La corsa contro il tempo per i vaccini

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Oramai lo si è capito. La ripresa delle attività economiche devastate da questa interminabile pandemia è strettamente legata alle vaccinazioni. Solo con la c.d. immunità di gregge è possibile riaprire in sicurezza. E’ indispensabile, per porre fine alla pandemia, somministrare i vaccini alla stragrande maggioranza della popolazione.

L’Unione europea e gli Stati membri stanno mettendo in campo un disegno comune, sia in termini di accessibilità economica che di prossimità fisica, in modo che i cittadini abbiano accesso a vaccini sicuri ed efficaci contro il Covid.

Il piano di vaccinazione è iniziato lo stesso giorno in tutta Europa. Mai prima d’ora l’Unione europea si era assunta una missione così imponente per i propri cittadini, con un piano vaccinale iniziato lo stesso giorno in tutti gli Stati dell’Unione.

Ma Usa e Regno Unito sono molto più avanti nella campagna vaccinale. L’immunizzazione della popolazione ha comportato, in quelle aree del mondo, un calo verticale della mortalità e la ripartenza dell’economia.

Invece, la scelta della Commissione Europea di contenere i costi ha provocato ritardi e forniture inferiori rispetto al previsto da parte delle aziende farmaceutiche.  L’acquisto centralizzato dei vaccini ha permesso un risparmio sul prezzo del siero, a scapito, tuttavia, della rapidità del piano vaccinale in tutti i Paesi europei.

Anche la lentezza dei processi decisionali e le procedure burocratiche hanno influito sull’andamento deludente delle vaccinazioni in Europa. Per colmare il distacco con inglesi e statunitensi occorre un aumento del ritmo delle inoculazioni.

Ma le due velocità tra Stati Uniti e Europa dipendono anche da altri fattori: il governo di Washington ha prontamente stanziato una mole rilevante di finanziamenti per la ricerca sui vaccini da parte di alcune case farmaceutiche. Ciò ha consentito di velocizzare lo sviluppo e la produzione dei vaccini. In Europea si procede con molta lentezza.

L’Italia ha visto, nelle ultime settimane, un’accelerazione della campagna vaccinale. Ma il numero dei contagi e dei decessi resta, purtroppo, elevatissimo e risente della scarsità di approvvigionamento delle dosi. Anche le situazioni avverse, seppur rarissime, che sono derivate dalla inoculazione del vaccino AstraZeneca hanno influito negativamente, rallentando il corso delle vaccinazioni.

Intanto, il decreto – legge Covid, entrato in vigore da alcuni giorni, stabilisce la vaccinazione come requisito essenziale per l’idoneità alle professioni sanitarie. In caso di mancata vaccinazione si prevede la sospensione dall’attività professionale fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale. Ciò, in linea con il riconoscimento costituzionale della salute come diritto del singolo e interesse fondamentale della comunità.

E’ di queste ore la notizia che l’Unione Europea stia negoziando un mega contratto per una fornitura di quasi 2 miliardi di dosi. Il portavoce della Commissione alla sanità spiega che l’Unione deve essere pronta per le prossime fasi della pandemia. Presumibilmente nel 2022 sarà necessario un richiamo per bloccare la diffusione delle mutazioni del virus che potrebbe essere molto aggressivo anche nei confronti di bambini e adolescenti. Così, alla luce della regolamentazione dei brevetti, sembra inevitabile dover pagare il prezzo più alto richiesto dalle case farmaceutiche. Anche se i prezzi delle dosi sono coperti da riservatezza pare che il vaccino Pfizer – BionTech costi 19 dollari, il Moderna 18 dollari, e quello di AstraZeneca, il più economico, 1,78 dollari a dose.

Perciò l’Unione dovrà stanziare nel proprio bilancio maggiori risorse per l’acquisto dei vaccini.

E’ una corsa contro il tempo e gli straordinari benefici prodotti dai vaccini in termini di vite umane e di ritorno alla normalità giustificano largamente le risorse da destinare a investimenti e ricerca. La produzione dei vaccini in Italia, anche in vista delle prossime emergenze sanitarie, potrebbe liberare il nostro futuro dagli insostenibili costi umani ed economici della pandemia.

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