MERCOLEDÌ 02 SETTEMBRE 2015, 000:02, IN TERRIS

Dare la vita per la scuola

AUTORE OSPITE
Dare la vita per la scuola
Dare la vita per la scuola
rotundo_anna“Il 9 ottobre 2012 i talebani mi hanno sparato... Pensavano che le pallottole ci avrebbero ridotto al silenzio. Ma hanno fallito. Da quel silenzio sono uscite migliaia di voci. I terroristi hanno pensato che avrebbero cambiato i nostri obiettivi e fermato le nostre ambizioni. Ma niente è cambiato nella mia vita, a eccezione della debolezza, della paura, dello scoramento, che sono svaniti. Sostituiti da forza, potenza, coraggio.” E’ uno stralcio del discorso che Malala Yousafzai, premio Nobel per la Pace, ancora oggi minacciata dai terroristi, ha tenuto alle Nazioni Unite il 12 luglio 2013, giorno del suo sedicesimo compleanno. “Voglio un'istruzione per i figli e le figlie dei talebani e di tutti i terroristi e gli estremisti. Non odio nemmeno il talebano che mi ha sparato". Malala Yousafzai è la ragazza pakistana, di cultura Pashtun, che, nata nello Swat, zona di confine del suo Paese, è stata vittima di un attentato dei talebani (un colpo alla testa) perché attivista per i diritti delle donne, in particolare per il diritto delle bambine all'istruzione.

Malala perdona, e fa pensare a Padre Puglisi che sorrise al suo uccisore. E lo ricorda soprattutto perché Puglisi, come lei, lottava perché i bambini potessero andare a scuola: ed è stato ucciso dalla mafia proprio perché le toglieva la manovalanza, chiamando a sé e al Vangelo i giovani.

C'è una sua frase che egli ripetè più volte quando ancora non si era riusciti a far sorgere la Scuola Media nel quartiere di Brancaccio realizzata – paradossalmente - dopo il suo omicidio: “A qualcuno fa comodo che l'ignoranza continui perché con l'ignoranza continua l'illegalità.”

E poiché “lo Spirito soffia dove vuole” trovo che facciano proprio al caso di Malala, anche se scritte per don Puglisi, le parole di mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, Postulatore della Causa di Beatificazione di Padre Puglisi, scritte alla fine dell’introduzione al suo libro Padre Pino Puglisi – Profeta e martire – Beato: “Chi lo ha ucciso pensava di eliminare per sempre un falco, uno sparviero che infastidiva gli uomini e le donne di mafia. Invece era una colomba, segno e messaggero di pace… Egli è stato parte di un disegno divino, coautore di un libro scritto con l’inchiostro indelebile dell’eternità”

Da insegnante, da anni referente nelle scuole con progetti sul rispetto dei diritti delle donne, rifletto con alunni e alunne sulla bellezza e importanza della scuola che gli alunni, forse anche per colpa di noi adulti, non sempre amano. E se le donne del Medio Oriente troppo spesso vedono lesi i loro diritti, rifletto con loro sull’immagine (spesso stereotipata) e il ruolo che hanno le donne in Italia. Mi piace citare loro il pensiero di Hannah Arendt, filosofa che amo particolarmente, che parlava della "politeia perduta”: occorre uno spazio sociale ed ecclesiale, come ripete Papa Francesco, nuovo, per le donne.

E mi accorgo di quanto i giovani abbiano sete di confronto costante con modelli anche interculturali e religiosi, come Malala e don Puglisi, patrimonio educativo dell’intera umanità.
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