Cosa significa essere genitore di un figlio da “rigenerare nell’amore”

Foto di Jupi Lu da Pixabay

La Giornata mondiale dei Genitori è una ricorrenza istituita dalla Nazioni Unite con lo scopo di valorizzare l’impegno altruisco, di cura e di educazione svolto dai genitori nei confronti dei figli. Nelle case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata dal Servo di Dio don Oreste Benzi, i papà e le mamme hanno scelto di aprire le porte delle loro case e dei loro cuori per donare quell’amore che viene da Dio. Una scelta di vita che caratterizza i membri dell’Apg23, che testimonia l’importanza di essere padre e madre di chi non ha nessuno. “Ognuno ha diritto a una famiglia“, diceva don Benzi esprimendo il suo desiderio di dare una famiglia a tutti.

Fare il genitore è un compito molto impegnativo e difficile, non c’è nessuno che te lo insegna. Come Apg23 cerchiamo di aiutarci facendo formazione e rete fra le famiglie. Aprirsi all’accoglienza di figli da “rigenerare” nell’amore ci spinge a metterci in gioco su come essere genitori. Con il corso del tempo, abbiamo capito che è molto importante non improvvisare, ma di formarsi e sostenerci l’un l’altro. Cerchiamo di metterci sempre un po’ in discussione e in relazione. Un altro aspetto fondamentale è quello di essere aperti, disposti ad amare tutti quei figli che ci vengono affidati. Questo ci aiuta a moltiplicare la disponbilità di cuore, non è sempre facile, siamo convinti che si può attingere – anche per fede – ad un amore infinito, più grande di quello umano, un amore che non viene diviso fra i figli, ma moltiplicato. E’ la nostra speranza.

Il compito più difficile per un genitore è cercare di capire qual è il bene per i suoi figli. Ognuno di loro, infatti, è una persona diversa, e il progetto di bene che c’è su di lui è specifico, non replicabile. Dobbiamo capire come permettere ai nostri figli di sviluppare le loro potenzialità senza tarpargli le ali e non abbandonandoli a loroe stessi: quindi guidarli, accompagnarli e accettarli anche quando dovessero commettere un errore. Penso che sia proprio questa la cosa più difficile, ossia vedere un figlio che non sta bene e non essere in grado di aiutarlo. Sappiamo che la cosa più giusta e corretta da fare è amare gratuitamente e accogliere, ma non sempre siamo capaci di farlo fino in fondo.

“Onora tuo figlio”. Penso che sarebbero queste le parole, tanto semplici quando piene di significato, che don Oreste avrebbe rivolto ai genitori di oggi. Lui aveva la capacità di vedere in ogni persona le sue potenzialità di bene. Ai genitori diceva proprio questo: di rispettare, onorare, amare e custodire il bene che c’è in ogni figlio.