Benedetto XVI e la ragionevolezza della fede

Foto © Riccardo Squillantini (Imagoeconomica)

In un’udienza generale del 27 aprile del 2005, all’inizio del suo pontificato, Benedetto XVI confessò: «Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato Pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste». La scelta del nome rinvia in primo luogo a Benedetto da Norcia, che dopo il declino della civiltà romana, ha avviato la nascita del monachesimo in Occidente e con esso anche alla nascita della cultura dell’Europa, della quale da Paolo VI, nel 1964, era stato nominato patrono. Giovanni Paolo II, nel 1980, aggiunse come compatroni anche i santi Cirillo e Metodio per rappresentare la ricchezza spirituale e culturale dell’Europa orientale e slava. Benedetto XVI e il suo predecessore Giovanni Paolo II hanno posto fine alla ininterrotta successione sul trono di Pietro di pontefici italiani che durava dal 1523 con l’olandese Adriano VI.

Joseph Ratzinger, insegnante per 25 anni di teologia fondamentale, dogmatica e storia del dogma in diversi istituti superiori e università, sia come arcivescovo di Monaco e Frisinga (1977-1982) sia come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (1981-2005), ha riflettuto e scritto e insegnato sul tema delle radici cristiane dell’Europa. Nella sua biografia, “La mia vita”, pubblicata in lingua italiana, nel 1997, dalla San Paolo, sono pubblicate le molte omelie, conferenze ed interviste sull’Europa. Negli anni del suo pontificato, oltre la metà dei suoi viaggi apostolici si svolgono in paesi della vecchia Europa: la sua Germania più volte, come la Spagna, poi il Portogallo, la Francia, la Polonia, l’Austria, la Cechia, la Croazia, il Regno Unito, Malta, Cipro, la Turchia e anche San Marino.

Joseph Ratzinger, nato nel 1927, in una cittadina della Baviera, conosce e vive il flagello del Nazismo che, proprio nella sua capitale, Monaco, era nato e si era sviluppato, e la tragedia epocale della Seconda Guerra Mondiale. Riesce, grazie ai valori appresi e vissuti in famiglia, di modeste condizioni economiche, profondamente cattolica, a non essere neppure lambito dall’ideologia del Nazismo e dalla sistematica propaganda razzista e antisemita. Il suo ingresso in seminario a 12 anni, come aveva fatto il suo fratello maggiore Georg, non lo sottrae, dopo il 1942, agli obblighi militari, pur senza essere coinvolto in operazioni belliche.

Dopo la guerra studia filosofia e teologia nell’Università di Monaco, sempre più convinto della sua interconnessa vocazione di sacerdote – è ordinato nel 1951 – e di filosofo-teologo-insegnante. Insegna a Freising, Bonn, Münster e Tubinga, con crescente apprezzamento e notorietà, tanto da essere chiamato come consulente dall’arcivescovo di Colonia, Joseph Frings, per tutta la durata del Concilio Vaticano II. Interloquisce e si confronta, con Hans KüngKarl RahnerEdward Schillebeeckx, collocandosi nello schieramento riformatore.

Nel 1972 fonda e anima la prestigiosa rivista di teologia e cultura, “Communio”, assieme a Hans von BalthasarHenri de LubacWalter Kasper, sostenendo la necessità per di attingere alle fonti, a partire dai Padri della Chiesa, per offrire risposte alle sfide della contemporaneità, in una ricerca continua fondata sull’inscindibile rapporto fede-ragione.  E questo proprio dopo la tragica “distruzione della ragione”, che negli anni Trenta e Quaranta, proprio nella sua Germania era stata attuata.

Nel 1977 è nominato da Paolo VI arcivescovo di Monaco e Frisinga e poco dopo anche fatto cardinale. Il motto episcopale da lui scelto, “Collaboratore della Verità”, come lui stesso precisò, stava a indicare, che dopo il suo lavoro di insegnante, anche nella nuova missione di pastore, «la posta in gioco era sempre la sequela della verità e l’essere al suo servizio». Partecipa ai due conclavi che elessero Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II e, già nel 1980, gli venne assegnato il delicato compito di essere relatore quinta assemblea generale del sinodo dei vescovi su “la missione della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo”.

Nel 1981, ottiene la nomina a prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che, pur non avendo più il grande e anche temuto potere della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, impegna, per ben 23 anni, il teologo, cardinale Ratzinger, a definire la dottrina della Chiesa anche su questioni delicate e controverse, come quelle della teologia della liberazione e dei cosiddetti “principi non negoziabili”. Sempre in forte intesa con Giovanni Paolo II che incontra settimanalmente in udienza. Durante il suo mandato alla Congregazione, pubblicò numerosi libri e articoli che contribuirono a plasmare la dottrina cattolica. È considerato uno dei più grandi teologi del XX secolo. Ricordo solo “Teoria dei principi teologici”, con il sottotitolo, “Materiali per una teologia fondamentale” e i due volumi su “Gesù di Nazareth”, pubblicati nel 1987 e nel 1990.

Membro autorevole delle più importanti congregazioni e anche, dal 1998, vice decano del Collegio dei cardinali, Joseph Ratzinger, alla morte di Giovanni Paolo II, il 2 aprile del 2005, è il candidato più accreditato alla sua successione. Dopo un conclave di soli due giorni, all’età di 78 anni, il 19 aprile, è il 265° Papa a sedere sul soglio di Pietro, con il nome di Benedetto XVI. Il suo motto riprende quello scelto da vescovo di Monaco e nello stemma papale è ben evidente una conchiglia dorata che rinvia a un episodio della vita di sant’Agostino: un bambino sulla spiaggia che con una conchiglia si propone di svuotare l’acqua del mare, a simboleggiare la pretesa umana di comprendere l’infinità di Dio.

Per Agostino d’Ippona Benedetto XVI ebbe sempre, nei suoi studi filosofici e teologici, a partire dalla sua tesi di laurea, una particolare vicinanza, come si evidenzia anche nel libro, “Popolo e casa di Dio in Sant’Agostino”. Presentandosi sempre come “servitore della verità” e “umile operaio della vigna del Signore”, Benedetto XVI conserva l’eredità di Giovanni Paolo II, in primo luogo le giornate mondiali della gioventù. Proseguendo nell’opera di ricezione del Concilio, che era stato una tappa fondamentale della sua formazione umana e religiosa, s’impegna a conciliare le differenti tendenze presenti nella Chiesa, in campi come quello della liturgia. Opera anche per proseguire il cammino ecumenico con le Chiese ortodosse e per continuare nel dialogo con l’Ebraismo. Le sue encicliche più importanti sono state: “Deus caritas est” sull’amore, “Spes salvi”, sulla speranza, “Caritas in Veritate” sulla dottrina sociale della Chiesa.

Benedetto XVI è stato anche, riprendendo il titolo di un bel libro di Giacomo Galeazzi, “il Papa sceso dal trono”. La motivazione fu da lui esposta, con una “declaratio”, al concistoro, convocato nel Palazzo Apostolico, il 10 febbraio 2013: «Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro».

Nel suo testamento spirituale Joseph Ratzinger, dopo 8 anni di pontificato e 9 anni da papa emerito, ripensando il lungo e faticoso, mai interrotto percorso della sua vita di teologo, ha scritto: «ho visto e vedo come dal groviglio delle ipotesi sia emersa ed emerga nuovamente la ragionevolezza della fede. Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita e la Chiesa, con tutte le sue insufficienze, è veramente il Suo corpo».

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: