Covid-19, la rimodulazione del sistema scuola

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:08

Qualche giorno fa il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge sulla scuola e sulla conclusione dell’anno scolastico, ufficializzato ieri con la pubblicazione in gazzetta ufficiale. Il testo prevede una serie di misure speciali determinate dall’emergenza Covid-19.

Due le ipotesi in campo. Nel caso si rientri a scuola entro il 18 maggio l’anno scolastico si concluderebbe con le modalità di sempre. Questa tuttavia sembra essere un’ipotesi fin troppo ottimistica quindi la meno probabile poiché implica che nove milioni di persone, fra gli otto milioni di studenti e un milione di personale scolastico, si muovano quotidianamente fra città e paesi con mezzi pubblici o automobili, elevando il rischio sanitario a un livello difficilmente consentito dalla comunità scientifica. Appare pertanto verosimile che si determini piuttosto la seconda ipotesi, quella che prevede il ritorno a scuola a settembre senza escludere tuttavia il mantenimento delle misure di igiene e soprattutto di distanziamento sociale: si sta ragionando infatti sulla possibilità della divisione delle classi in turni o sul proseguimento della didattica a distanza almeno fino a quando non sarà disponibile il vaccino e sulla necessità di indossare probabilmente la mascherina, con tutto quello che comporta dotare quotidianamente nove milioni di persone di mascherine e, non ultimo, smaltirle.

Considerato perciò che lo scenario di un rientro in aula in quest’anno scolastico appare sempre meno verosimile, il decreto ha previsto una rimodulazione dell’esame di terza media da svolgersi mediante la presentazione di una tesina inviata anche con modalità telematica; e la rimodulazione dell’esame di maturità che consisterà nella sola prova orale da svolgersi o in presenza o da remoto. L’aspetto decisamente positivo è dato dal fatto che la commissione d’esame è composta da sei membri tutti interni vale a dire da docenti che gli studenti conoscono da tre o cinque anni e con la sola presenza del presidente esterno, con funzioni prevalentemente notarili. Prevedere quindi una commissione composta da insegnanti che conoscono bene lo studente è motivo di buona garanzia circa la valutazione adeguata della preparazione conseguita dagli allievi.

In merito, ma anche con riferimento a tutte le classi intermedie, va sfatato l’errato convincimento che si vada verso una promozione d’ufficio o il cosiddetto sei politico: lo studente che dimostra di non aver colmato le lacune precedenti, anche alla sospensione della didattica tradizionale, dovrà recuperare fra settembre e ottobre mediante corsi di recupero opportunamente strutturati e di prossima attivazione. E nel caso in cui qualcuno meno responsabile dimostri di non aver recuperato, né con lo studio personale estivo né con la frequenza del recupero proposto, è evidente che negli scrutini del 2021 potrà incorrere nella bocciatura. Una promozione con debito, dunque, che lo studente si porterà dietro fino all’anno scolastico successivo per saldarla.

Qualche considerazione sulla complessità della didattica a distanza.

E’ vero che emergono problemi di infrastrutture insufficienti in molte aree del paese, di scarsa dotazione di strumenti multimediali per alcuni studenti e famiglie, di scelte formative che non sempre hanno privilegiato o ampliato la cultura digitale dei docenti; tuttavia è altrettanto vero che il governo ha stanziato con l’ultimo decreto legge importanti fondi destinati direttamente alle scuole con cui stanno già provvedendo ad acquistare PC soprattutto per le famiglie meno abbienti. Inoltre molte sono le scuole che da tempo si sono interfacciate con il mondo delle aziende per invitarle a sostenere la didattica, ovvero gli studenti, con PC e ogni strumentazione che è nelle loro possibilità di donare. Sotto questo aspetto la scuola non è immobile. Né è trascurabile l’impegno notevole e dignitosissimo che tutti i professionisti della scuola stanno mettendo in campo, ciascuno per il suo ruolo: i dirigenti scolastici per le complesse azioni di governo, i docenti per l’onerosa didattica a distanza, il personale amministrativo per le procedure necessarie.

La funzione che gli insegnanti stanno svolgendo è quella di sempre ovvero educare e istruire. Ciò implica spesso una dilatazione dei tempi che va ben oltre l’ora di lezione, considerata soprattutto la giovane età di bambini e adolescenti: accade perciò che assicurano disponibilità e relazione in maniera pressoché rinviabili. Non deve sorprendere, pertanto, la scelta di fondo del Ministero di non alterare il calendario scolastico e di mantenere le vacanze pasquali, sebbene la competenza tecnica spetti alle regioni: occorre considerare lo sforzo ingente che la scuola sta affrontando con una didattica improvvisamente rimodulata, decisamente più articolata e complessa nel merito e nel metodo; e con essa gli studenti e le famiglie coinvolti. Né va trascurato un certo impatto psicologico piuttosto rassicurante che la tradizionale sospensione dell’attività didattica può sortire nell’evocare l’ordinarietà in un tempo sospeso che di ordinario non ha più nulla, provando a preservare un ritmo che non è la normalità ma l’accarezza. Perciò sarebbe davvero riduttivo e superficiale ritenere che la scuola desideri chiudere i battenti in un momento in cui, erroneamente, la si potrebbe ritenere già chiusa.

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