello Studio Ovale nei minimi dettagli con l’obiettivo di evitare a tutti i costi una guerra commerciale. Ma poi – come rimarcano più fonti nel governo – c’è il fattore imprevedibilità legato alle mosse del presidente americano, al fatto che ogni interlocutore che entra nello Studio Ovale di fatto arriva al buio, senza poter avere certezze di quali siano le richieste del padrone di casa. Meloni conta sulla stima di Donald Trump nei suoi confronti, come ha più volte sottolineato il presidente americano che in più di una occasione l’ha definita “una grande leader”. Non solo sulla vicinanza e sulle affinità su molte posizioni, ma anche sulla simpatia reciproca.

I dossier che la premier affronterà sono stati al centro di tanti incontri che si sono tenuti in queste settimane di attesa. Oltre alla questione dei dazi – e della necessità di un riequilibrio della bilancia industriale tra Usa e Unione europea – ci sono i capitoli Cina (l’amministrazione americana cerca sponde anti-Pechino), Ucraina (la premier è in prima linea nel ritenere necessario un continuo sostegno a Kiev), energia (con la possibilità di estendere ulteriormente l’acquisto di gas naturale liquefatto dagli Usa), partnership tra aziende Usa e italiane e, non ultimo, quello della Difesa. “Quando si va un tavolo di trattative”, osserva il ministro per gli Affari Ue, Coesione Pnrr Tommaso Foti, “le trattative si chiudono, e le chiuderà ovviamente l’Europa, nel momento in cui vi sarà un punto di equilibrio”. La Meloni dopo l’incontro con Trump ritornerà in Italia e il 18 vedrà il vice presidente Usa Jd Vance.

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