La nostra gioia per la sua elezione è stata grande e le Sue prime parole hanno riscaldato il cuore dei costruttori di pace in questo mondo in cui c’è un’ardente sete di Pace. Abbiamo sete Santità! Abbiamo sete di quella solidarietà che ha il potere di fermare il dolore, il male, la sofferenza, di tenere vivo il germe della Pace; virtù dinamica e viva, che difende e promuove l’inestimabile dignità della persona e si fa carico del bene comune, custode delle relazioni tra le persone ed i popoli. Quel tipo di solidarietà globale in base alla quale i paesi cercano di proteggere dal pericolo non solo se stessi ma anche tutti gli altri.
I popoli e questa nostra Casa Comune chiedono tenerezza e nelle sue parole abbiamo sentito la Sua carezza! Abbiamo ascoltato il suo appello: “Aiutateci a costruire ponti per una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante”. Noi Padre siamo qui e ci stringiamo attorno a lei come popolo nonviolento per rivendicare pacificamente il nostro no alla morte e per gridare con lei il nostro sì alla vita! Vogliamo essere Fratelli tutti! Audaci costruttori di ponti e balsamo per molte ferite.
Tante volte noi cristiani abbiamo tradito e tradiamo la nonviolenza di Gesù, partecipando a guerre, persecuzioni, oppressioni discriminazioni e sfruttamenti. Ma siamo anche il Suo gregge con tantissimi artigiani e architetti di pace che cercano di rendere conoscibili, con la vita, le beatitudini. Siamo coloro che cercano di reinterpretare, costruire e reinventare la nonviolenza quotidianamente in ogni campo della società, dall’economia all’educazione, dalla politica alla mondialità, dal lavoro alle migrazioni. Siamo coloro che vogliono dar voce al pianto delle madri e dei padri, allo strazio dei caduti, all’inutilità delle distruzioni, denunciando la pazzia della guerra.
Le chiediamo Padre che la nonviolenza, come strumento e pratica per affrontare le ingiustizie e le violenze, venga diffusa e sostenuta a tutti i livelli, nella Chiesa, nelle sedi istituzionali e non, dalla famiglia alle parrocchie, alla comunità internazionale, e come orizzonte e sapere del mondo, alla quale anche la teologia possa guardare come proprio elemento costitutivo. La nonviolenza è il modo di essere cristiani, è stile di vita evangelico, forza e pratica positiva, che costruisce una nuova umanità e crea le condizioni per una fraternità universale.
Che questa audacia della Pace sia profezia, visione, provocazione e invito della Chiesa anche per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni nazionali ed internazionali “Gli uomini hanno sempre organizzato la guerra: è ora di organizzare la pace” (don Oreste Benzi). Serve una politica di pace per pensare e curare la pace. La Chiesa, e noi il Suo gregge, svolgiamo un ruolo cruciale nella promozione della pace, come agenti di cambiamento e “carne viva” nella costruzione di istituzioni e processi per la gestione dei conflitti e la promozione del dialogo e per promuovere creare istituzioni più sane, ordinamenti più giusti, strutture più solidali.
L’esperienza e la pratica degli artigiani di pace, artigiani ed architetti, costituisce un patrimonio inestimabile in grado di offrire contenuti preziosi alla definizione delle funzioni e alle attività che dovrebbe assumere una politica che sappia davvero organizzare, curare e promuovere la Pace. Obiettivi precisi e puntuali con una nuova architettura ministeriale dal disarmo, alla cura della casa comune, ad un’economia disarmata e non predatoria, ad un nuovo concetto di difesa civile nonviolenta che passi attraverso una competenza nella trasformazione dei conflitti nazionale e territoriale, ad una educazione e istruzione curriculare scolastica che demistifichi le menzogne della guerra e sappia formare coscienze non violente, e ancora, costruire nuove forme di diplomazia con la mediazione e contaminazione dal basso in un’ottica di complementarietà e partecipazione.
Stiamo toccando con mano che le società pacifiche lentamente muoiono se non sono nutrite, che la democrazia può cedere; la sfida per una nuova politica è di affiancare, ai consueti strumenti di gestione “ordinaria”, un’azione radicale di cambiamento al sistema di vita delle nostre società, che faccia della pace uno specifico campo di azione anche dell’attività politica e di Governo. La pace, dono di Dio, profezia dei cristiani della Chiesa, impegno concreto e urgente per il mondo non è un‘utopia, non sta in un passato perduto, ma è una possibilità che si offre all’uomo nella storia! Essa è annuncio profetico niente affatto accessorio rispetto all’annuncio del Dio unico e fedele, il Dio dell’Alleanza fatta in ogni carne.
Con Lei vogliamo chiedere che anche le istituzioni siano davvero la “Casa Dei Costruttori Di Pace”! Grazie del Suo si Santità. Un abbraccio di pace con tutto il cuore e nella nostra preghiera!

