La crisi è gravissima e gli strumenti insufficienti

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All’esito di una settimana difficile il Governo interviene con un nuovo d.P.C.M., il quinto in meno di un mese. E’ il più classico dei casi della montagna che partorisce il topolino: il decreto contiene ancora una volta misure inadeguate per eccesso e per difetto. Sfugge la razionalità dell’imposizione di un coprifuoco notturno all’intero Paese, pur se è semplice fare della movida un capro espiatorio: ai rischi da movida provvedevano peraltro i precedenti d.P.C.M. Ridurre la capienza massima dei mezzi pubblici ha ben poca efficacia, se non si è a suo tempo garantito un incremento delle flotte (non dei monopattini).

Nella sua insufficienza, il decreto ha almeno evitato una misura ipotizzata nei giorni precedenti: il lockdown degli anziani; a parte la sua inopportunità, sarebbe stato difficile superare i profili di incostituzionalità in cui essa sarebbe incorsa, segnalati dal Centro Studi Livatino.

Nella forma, questo decreto è stato preceduto dall’intensa ricerca da parte del Governo di sponde istituzionali, dalle Regioni a quel Parlamento le cui prerogative in primavera furono ignorate. Ma le modalità con cui è stato redatto paiono il tentativo tardivo di condividere le responsabilità politiche con quanti più soggetti possibile al fine di sviare l’attenzione dalla débâcle organizzativa. Erano i mesi estivi che dovevano utilizzarsi per programmare in modo serio e condiviso l’organizzazione per la seconda ondata, mentre essi sono stati fatti trascorrere con interventi minimi e talvolta estemporanei.

La denuncia di inadeguatezza della compagine governativa, provenuta nei giorni scorsi anche da qualificati esponenti della stessa maggioranza politica che la sostiene, rende necessario un nuovo Governo, che sia di effettiva unità nazionale, capace di adottare le misure necessarie per l’emergenza sanitaria, di organizzare la gestione a regime della situazione sanitaria ed economica, e di ricompattare un Paese “spaesato”, impaurito dal virus, dalla sua narrazione, e oggi anche meno coeso per le spesso irrazionali scelte dell’Esecutivo.

In attesa di ciò, gli Italiani sono chiamati ancora una volta, come spesso nella nostra storia, a fare sostanzialmente da soli. La miglior difesa è il senso di responsabilità poiché, che oltre a rispettare le regole imposte, dovremo adottare le precauzioni e i sacrifici delle libertà necessari per la salute, in particolare delle persone più vulnerabili; e per far sentire queste persone meno sole, magari dedicando loro una telefonata inattesa che potrebbe divenire quotidiana, o un saluto dalla finestra. Sono armi che permetteranno a chi ha forza d’animo di condividerla con chi soffre maggiormente l’ansia e la depressione da emergenza. Oltre ai semi di una rinascita morale già evidenziati commentando per Interris un precedente d.P.C.M., sarà così possibile trarre da questa drammatica esperienza occasione di crescita umana e sociale, insieme con una pratica di carità preziosa.

La reazione all’inadeguatezza dell’azione governativa non può tradursi in un ribellismo più o meno scomposto alle regole stabilite per questa fase, ferma restando l’impugnabilità giudiziaria di quelle illegittime e irrazionali. La sede appropriata per reagire alla storica inadeguatezza del Governo sarà la memoria e, quando ve ne sarà occasione, l’assunzione di responsabilità politica.

Francesco Farri – Centro Studi Livatino – Avvocato e Dottore di ricerca in diritto dell’economia e dell’impresa all’Università La Sapienza di Roma

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