Dal bacio alla Croce: il dramma del tradimento nel cammino verso la Pasqua

Foto di © Vatican News

Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?” uno dei Dodici, degli apostoli scelti da Gesù lo tradisce. Ma non lo fa per soldi, quelle trenta monete d’argento non gli interessano davvero, sono niente per lui che tiene la cassa; allora perché tradisce Cristo? Perché è deluso dal Signore, non accetta l’insuccesso, in fondo, rifiuta la passione e la Croce.

Ma perché proprio uno dei dodici? C’è un “mistero d’iniquità” nella storia dell’uomo, di cui parla anche San Paolo, un mistero che si oppone alla storia della Salvezza: “Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene” (seconda Lettera ai Tessalonicesi 2,7).

Giuda è un uomo intelligente e scaltro, più capace di tutti gli altri apostoli, un uomo della giustizia e del guadagno, forte delle sue certezze, alla ricerca del potere: per questo motivo è deluso da Gesù, non comprende il suo cammino della Passione: la vicinanza con Gesù non ha cambiato quello che lui si sarebbe aspettato.

Quelli che sono con Gesù all’ultima cena, tutti lo rinnegano poco dopo. Anche Pietro, lui che diceva che mai lo avrebbe abbandonato, dinanzi alla Croce, finge con una servetta di non essere discepolo di Gesù, anzi addirittura nemmeno di conoscerlo. Giuda, come ascolteremo oggi nel Vangelo, lo tradisce invece con un gesto beffardo, subdolo, con un bacio. Ma Giuda non è peggio di Pietro. Sono due traditori.

Pietro però riconoscerà il suo gesto vigliacco: già quando vedrà il Signore che sale al Calvario, si sentirà trafiggere il cuore, non tanto per il suo rinnegamento ma perché capisce che Gesù non lo ha giudicato, anzi continua ad amarlo. Piangerà disperatamente, per aver tradito non solo l’amico e il maestro, ma per aver rinnegato l’Amore. Accetta di essere un traditore.

Giuda no, lui non sa piangere, è l’uomo della legge, del dovere: quando capisce la sua grettezza, la sua malvagità lo divorerà; la superbia che lo ha sempre tenuto schiavo, che ha sempre guidato la sua vita, che gli ha creato tutte le aspettative di riscatto, lo spingerà ad uccidersi.

In questa Settimana Santa chiediamo anche noi il dono delle lacrime di Pietro, la Grazia di poter piangere sui nostri tradimenti, forse per aver saputo anche noi riconoscere tante volte l’Amore di Cristo: di averlo tradito per scegliere i nostri interessi, rinnegato per la nostra paura o per il nostro piacere. Cristo è venuto per perdonarci, perché le nostre lacrime, come quelle di Pietro, si possano trasformare in atti d’amore.

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