I recenti dati diffusi dal National Drought Mitigation Center, nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, e dalla International Drought Resilience Alliance, tracciano un quadro allarmante: la siccità sta spingendo decine di milioni di persone nel mondo verso una condizione di insicurezza alimentare acuta. Le aree più colpite sono l’Africa, l’America Latina, il sud-est asiatico e il bacino del Mediterraneo. Non si tratta più di un evento eccezionale o circoscritto: la siccità è diventata una costante, una crisi cronica che mette a rischio la sopravvivenza di intere comunità, compromettendo coltivazioni, economie locali e stabilità sociale. Questa emergenza, resa ancora più grave dagli effetti della crisi climatica globale, sta raggiungendo con crescente intensità anche l’Europa e in particolare l’Italia.
Le conseguenze sono tangibili, soprattutto nel Sud del Paese, dove il settore agricolo, già storicamente fragile, è duramente colpito da lunghi periodi di assenza di precipitazioni e da ondate di calore sempre più frequenti e prolungate. Il 2024 ha segnato un calo significativo nella produzione di grano duro, mentre frutta e ortaggi sono sempre più scarsi e meno resistenti agli stress climatici, con ricadute evidenti anche sui costi e sulla qualità dei prodotti. Il risultato è un aumento dei prezzi lungo tutta la filiera agroalimentare: dall’olio d’oliva al pane, dalla pasta al caffè, dallo zucchero ai prodotti da forno. Ogni alimento che dipende da acqua e terra fertile rischia di diventare meno accessibile per i cittadini, acuendo disuguaglianze economiche e sociali.
Appare evidente come l’Italia non possa più permettersi di rinviare l’adozione di una strategia nazionale per la gestione efficiente e sostenibile delle risorse idriche. Servono interventi urgenti e strutturali: dal riutilizzo delle acque reflue alla modernizzazione delle reti idriche, che oggi registrano perdite medie del 40%, fino all’introduzione e alla diffusione di pratiche agricole meno idroesigenti e più resilienti ai cambiamenti climatici. Affrontare la siccità con politiche temporanee non è più sufficiente. È necessario un piano lungimirante, condiviso e integrato, capace di proteggere il territorio, sostenere l’agricoltura e garantire il diritto all’alimentazione. A tal proposito, il prossimo 11 settembre, sarò in audizione alla sede Onu di Ginevra per parlare di questi temi e, in particolar modo, della funzione delle aziende familiari nel comparto alimentare. Queste ultime rappresentano uno dei possibili sistemi di resilienza, o addirittura risolutivi, nell’ambito dell’attuale crisi climatica: abbiamo il compito di salvaguardarle.

