Come rompere la catena della povertà

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:02

Se guardiamo alla povertà nel suo complesso abbiamo buone cattive notizie. È sicuramente positivo il dato che mostra un calo del fenomeno della povertà in tutto il mondo. Altri indicatori, correlati all'agenda 2030 sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, forniscono alla comunità internazionale chiare indicazioni su una maggiore tutela dei diritti umani. Non è tutto sempre negativo, e i dati lo dimostrano chiaramente.

Se vediamo al bicchiere mezzo vuoto, invece, non si escludono motivi di preoccupazione. Negli ultimi 4 anni la fame nel mondo ha continuato a crescere. Così come resta terribilmente alto il numero dei conflitti nel mondo, il tema del degrado ambientale e le disuguaglianze: sintomi questi delle ampie ingiustizie a livello mondiale, che non riguardano solo la divergenza fra ricchi e poveri.

Desta preoccupazione, infatti, la povertà educativa e intergenerazionale. Molto spesso, infatti, non si è in grado di interrompere una catena fra genitori e figli e questa è la povertà educativa, prodromica a una povertà più complessa e sintomo di un fenomeno sociale, economico e relazionale complessivo. Oggi uscire dalla povertà è molto difficile, sia dal punto di vista educativo che sociale. Per questo, appare sempre più necessario intervenire con oculatezza e coscienza, puntando a un'adeguata formazione.

Seguiamo la linea tracciata dal Papa, che nel maggio 2020 lancerà il Patto educativo globale tra famiglia, scuola e comunità, dove si cercheranno soluzioni per promuovere dinamiche costruttive e costitutive della società. In questo senso, si colloca anche il messaggio sulla carità intelligente

Se per Carità intendiamo un Dio che si fa carne, che è Amore e che ci chiama ad amarLo, oggi più che mai questo tipo di messaggio comporta una risposta a queste forme di povertà con il massimo amore, competenza e attenzione verso i poveri. Non si può non considerare il fatto che l'altro è figlio di Dio come me. Non si tratta di un'espressione pietistica, che va dall'alto verso il basso. Al contrario, la carità deve collocare la persona nella sua comunità, ne deve approfondire le cause, studiare un patto caritativo fra tutti gli attori che operano nel settore. Non possiamo pensare di essere onniscienti: confrontarci, puntare alla formazione e mai essere banali.

 

Paolo Beccegato è Vicedirettore vicario e Responsabile dell'Area internazionale della Caritas Italiana.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.