Campioni d’intelligence

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Incrociamo le dita, ma è un fatto che ad oggi l’Italia sia stata attenta ed efficiente sotto il profilo della prevenzione dal terrorismo. Non solo siano stati in grado con una semplice pattuglia di riconoscere e uccidere (per difesa, si badi bene) uno dei jihadisti che hanno seminato il terrore in Europa, ma abbiano più volte inoltrato segnalazioni di intelligence colpevolmente sottovalutate da altri Paesi, abbiamo fatto opera di prevenzione in una Nazione che ospita la culla della Cristianità (con un aeroporto nel cuore, peraltro), abbiamo espulso chi poteva essere pericoloso.

L’ultimo episodio riguarda il tunisino residente a Edolo, nel Bresciano, espulso e rispedito a Tunisi, che “a metà novembre 2016 aveva ricevuto indicazioni, da persona a lui nota, di compiere attentati in Italia simili a quelli compiuti in Francia e in Belgio, per ritorsione contro le operazioni dell’Italia in Libia”. Lo precisa il Viminale in una nota citando i risultati di “attività investigative, operate anche con la collaborazione internazionale e dei servizi di intelligence”. Indagini di polizia hanno documentato che lo straniero era collegato a un foreign fighter marocchino, già domiciliato nel milanese, con il quale era in contatto tramite social network.

Non è la politica che dobbiamo applaudire, ma le migliaia di aderenti alle forze dell’ordine che quotidianamente girano con gli occhi ben aperti, i loro superiori che coordinandosi riescono a monitorare il territorio, l’intelligence che fa opera di prevenzione silente ma efficace.

La polizia, anzi le polizie, sono anche e soprattutto questo; non possiamo ridurle alle manganellate da stadio o di piazza, alle multe per eccesso di velocità. No, non sono eroi, ma uomini e donne che fanno il proprio mestiere con professionalità e dedizione, senza clamore, salvandoci la vita in silenzio.

Sarà anche grazie al nostro retaggio del passato, all’esperienza degli anni di piombo, alla lotta contro cosa nostra, ma l’Italia è un Paese dove sostanzialmente si ha la percezione oggi di essere al sicuro. Certo, contro la pazzia omicida non c’è anticorpo che tenga, ma visto che come accade qualcosa la graticola è sempre pronta, per contraltare vanno sottolineati anche i successi.Per dare a Cesare quel che è di Cesare, dicendola col Vangelo, oppure “per non dimenticare“, come si usa ormai con una frase fin troppo utilizzata un po’ per tutto; di solito per ricordare sangue versato, stavolta invece per testimoniare il contrario: l’efficacia della prevenzione.

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