MERCOLEDÌ 28 NOVEMBRE 2018, 00:01, IN TERRIS

Berlusconi: il caso è davvero chiuso?

ENRICO PAOLI
Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi
E'

 come con un giallo di Agatha Christie. Verrebbe quasi la voglia di tirar via il segnalibro, sistemare bene la quarta di copertina, ripetendo ad alta voce “il caso è chiuso”, e passare al prossimo racconto. Accusa e difesa, come ad un ipotetico tavolo verde della Giustizia, hanno fatto il loro gioco. Già, ma essendoci di mezzo Silvio Berlusconi, il caso è davvero chiuso? Oppure è solo l’inizio di un’altra storia, che va ben al di là del sigillo europeo apposto sulla vicenda dalla Corte di Strasburgo

Il dubbio, mai come stavolta, potrebbe essere l’esatta scelta fatta dal Cavaliere. Non potendo vincere, temendo oggettivamente di perdere, ha preferito pareggiare. Lasciando tutto in una sorta di limbo, dal quale le polemiche non faranno altro che entrare e uscire. Per giorni. Perché questo è il gioco preferito del leader di Forza Italia, una sorta di burlesque politico dalle infinite variazioni sul tema. Dunque il caso, forse, non  è chiuso del tutto. Riavvolgiamo il nastro per un momento, in modo da fissare le coordinate della storia. Il procedimento conclusosi davanti alla Corte europea dei diritti umani era iniziato col ricorso presentato il 10 settembre 2013 da Silvio Berlusconi contro la legge Severino che lo aveva fatto decadere da senatore.

I giudici europei hanno stabilito che, tenendo conto della riabilitazione dell’ex premier a maggio del 2018 e a seguito della decisione del “richiedente di ritirare la sua denuncia”, non sussistano “circostanze particolari relative al rispetto dei diritti umani”, tali da richiedere “la prosecuzione dell’esame del caso”. Nella breve decisione della “Grand Chambre” della Corte di Strasburgo, presieduta dalla tedesca Angelika Nussberger, i giudici ricordano che il 27 luglio del 2018, Berlusconi aveva informato la Corte della sua intenzione di non persistere nel ricorso e aveva egli stesso chiesto che il ricorso venisse cancellato dal ruolo. In quell’occasione, Berlusconi aveva messo in evidenza che, data la sua riabilitazione in Italia, un’eventuale sentenza della Corte di Strasburgo non avrebbe avuto “alcun effetto utile” essendo già venuta meno la sua incandidabilità e non potendosi stabilire “alcun risarcimento adeguato” per la perdita del mandato di senatore. La cosa, messa così, sembrerebbe anche chiara. Ho già avuto quello che volevo altro non serve. Dunque caso chiuso.

Invece ad alimentare il sequel sono gli avvocati del Cavaliere. “Non vi era più necessità di proseguire nel ricorso essendo ritornato il Presidente Berlusconi nella pienezza dei propri diritti politici”, spiegano in una nota gli avvocati Franco Coppi, Bruno Nascimbene, Andrea Saccucci e Niccolò Ghedini, “non vi era dunque più alcun interesse dopo oltre 5 anni di ottenere una decisione che riteniamo sarebbe stata favorevole alle ragioni del Cavaliere, ma che non avrebbe avuto alcun effetto concreto o utile, essendo addirittura già terminata la passata legislatura. Una condanna dell’Italia avrebbe altresì comportato ulteriori tensioni nella già più che complessa vita del Pese, circostanza che l’ex premier ha inteso assolutamente evitare”. Dunque il capo di Forza Italia lo ha fatto per L’Italia, non per sé. Un beau geste da capitalizzare in chiave elettorale, soprattutto per le europee. Ecco perché sostenere che il caso sia chiuso potrebbe essere una fuga in avanti. Più che un dato di fatto. Modesto particolare.

Alla Corte dei diritti umani pendono ancora almeno altri due ricorsi contro il modo in cui è stata applicata la legge Severino. Il primo, di Marcello Miniscalco, escluso dalle liste elettorali regionali in Molise all'inizio del 2013, è arrivato a Strasburgo il 2 agosto del 2013, un mese prima di quello di Silvio Berlusconi (10 settembre). Il secondo invece è stato inviato da Giancarlo Galan il 27 ottobre del 2016, dopo che Montecitorio ha deciso la decadenza del suo mandato di deputato per la vicenda del Mose. Galan è rappresentato alla Corte di Strasburgo da Andrea Saccucci, lo stesso legale scelto da Silvio Berlusconi per il suo ricorso contro l’applicazione della legge Severino.

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